Fiamme Gemelle: un valido aiuto dai Fiori di Bach

Come ormai sappiamo, il percorso di Fiamma ci porta ad incarnare sempre di più la nostra parte animica, trasmutando i condizionamenti, le ferite, i debiti karmici, provenienti dal 3D-ego. Per fare luce sulla parti ancora in ombra di noi e risvegliarci alla chiamata di Anima, possono essere molto utili rimedi naturali come le essenze floreali di Edward Bach.

Cercherò di trattare, nel corso di questa nuova serie di articoli, i fiori che mi hanno maggiormente sostenuto verso il percorso di riunione.

Primo Fiore: Pine Albero del Pino.

Simboli correlati: Grande Madre, Ghiandola Pineale, Memoria Akashica, Unione di divino maschile e divino femminile.

Il Fiore per il Senso di Colpa. Stato d’Animo trasformato: Accettazione e Perdono di sè.

La prima essenza che consiglio a tutte le Divine Femminili è il fiore Pine. Questa essenza per me ha rappresentato una vera svolta nel mio percorso, ha cambiato radicalmente le dinamiche del mio rapporto di Fiamma, apportando molta più armonia e serenità dentro di me e, di conseguenza, fuori di me. Questo fiore, per la mia esperienza, cura il legame con la Madre, con il lignaggio femminile della nostra famiglia e con i suoi “pesi karmici”. Pine aiuta a dissipare il senso di colpa. Non avevo idea, prima dell’assunzione di questo fiore, di come il senso di colpa agisse profondamente in me a livello inconscio, condizionando pesantemente la mia vita. Questo “pattern” energetico con cui conviviamo inconsapevolmente, ci è stato trasmesso da una narrazione del femminile assolutamente fuorviante, svilente e vittimizzante che si è trasmessa di generazione in generazione e di cui le nostre antenate prima di noi hanno sofferto. A causa di questo senso di colpa, molte delle nostre antenate non si sono sentite in diritto di realizzarsi, di essere libere, di incontrare sè stesse, schiacciate dall’obbligo morale di integrarsi in una società violenta nei confronti del divino femminile. Come sappiamo la sensibilità naturale della donna, la sua saggezza interna e conoscenza intuitiva di metodi di guarigione naturali e ispirati da una conoscenza superiore è stata repressa con la forza e la violenza, in un primo momento, in un secondo momento è bastato il senso di colpa interno della donna per imbavagliarla e indurla al silenzio. La donna è stata condizionata, inoltre, a dare tutta sè stessa nel rapporto d’amore, facendo di questo il centro della sua vita e rinunciando, per esso, alla realizzazione di sè stessa. Prima i genitori, poi il partner, poi i figli, c’è sempre qualcun altro, oltre noi stesse, che richiede la nostra energia e nell’assecondare le esigenze di tutti ci troviamo prosciugate, perchè, nella realtà, stiamo cercando fuori qualcosa che va trovato dentro. Dal senso di mancanza che si prova nel non riuscire af “afferrare” il nostro senso di completezza e realizzazione nasce il senso di colpa, con la domanda interna “Cosa sto sbagliando?”.

