Il Karma: la sottile arte del non attaccamento

Il concetto di Karma è completamento frainteso nella nostra cultura popolare di occidentali.

Siamo soliti spesso usare espressioni come ” Cattivo Karma”, per sottintendere come azioni negative compiute in vite passate possano ripercuotersi nel presente, facendo permanere la persona in condizioni negative o facendole sperimentare continue sfortune, catastrofi, disastri.

Pensiamo comunemente che solo riparando questo “Karma negativo” , che è come un fardello con cui siamo equipaggiati fin dalla nostra nascita, una sorta di peccato originale, potremmo liberarci dalla sofferenze e dalle cause della sofferenza.

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Rupert Sheldrake: all’alba di una Nuova Scienza della Vita?

Avatar di PaoloCuriamo la nostra 'Atlantide'

Rupert Sheldrake Rupert Sheldrake

Rientrato dal convegno Aqua, pieno di nuovi stimoli di riflessione, per la categoria Evidenze sperimentali, oggi vi parlo dell’Ipotesi della causalità formativa del biologo  britannico Rupert Sheldrake, che introduce il tema della biologia alla descrizione del nuovo paradigma.

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 Enrico Bellone afferma nel suo Le molte Nature (2008) di trovarsi in accordo con le conclusioni di Einstein in merito alla natura fondante della scienza che, nelle parole dello scopritore della relatività è “un affinamento del pensiero comune” (A. Einstein 1936, p. 528). Tale pensiero comune è l’artefice di una selezione inconscia che conduce a stabilire cosa, nel flusso continuo di dati sensoriali che riceviamo, possa essere considerato “oggetto corporeo”.

 L’atto primigenio e fondativo di tutta la conoscenza, coincide con un processo di reificazione, che dal senso comune, viene assorbito nel paradigma scientifico dominante e che stabilisce dunque l’oggetto e la sua collocazione nella dimensione dello spazio-tempo, anch’essa risultante da un processo costruttivista.

Com’è evidente Einstein sostiene che gli esseri umani, a livello di senso comune, costruiscono, alcuni enti a partire da dati sensoriali, e attribuiscono a quegli enti uno statuto di realtà. Una costruzione che accomuna i vari costruttori, i quali trovano un buon accordo nel mettere cose nello spazio e nel tempo in modo da muoversi nella “realtà esterna” (Bellone 2008, p. 115).

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La coscienza e la logica del paradosso

Oh, pensa a come sarebbe bello se potessimo passare attraverso lo specchio! Sono sicura che ci sono delle cose bellissime là dentro! Facciamo che ci sia un modo per passarci attraverso, facciamo che sia diventato tutto come un leggero velo di nebbia… ma guarda… si trasforma! Sarà facile passare adesso!

Lewis Carrol

         
La logica della fisica della coscienza si trova al di là dello specchio e non ha più nulla di logico.
Cos’è logico? Un paradosso come quello dell’ enunciato precedente lo è? Non è possibile afferrare un paradosso con la logica ordinaria, ma è possibile farlo con la logica della nuova coscienza.
 In questo nuovo orizzonte epistemico si scioglie la tensione degli opposti e il paradosso diventa l’unica realtà plausibile.
Può l’essere nascere dal non-essere? Sembra incredibile, un vero rompicapo…eppure l’universo per creare deve collassare e lo fa di continuo.
Può la vita nascere dalla morte?
In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Vangelo secondo Giovanni
Tutte le tradizioni mistiche dal buddhismo, al taoismo, al cristianesimo hanno riunificato gli opposti inconciliabili.
Nota è, ad esempio , la massima “Come in alto, così in basso ” di tradizione gnostica e il taoismo fa della non-azione e della non-interferenza, l’unica via possibile per la realizzazione, dove l’azione giusta nasce spontanea dal flusso della coscienza e non per volontà e intercessione dell’Io.
La vera vita, anche nel cristianesimo delle origini, può nascere solo dopo che abbiamo sacrificato tutto l’indispensabile, e dato la morte al pesante e ingombrante fardello dell’ego.
La creatività e la conoscenza diventano così a loro volta strade maestre per  “togliere” più che per “aggiungere”, processi di intaglio minuzioso, operazioni chirurgiche, per ridare luce all’essenza, perchè pare proprio che in questa fisica della coscienza il grande risieda nel piccolo.
in alto come in basso

