Geminoid H1-1 e Repliee Q2: l’Adamo ed Eva dell’Era Artificiale

 

Le nuove frontiere della Robotica e dell’Intelligenza artificiale aprono le porte a scenari spettacolari e, ad un tempo, perturbanti, che forse possono dirci qualcosa sulla natura della coscienza umana e sul modo in cui reagisce all’ambiente circostante.

Questa affermazione può risultare, soprattutto per il nostro background culturale europeo, un vero paradosso…Cosa può esserci di cosciente o meglio di auto-cosciente in un insieme di tessuti elettronici e gomma siliconata?  E poi l’annosa questione: riuscirà mai, un robot, a provare emozioni? Potrà nascere un sentimento come l’amore tra androidi?

Hiroshi Ishiguro dell’Università di Osaka ha dato vita nel 2010 ad una copia estremamente realistica di se stesso, Geminoid HI-1 seguita da Repliee Q2, copia della figlia.

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repilee Q2

Geminoid HI-1 e Repliee Q2 sono talmente simili ai loro originali che sono stati definiti l’Adamo ed Eva dell’era artificiale.
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Geminoid HI-1 e Repliee Q2 riproducono, attraverso delle contrazioni, il processo della respirazione, presentano persino i nei dei loro umano originali e, attraverso muscoli facciali, replicano in modo sorprendentemente realistico le espressioni umane. Le texture di capelli e pelle sono curati nei minimi dettagli e dei micromovimenti permettono ai Robot di muoversi in modo più realistico rispetto ai loro progenitori del passato.

I robot vengono controllati da remoto, attraverso un computer, utilizzando un microfono per la voce e una telecamera per i movimenti della testa e le espressioni facciali. All’interno del programma di Geminoid HI-1 sono stati deliberatamente eliminati alcuni comportamenti umani, in particolare, se Ishiguro si accende una sigaretta, Geminoid si astiene dal fumarla.

Con i “gemelli” , Ishiguro cerca di allontanarsi dalla “valle perturbante” nella percezione degli androidi da parte del senso comune umano (the uncanny valley) che Masahiro Mori ha indicato essere inversamente proporzionale all’antropomorfizzazione dei Robot. ( Mori, Masahiro, Bukimi no tani – The uncanny valley,  Energy, 7(4), 33–35, 1970)

Ciò significa che il nostro senso di familiarità cresce con l’antropoformizzazione dell’androide, probabilmente perchè la percezione umana tende ad accogliere con un più alto livello di comfort rappresentazioni di un corpo umano sano: si può notare infatti dal grafico di Masahiro che il senso di familiarità decresce se l’androide presenta, per esempio, una mano prostetica.

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Come già sottolineato a noi europei queste ricerche possono apparire inquietanti, ma dobbiamo partire dal presupposto che la “valle del perturbante”, come la chiama Masahiro, dipende anche in larga misura dalla nostra prospettiva culturale.

L’antropologo Antonio Marazzi, Università di Padova,  è convinto che il Giappone sia più ricettivo nell’accogliere i progressi della scienza robotica poiché non percepisce come noi il rapporto tra mondo organico ed inorganico come discontinuo e polarizzato. (Marazzi, 2012).

In altre parole, tra anima, emozioni e circuite elettrici, il giapponese è forse più predisposto di noi nel vedere una continuità non contraddittoria.

Il filosofo Robert M. Pirsig, autore de Lo Zen e l’arte di manutenzione della bicicletta, potrebbe forse esprimerlo così:

Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore.

In Giappone, forse non a caso, troviamo la prima pop star- ologramma, in realtà un programma di sintesi vocale a cui i produttori hanno deciso di dare una rappresentazione olografica: Hatsune Miku, ovvero “il primo suono dal futuro”, che dal 2009 può esibirsi in concerti attraverso tecnologia 3D.

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Nel Laboratorio di Robotica Creativa dell’Università di New South Wales, Australia, le scienze umane e quelle ingegneristiche più dure e pure stanno lavorando insieme per condurci oltre i nostri confini.

Dal progetto è nata Geminoid F, con chiaro riferimento al gemello di Ishiguro che promette, grazie alla collaborazione tra artisti ed ingegneri, di proiettare la robotica verso un’interazione con l’umano sempre più naturale, intuitiva e significativa.

 

 

 

 

 

 

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