Il senso di colpa nel percorso di Fiamma Gemella

Il senso di colpa che ci attanaglia nel percorso di Fiamma è quello sotteso alla convinzione inconscia “Non sto facendo abbastanza, non mi dò abbastanza, non sono abbastanza brava, capace, illumintata per far funzionare questo rapporto. Dato che provo questo senso di mancanza e non riesco ad ottenere ciò che voglio c’è qualcosa in me di mancante, di non sufficiente”. In più, avendo un’attitudine spiccata a questo stato interno, subendo il contraccolpi del machile, spesso tendiamo a colpevolizzare noi stesse, pur di evitare di tirare giù dal piedastallo il nostro Dio incarnato. Incolpare l’altro è sempre inutile, poichè non esiste colpa, ma anche incolpare sè stesse è sbagliato, anche permettere che ci sia qualcuno là fuori, a cui attribuire il ruolo del carnefice,con il potere di farci sentire colpevoli o mancanti di qualcosa. Il sentimento trasformato del senso di colpa è quello, per Bach, della piena accettazione di sè e del perdono. Perdonarsi nei momenti in cui non riusciamo più a nutrire il nostro rapporto di Fiamma con la cura e dedizione di cui siamo capaci, perchè abbiamo bisogno, anche noi, in determinate fasi, di ritornare a noi stesse per permetterci di guarire le nostre ferite più profonde, che il nostro maschile, sapientemente, mette in luce. Accettarci nei momenti in cui siamo arrabbiate, stanche, frustrate con il nostro maschile in trasformazione e perdonarsi per non essere sempre capaci di vedere oltre la superficie con cui lui si mostra a noi. Non è tutto sulle tue spalle femminile, stai dando la tua vita per questo percorso, ma la tua vita è la tua ed è nelle tue sole mani. E’ a te all’amore per te che devi fare ritorno, per la felicità di entrambi. Sei chiamata a questa esperienza per evolvere e rinascere in piena luce, ma non è un cammino di santificazione, mortificazione e prostazione. Tu sei la parte Forte del rapporto poichè conosci l’Amore e l’Amore può voler dire anche opporsi a qualcosa che non ritieni giusto e in linea con il tuo sentire profondo. Se questo avviene, non sentirti in colpa, non lo stai abbandonando, ma, proprio per il grande amore che nutri per lui, stai concedendo ad entrambi il tempo per guarire e ripulire gli schemi karmici dannosi per la vostra evoluzione. Come sanno le madri, amore non è passiva accettazione di tutto ciò che arriva da un figlio. I momenti più difficili sono quando devi dire dei”No” fermamente, anche se è più scomodo, anche se fa più male, ma lo stiamo facendo per un bene più grande, i nostri figli hanno bisogno dei nostri No e di sentire che ci sono dei limiti invalicabili. La stessa cosa deve avvenire per il tuo amore più grande e farà male un milione di volte di più, ti si spaccherà l’Anima in due, ma lui saprà poi ringraziarti per essere rimasta fedele a te stessa senza farti calpestare dalla sua parte ego.

Pine in questi momenti disinfetterà l’Anima dal dolore della colpa e potrai vivere le prove difficile che questo percorso mette davanti con maggior serenità e leggerezza, partendo sempre dall’ascolto e dall’accettazione incondizionata di te stessa.

Il senso di colpa intergenerazionale

Oltre a questo facciamo fronte anche al senso di colpa del mondo 3D per non essere donne dentro agli schemi convenzionali, schemi che, peraltro, stanno crollando fuori, ma sono ancora introiettati nel nostro subconscio. Come Divine Femminili in un percorso di Fiamma siamo sicuramente chiamate a incarnare un modello femminile assolutamente “Diverso”, rivoluzionario e anti convenzionale, per questo dobbiamo lottare con le forze opposte, dentro di noi, che vorrebbere richiamarci alla prevedibilità, al fare come tutte prima di noi hanno fatto.

Il senso di colpa inconscio, è anche quello che proviamo nei confronti delle nostre antenate, con la nostra madre storica, con nostra nonna, ecc…Decidere di tagliare i legami karmici che ci legano al Clan di appartanenza, non è cosa da poco. Il nostro Clan è il nostro sangue. La donna incontra il proprio clan di appartanenza con il menarca. Dal giorno del primo sangue, la donna non sarà più la stessa, perchè il sangue, che è memoria, porterà in lei la vita di tutte le antenate del suo lignaggio, che chiedono di essere, attraverso di lei, liberate.

Con il Clan, nutriamo un rapporto di lealtà e fedeltà: scindere i legami con le sue “leggi non scritte” significa aprire le porte al senso di colpa. In ogni famiglia si trasmettono valori, regole, malattie, paure, mancanze che legano il singolo al suo lignaggio, lo imprigionano in vite non sue, ma, allo stesso tempo, lo fanno sentire al sicuro, parte di qualcosa che, seppur malato, è per lo meno noto. Ci si può ritrovare quindi come quell’uccellino in gabbia che, messo di fronte alla porta spalancata della sua prigionia, preferisce restare al riparo dai venti del volo, poichè si è ormai assuefatto alla cattività.

Se l’uccellino decide di spiccare il volo, venti impetuosi cercheranno di portarlo indietro, uno di questi è proprio il senso di colpa che lo vincola al patto di alleanza con il Clan.

Il pino nel mito greco

Nell’antica Grecia il Pino è Attis, figlio di Cibele, la Grande Madre. Nel Mito di Cibele e Attis si inscena una trama antichissima intensamente presente nelle nostre cellule e nella nostra memoria Akashica: il mito della grande Dea che incontra nel figlio il suo sposo e amante. Abbiamo parlato in questo blog della natura triplice dell’antico Dio tantrico e del fatto che la Madre, primigenia creatura bisessuata dell’umanità, genera il figlio dal suo stesso seme e poi si unisce a lui, perchè egli è suo amante e suo Maestro. Ritroviamo lo stesso mito reinterpratato nella figura evangelica del Cristo e delle tre Marie.