Marzena Ablewska Lech, Mettere Radici

Materia organica e inorganica

Nel 1977 Ilya Prigogine riceve il premio Nobel per la Chimica. Nel discorso di presentazione il prof.re Stig Claesson si esprime con le seguenti parole: “Prigogine’s researches into irreversible thermodynamics have fundamentally transformed and revitalized the science, given it a new relevance and created theories to bridge the gap between chemical, biological and social scientific fields of inquiry”(S. Claesson, Award Ceremony Speech, http://www.nobelprize.org).

Prigogine, con l’analisi delle strutture dissipative, ha gettato per la prima volta un ponte tra la chimica e la biologia, ovvero tra la materia vivente e non vivente e forse questo “gap”, come lo definisce Cleasson, è per il senso comune, come per la prospettiva filosofica e scientifica,  ancora più arduo da superare di quello tra gli studi umanistici e le scienze “dure”. Che cosa può infatti avere in comune un sostanza inorganica con una vivente?

Nello studio di alcuni sistemi chimici, Prigogine si accorse come anch’essi, al pari dei sistemi viventi, presentano la capacità di autorganizzarsi. Quest’autorganizzazione avviene attraverso quelle che chiamò “strutture dissipative”, poiché dissipano materia ed energia all’esterno, creando entropia nell’ambiente in cui si trovano.

Le strutture dissipative, però compaiono solo in una condizione di instabilità e disequilibrio: è ai margini del caos che possono venire inaspettatamente osservati i fenomeni di autorganizzazione dei sistemi chimici. A questo proposito Prigogine cita il sorprendente fenomeno dell’orologio chimico:

Per esempio, lontano dall’equilibrio possiamo vedere con i nostri occhi la comparsa di orologi chimici, cioè reazioni chimiche che si comportano in maniera ritmica e coerente. Possiamo anche avere processi di autorganizzazione che danno luogo a strutture disomogenee. Vorremmo sottolineare il carattere inatteso di questo comportamento. Ognuno di noi ha qualche idea intuitiva di come avvenga una reazione chimica; ci si immagina molecole fluttuanti nello spazio, che collidono e riappaiono in nuove forme. Ci immaginiamo un comportamento caotico, simile a quello che gli atomisti descrivevano quando parlavano della polvere che danza nell’aria. Ma il comportamento delle molecole in un orologio chimico è assai diverso. Semplificando un po’ troppo, possiamo dire che in un orologio chimico tutte le molecole cambiano la loro identità chimica simultaneamente a regolari intervalli di tempo  (Prigogine – Stengers 1979, p.15, grassetto mio).

Un altro caso esemplificativo di strutture dissipative non viventi è quello dei vortici ad imbuto straordinariamente stabili che forma l’acqua mentre defluisce verso il centro del lavandino.

Anche questi sistemi inorganici sono in grado, dunque, di comportarsi seguendo una dinamica sinergica di coordinazione e reciproca, costante, interazione in una sola parola essi sono in grado di autorganizzarsi:

Le strutture chimiche dissipative manifestano la dinamica dell’autorganizzazione nella sua forma più semplice, esibendo la maggior parte dei fenomeni tipici della vita: autorinnovamento, adattamento, evoluzione e persino forma primitive di processi “mentali”. L’unica ragione per cui esse non sono considerate vive è che non si riproducono né formano cellule. Questi interessanti sistemi rappresentano quindi un anello di congiunzione fra materia animata e inanimata. Se vengano chiamati organismi viventi o no è, in definitiva, un fatto di convenzione (Capra 1982, p.226, grassetto mio).

I.C.caos