In questo mito in cui il Pino è protagonista incontriamo il senso di colpa orignario inflitto alla donna dalla società ellenica dell’Olimpo. In questa civiltà si era già insediato, a seguito del contatto con le popolazioni indeuropee, un pantheon patricentrico con a capo Zeus e il mito di Cibele e Attis viene dunque narrato da questa prospettiva. Attis si ucciderà e si trasformetà in un Pino per fuggire a Cibele, la prima pietra, Madre e Amante cosmica che voleva riunirsi a lui. Ritroviamo quindi qui, in nuce, il primo rifiuto del maschile del suo principio originario creatore, la prima paura del rifiuto del femminile, che dovrà essere superata per continuare a generare, attraverso l’albero, suo figlio, i simboli della loro unione cosmica: la pigna (ghiandola pineale) e la resina (forma di luce condensata in cui si fossilizza la memoria akashica cellulare).

Questo è uno dei miti più intricati e complessi, indecifrabile come un koan, ma che vibra profondamente in noi risvegliando antiche conoscenze.

Come assumere Pine

Consiglio di assumere Pine nella forma di essenza pura (non miscelata ad altri fiori) per almeno tre mesi. Come essenza pura bastano 2/3 gocce sotto la lingua lontano dai pasti principali per almeno 4 volte al giorno.

Con Amore e Gratitudine

Irene Adi Rahimo Conti

La reincarnazione nello stesso corpo

E’ un fenomeno di cui si parla poco, ma sempre più frequente nell’energia della Nuova Era.

Rinascere in vita completamente puliti, limpidi e purificati, significa morire in vita.

Morire in vita non è facile, ma miglialia di persone lo hanno fatto: sono i cosiddetti Maestri, coloro che sono riusciti a bruciare il karma familiare, ascendere alla dimensione che travalica i confini dell’Io storico, stabilizzandosi nella non dualità.

Questa trasformazione così radicale è anticipata dalla NODA (Notte oscura dell’anima), un lento dissolversi delle strutture dell’Io, un graduale abbandono di ciò che prima risultava familiare.

Cosa accade a livello energetico e fisico durante il percorso di reincarnazione nello stesso corpo?

La linea harica del campo energetico viene bruciata.

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Questa linea connette, attraverso il canale del corpo fisico umano, il cielo con la terra, la dimensione sottile con quella fisica. Passa attraverso punti che non vanno confusi con i chakra, poichè sono più profondi e hanno a che fare con il tema dell’incarnazione stessa. Questi punti tengono insieme il corpo fisico, fornendogli un senso di scopo e di stabilità, attraverso “istruzioni” del proprio Piano di Incarnazione (ciò che siamo venuti ad imparare). Quando la linea harica è dritta e luminosa è segno che siamo in perfetta salute e che siamo allineati con il divino: il nostro karma è diventato dharma, il nostro essere qui non ha più lo scopo di liberarci dalle prigioni dell’Io inferiore, ma di metterci a servizio dell’Opera più vasta attraverso il nostro Sè superiore.

Per maggiori approfondimenti sul tema della linea harica: Barbara Brennan

Durante questo processo, inoltre, Il DNA viene attivato dal 30% al 100%, poichè si accede a piani di conoscenza superiori che sono contenuti negli strati del DNA oltre il terzo e che riguardano l’accesso ai nostri registri akashici, l’apprendimento dell’energia di amore-compassione, l’unione con il divino interno, ecc…

Per maggiori approfondimenti: https://www.macrolibrarsi.it/libri/__kryon-i-12-strati-del-dna.php

Quando ha inizio il processo di reincarnazione nello stesso corpo, la vecchia informazione con cui il corpo veniva tenuto insieme grazie alla linea harica si disintegra.

La nostra possibilità di essere tenuti insieme dalla materia è data da un “Patto” che abbiamo fatto prima di incarnarci che riguarda l’apprendimento di determinate lezioni. La linea harica contiene, insieme al DNA, una specie di codice in cui queste informazioni vengono scritte; è un contratto che abbiamo stipulato con il nostro Sè superiore, stabilendo che saremmo venuti sulla terra per sciogliere determinati nodi karmici ed apprendere determinate lezioni, per raggiungere lo scopo di riunirci all’Amore divino onnipervadente. La dissoluzione della linea harica avviene quando questi insegnamenti sono stati appresi. Sempre più persone riescono a soddisfare in vita le richieste del contratto e quindi Anima chiede la formazione di un nuovo “contratto”. E’ così che cominica il lento processo di reincarnazione nello stesso corpo.

Nel corpo si producono disturbi di ogni tipo durante questo percorso. Esso ha perso la sua informazione originaria, il suo “codice”, e quindi non riesce a “tenersi insieme”. Ha inizio un processo di smembramento, una decomposizione delle strutture energetiche profonda, la cosiddetta “nigredo” alchemica. In questa fase il praticante sulla via del risveglio si ritrova assalito dai parassiti energetici: proprio come nel mondo organico, il mondo sottile ha i suoi “spazzini”, noi li temiamo, ci repellono, ma hanno una loro funzione essenziale che è quella di condurre il processo di putrefazione al suo compimento, mangiandosi ciò che non serve più. All’inizio di questa fase siamo preda di emozioni spiacevoli. La nostra parte ombra viene sollecitata. Anche se ci siamo sganciati da determinati schemi emotivi già da tempo, essi tornano, per essere espulsi in via definitiva attraverso le forze parassite. Questa ripulitura provoca dolore, sia fisico che psichico e può durare anni. Ma il praticante sa che è venuto qui per questo scopo e quindi accetta di buon grado e con spirito rassegnatario questa prova del fuoco, attendendo con molta pazienza e fiducia che questo fenomeno faccia il suo corso naturale.

Seppur sia difficile con la mentalità che abbiamo oggi, accettare simili conoscenze, è pur vero che esse erano considerate pane quotidiano nelle società sciamaniche legate alla religione naturale, dove la malattia era sempre considerata una “chiamata” dello spirito, era il risvegliarsi di forze invisibili che comunicano attraverso il sintomo a partire dal piano sottile. Non c’è da stupirsi che la medicina di oggi sia impotente di fronte alla grande maggioranza dei disturbi. E’ errato l’approccio alla malattia. Cambiando questo approccio non esiste malattia che non sia curabile, ma l’unico detentore del potere di guarigione è il paziente stesso, se utilizza il proprio disturbo come Maestro e non come nemico.

Come si conclude il processo di reincarnazione nello stesso corpo?

Molto lentamente la vecchia linea harica viene del tutto dissolta. Ciò significa che il DNA viene modificato. DNA, linea harica e kundalini sono tre facce dello stesso fenomeno. Le strutture karmiche familiari vengono sgretolate, i traumi legati a vite passate visti e risolti, si rinasce così puri e liberi, incontaminati. Abbiamo preso corpo proprio per raggiungere l’obbiettivo dell’incontaminazione, poichè nella dimensione fisica è più facile e rapido raggiungere la piena liberazione. Prendere corpo è un’occasione rara e preziosa per svolgere fino a fondo e completamente questo lavoro. E’ l’unica cosa che dobbiamo fare, in fondo.

Al termine della reincarnazione la linea harica si riforma con nuove istruzioni e torniamo a sentirci radicati e parte del mondo. Durante il processo può capitare di viaggiare in piani astrali per gran parte della giornata e perdere addirittura la connessione con il corpo durante la notte. Questo perchè la nostra identità, la nostra impronta animica è in questo periodo in fase di incubazione sui piani più alti e la nostra coscienza è pertanto sollecitata a connettersi con l’impronta in questi reami superiori. E’ particolarmente frequente, quindi, in questa fase sentirsi “per aria”, fluttuanti in luoghi lontani, disconnessi dal resto della propria famiglia d’anima. Chi torna da questo viaggio, però, torna detenendo importanti conoscenze metafisiche e spirituali che avvengono tramite trasmissione in chiaroconosceza, nel momento in cui la nostra impronta si trova nelle dimensioni astrali. Può insegnare e spiegare concetti metafisici agli altri con più facilità e segue una nuova missione di servizio al fine di aiutare quante più persone possibili a compiere il suo medesimo viaggio.

Con Amore e gratitudine,

Irene Adi Rahimo Conti

Cosa il tuo DM ama di te. Cosa non ama di te. Guarire il femminile profondo.

Questo titolo può essere facilmente tradotto in un linguaggio più reale: Cosa Anima Unica ama di te e cosa non ama di te?

Si perchè quando parliamo di DM non parliamo di Luca, Giovanni o Claudio e di cosa possa piacere alla personalità di Luca, Giovanni e Claudio. Parliamo di cosa piace e non piace alla lora anima, che è la vostra.

L’Anima non può mai mentirti e non può essere raggirata da seduzioni e tentativi di adulazione. Non funziona così in questo percorso, per questo il classico “amore manipalotorio” del femminile non realizzato, proprio non funziona.

Perchè il femminile non realizzato ha bisogno di manipolare e tessere subdolamente una tela intorno al proprio maschile per farlo suo?

Insomma, nel percorso FG siamo di fronte a un capovolgimento di quello a cui siamo abituate, non è vero? Siamo abituate ad essere rincorse e conquistate e ci troviamo nella posizione in cui veniamo ignorate, svilite, allontanate, proprio questa volta in cui sentiamo con sicurezza di aver trovato il nostro vero amore.

Il percorso FG mette in luce tutte le distorsioni del rapporto maschile-femminile che si sono sedimentate nel nostro DNA individuale e collettivo. C’è un vero e proprio corredo genetico in noi che ci dice come comportarci, come agire e reagire. Siamo tutte sedute sulle spalle di giganti che sono la nostra stirpe, genia di antenate che sempre, dai tempi dei tempi, hanno conosciuto un solo ed unico linguaggio per amare.

Il maschio nell’universo della genetica che è incorporato in noi viene manipolato, circuito, posseduto e poi castrato per una semplice ragione antropologica: il femminile che mette al mondo la propria prole per secoli e secoli non ha avuto gli strumenti per sopravvivere in indipendenza e autonomia senza il proprio maschio. La gelosia, il possesso, l’arma della seduzione erano necessarie alla stessa sopravvivenza del genere femminile e della sua progenie. La femmina (con la prole piccola o in cinta) era DIPENDENTE dal maschio per , nutrirsi, coprirsi, proteggersi dalle bestie selvatiche e dal freddo e per sostenere la prole.

Questo almeno a partire da quel periodo storico in cui il sistemo etero monogamico si è stabilito e si è creata la famiglia nucleare che girava intorno al capofamiglia.

Da parte sua, l’uomo, in cambio della sua protezione chiede alla donna la sua fedeltà sessuale (matrimonio) poichè solo così è in grado di assicurare a sè stesso la sicurezza di trasemettere il proprio corredo genetico alla sua discendenza.
Il genere umano non differisce più tanto da una specie animale di cui l’etologo studia il comportamento, il sistema di accoppiamento e di organizzazione.

La razza umana è stata anch’essa soggetta, per lunghissimo tempo alle leggi della natura e della biologia, al mondo dell’animalità. Tutto questo vive ancora in noi, nelle nostre cellule, nei nostri geni.

Pensate a quando arriva un forte temporale e voi provate un senso di minaccia e di paura. Eppure siete al sicuro dentro le vostre case. Quella è una paura atavica inscritta in noi, nella nostra parte più naturale e istintiva.

Le nostre emozioni sono figlie di un passato che non esiste più ma che continua a scorrerci nel sangue.

Il femminile ha profondamente radicata in sè stessa la convinzione di non poter sopravvivere senza il maschile. Questo è falso. E’ una paura atavica assurda come quella dei temporali, ma vedere questo non ci autorizza a diventare delle acide stronze che “io nella vita faccio tutto da sola e non mi appoggio più a nessuno”. Perchè a chi giova questo?

E’ possibile essere in grado di amare senza chiedere al nostro maschile di costruirci una capanna per ripararci dalla pioggia, portarci la preda cacciata per cena e vegliare all’entrata di casa mentre noi allattiamo? Sì è possibile, grazie a Dio e alla tecnologia abbiamo tutti i mezzi per vivere con agio e serenità senza dipendere dall’esterno. Potremmo anche avere figli da sole e occuparci della loro e nostra sussitenza in completa autonomia se lo volessimo. Eppure continuiamo nel profondo del nostro inconscio a sentirci bisognose e quel bisogno lo chiamiamo amore, ma è solo genetica. Un semplice codice inscritto nel DNA che ci fa provare paura per i temporali e per la solitudine.

Ma, fortunatamente, avete trovato un DM, che è voi, la vostra Anima, e che ride e si fa beffa di questo bisogno.

Io non credo che Luca, Giovanni e Claudio siano tutti stì grandi illuminati che ci mostrano la strada da seguire e che quindi sono dei Maestri di Vita, credo che siano normali essere umani persi in questo mondo proprio come noi, ma che hanno al fortuna/sfortuna di condividere con noi la loro stessa anima e che quindi tutto ciò che loro fanno o dicono, siamo noi stesse che lo facciamo e diciamo a noi stesse. Molto semplicemente Anima Unica si avvarrà di ogni mezzo per far cadere la biologica, di modo che permanga questo amore nuovo, che non chiede, non mendica, facendo emergere uomini e donne del tutto nuovi e liberi dalla paura.

Quindi quando ti chiedi cosa piace di te al tuo DM, chiedi alla tua stessa Anima cosa ama di te. Certamente Anima vuole vederti libera e in grado di amare senza porre condizioni o contratti di scambio. Tuttò ciò che alleccornisce Ego (sicurezza, contratto, legame) è per Anima un veleno.

Anima vuole vederti FELICE mentre fai quello che ti piace e ti senti entusiasta e gioiosa nel donarlo al mondo.

Anima vuole vedere che ti piaci, che ti ami così come sei, senza che ci sia nessuno a dover costruire per te la tua autostima e ad utilizzarla come una merce di scambio.

Anima vuole che resti indipendente, ma che, nello stesso tempo, non ti dimentichi della tua capacità di amare, di darti, e che non fai del tuo amore una gabbia, una prigione di paura.

Vedi? Sembra impossibile che il tuo DM non cada nelle tue sottili trappole da genetica femminile. Come può essere immune dal tuo potere ipnotico, dal tuo canto? Può perchè è la tua stessa Anima a volere per te la tua felicità e non la bugia dell’EGO e della manipolazione. Pertanto non è lui che blocca, scappa, si nasconde, è Anima che ti mostra quali circuiti in te vanno ripristinati dal profondo dell’era paleozoica per vedervi rinascere nello splendore della vostra unica luce.

Fiamme gemelle e Tantra: un cammino di Amore Sacro

E’ stato già spesso messo in luce, come la coppia di Fiamme Gemelle ricalchi gli antichi miti e archetipi del matrimonio mistico e della coppia Tantrica.

L’evoluzione del percorso di Fiamma, porta molti a sentire di abbandonare la vecchia qualità del sesso per affacciarsi ad un modo di percepirlo del tutto nuovo.

Alla base del tantrismo vi è l’idea che, con l’attivazione del percorso di risveglio spirituale, la kundalini, che è un’energia divina, il primo principio di manifestazione terrena, cominci a “salire” sulla spina dorsale del praticante, entrando in relazione, piano piano, con tutti i centri energetici (o chakra), qui presenti. Il risveglio avviene quando la kundalini, attraversato tutto il corpo, esce dalla testa in una fontana di luce: qui si ha il compimento dell’illuminazione e il praticante entra nello stato di “piacere immoto” o “orgasmo cosmico”, vivendo l’estasi permanente, stabile e imperitura che scaturisce dall’unione con il divino.

Le coppie di Fiamme Gemelle ripercorrono la strada della coppia Tantrica.

In cosa si trasforma l’energia del divino femminile quando si sublima nell’unione tantrica?

Sel sentiero dell’unione tantrica il sacro femminile trasforma la passione e il desiderio sessuale in Creatività, il sacro maschile in piacere immoto e assenza di sforzo.

Una volta incontrato l’amato divino, molte donne sul sentiero della Shakti si rendono conto che non basta il desiderio ardente, non basta essere follemente innamorate: è necessario dare avvio ad un processo di trasformazione interna per divenire il vaso che può contenere la visione che emerge, il vaso che può essere l’Amata dell’Amato. Il desiderio del divino maschile, significa divenire divinità femminile incarnata. Sappiano che fino a che questo non accade il maschile stesso non potrà nascere alla sua natura divina ed entrare con noi nel Regno del divino, nell’estasi mistica, nel piacere immoto. Il divino maschile ha bisogno del suo canale, di un utero eterico che lo riporti alla carne: ha bisogno della Shakti.

Non è solo la creatura ad amare Dio, ma è anche Dio ad essere innamorato della sua creatura.

La Shakti è l’energia femminile creativa per eccelleza, è un potere creativo immenso, senza limiti, nè confini. Accompagnarsi a Shakti significa per una donna divenire partoriente del tempo, cioè battere il tempo attraverso la creazione, partorire ad ogni istante: entrare nell’attimo. La donna risvegliata, a differenza del maschio, ha un compito: quello di dare se stessa senza più limiti, confini, intralci dovuti al condizionamento sociale.

Fin da piccola la donna è repressa nella sua energia Shakti dalle stesse donne, matriarche di famiglie. Le madri e le nonne, hanno avuto paura di esprimere la propria Shakti e di conseguenza trasmettono, inconsciamente, alle discendenti la stessa paura che suona più o meno “Stai ferma lì, per carità, o ti farai male!”. La femmina cresce quindi ingessata in gonnelline di pizzo e abitini che le impediscono fin dalla prima infanzia il movimento libero e spontaneo. Muoversi, ballare, scatenarsi, non avere freni, urlare a squarcia gola, piangere, arrabbiarsi, godere del piacere del corpo, tutte manifestazioni della natura della Shakti, sono soppresse. La bambina “sente” che così non si fa, che le sarà tolta l’approvazione sociale e che verrà isolata dal suo clan se osa manifestare la propria energia divina naturale.

Quando sarà adolescente e poi adulta la bambina comincerà a manifestare i segni di quella repressione con instabilità dell’umore, irritabilità, depressione, noia, assenza di vitalità e di desiderio sessuale, paura e paralisi dovuta a clichè sociali. Una Shakti repressa e ignorata si esprime infatti così per tormentare la donna, si esprime lanciando le sue demonesse peggiori che gettano la donna nell’infelicità solo per incitarla a ribellarsi ed entrare nel suo potere creativo. Per questo l’innamoramento passionale è così necessario: l’incontro con l’amante divino, con il vero amore, con lo Shiva incarnato, porta la Shakti a risvegliarsi, porta la donna ad esplorare territori ignoti per quell’unico sogno di amore e unità, che lei sente ardere nel proprio cuore.

Qui però spesso la donna ricade nel tormento e nell’oblio: non accetta la chiamata del suo Shiva. Ripercorrendo i vecchi clichè trasmessi a livello transegenrazionale, la donna cede il suo potere al maschio e cade vittima dell’impotenza, così quell’impetuoso vento creativo che era sorto attraverso la chiamata erotica, si trasforma in paura. Una paura che lega, paralizza sè stessa al suo sposo, generando dipendenza e facendo cadere la coppia di innamorati nell’invischiante mente del mondo che, come la tela di un ragno, lega sempre più chi tenta di fuggire dalle sue maglie. L’amore cade così nell’oblio del tempo e perde il suo potenziale di risveglio. La riproduzione biologica assunta come unico fine della coppia di sposi è la finale ecatombe del vero potere creativo e della vera realizzionè del sè unico e fa sì che la ruota del karma si ri-azioni per un altro giro, fino a che arriverà un discendente talmente forte e motivato da spezzare la catena.

L’incontro con la Fiamma Gemella costringe, però, la donna ad un sentiero diverso. Il grande occhio che tutto vede e sa, e che è il vero regista dietro al teatro che si dispiega nella relazione con la controparte animica, non permetterà che si ricalchino i vecchi schemi. Shiva chiederà delle prove forti alla sua Shakti per vedere se può riconoscerla: le chiederà indipendenza e coraggio e lui, da parte sua, le prometterà, di non trasformarsi mai in uno zerbino, ma di lottare fino in fondo per preservare la propria libertà e selvatichezza (che è ciò che terrà la sua Shakti legata a lui). Shiva resterà sempre infatti un mistero insonabile per la sua amata, un rebus, qualcosa che la Shakti non riuscirà a comprendere mai fino in fondo, mancherà sempre un tassello, un pezzetto perchè la mente di lei non possa afferrarlo, contenerlo e decifrarlo completamente. In questo modo, in questo spazio lasciato vuoto, la Shakti potrà essere impeganta nel suo canto di creazione che è il motivo della sua presenza su questo piano di manifestazione e di esistenza: fluire in una creatività infinita, libera, ispirata senza altro scopo che il donare e il donarsi, omaggiando il suo sposo, il suo amante divino che c’è e non c’è, appare e scompare, come il balenio di un lampo che in un solo colpo, in un solo momento, rivela sè stesso nel suo fulgore per poi tornare a far parte del regno invisibile, così che lei possa sognarlo, immaginarlo, crearlo, per poi amarlo ancora, aiutandolo a manifestarsi.

Lo spazio d’amore vuoto (assenza di legame di dipendenza-attaccamento) lasciato dal Divino maschile alla sua Shakti è la tela bianca su cui lei si manifesta attraverso la creatività infinita.

Come sempre, la donna apre il cammino, la donna getta le basi del tempio e agisce sola e insieme al suo sposo (è infatti da lui guidata nell’ispirazione). Shiva, aspetta che lei sia pronta, poichè fino a quel momento, gli è impossible compiere la sua azione nel mondo. Solo se il canale di manifestazione è aperto e libero, Shiva può tornare sulla terra e farle dono del suo canto.

Il Tantra è il sentiero dell’illuminazione che si serve del vero amore erotico passionale per raggiungere la comunione con il divino. Chiunque si trovi sul percorso di Fiamme Gemelle si trova a percorrere questo antico, quanto mai attuale, cammino, l’unico che riporta al centro la forza dell’erotismo femminile e ne fa via di trasformazione e di manifestazione del divino maschile nel mondo.

Che possiate tutte divenire sagge, indomite praticanti del sentiero sacro, come infaticabili amanti ridestatevi al potere dell’infinita creazione, in onore e per amore del vostro eterno sposo!

Con amore e gratitutidine,

Irene Adi Rahimo Conti

>Ho scritto quest’articolo traendo ispirazione dal libro di Sally Hempton “Il risveglio dello Shakti”

Manifesta il DM in 3D

Il DM nasce in te, sei tu a portarlo a luce. Lui non sa chi è, sarai tu a rivelargli la sua vera, nuova identità. Lui aspetta te per fare questo passaggio. Non devi aspettare che il cambiamento avvenga da lui. Ciò non accadrà. Sarai tu a plasmarlo a nuova vita e questa volta non partorirai in modo fisico, biologico. Sarà una nascita alla luce quella che darai al tuo DM. Lui ha fecondato il tuo cuore. Il tuo cuore è gravido ed è pronto per partorire lui. Sei sua madre, amante e maestra. Così come lui è tuo padre, amante e Maestro. Ricordate il mito della trinità cristiana? Il padre è nel cielo (in 5D), la donna lo manifesta in terra. E’ compito del femminile portare il suo Dio in terra. Dargli carne. In fondo sappiamo che Maria Maddalena e Gesù erano una coppia mistica di Fiamme Gemelle e che Maria Maddalena, Maria Madre di Gesù e Maria di Cleofa (le tre Marie), ricalcano l’antico mito della Triplice Dea in veste di Madre, Giovane e Vegliarda.

Come avviene l’incarnazione? Perchè qui di questo stiamo parlando. Tutte noi sappiamo, quando ci uniamo al nostro DM in 5D che tipo di immagine abbiamo di fronte. Che tipo di luce, bellezza, possenza emana dalla sua figura. Il DM riluce di meravigliosa grazia esattamente come voi quando entrate in quel regno con lui. E sappiamo come, proprio ora, mentre state leggendo, voi siete già in quel regno con lui, siete già una sola cosa con lui e brillate di quella luce. Quell’immagine che avete di lui in quella dimensione, proprio quell’immagine esatta, va portata sulla terra per dare compimento alla sua incarnazione.

E dovete farlo voi che siete Madri in un senso diverso, del tutto nuovo. Siete madri del cielo in terra, come si diceva una volta. Ora, un pò meno aulicamente, diciamo 5D e 3D.

Immaginare lui, parlare con lui, vivere con lui nella vostra immaginazione come se qui, sulla terra, fosse già incarnato nel suo pieno risveglio è il mezzo.

Non si tratta di una semplice tecnica che “se lo faccio per tutto il giorno allora accadrà”. Non va fatto in modo strumentale, per ottenre qualcosa in cambio. Va fatto senza attaccamento, avendo come unica guida il cuore.

Il vostro cuore e la vostra mente si uniscono per la creazione. Ogni volta che immaginate lui nel vostro quotidiano, un pezzo di cielo cade sulla terra. L’immaginazione accompaganta da una grande emozione di amore, sempre, si trasforma in realtà. Trasformate in realtà il vostro sogno più grande. Perchè siete maghe (imago=immagine) e madri di luce. Questo lui aspetta e non può farlo da solo, perchè il maschile sacro per incarnarsi ha bisogno di un canale: il femminile sacro. Voi siete in grado di dare vita a voi stesse, vi autocreate e autogenerate dal vuoto infinito e pieno di infinite possibilità come instancabili e infaticabili amanti.

Lui nasce dove tu vivi, respiri, sogni. Nasce dal tuo stesso essere, si materializza e cristalizza nel corpo per mezzo del tuo amore. Dai vita al tuo DM, usa la tua immaginazione e i tuoi più grandi sogni di felicità come il più potente canale per la realizzazione dell’Unità.

Con amore,

Irene Adi Rahimo Conti