Creare a partire dall’ego VS Creare a partire dal Sè. Quale differenza.

Questo tema è stato a lungo per me fonte di molta sofferenza.

Sono venuta qui equipaggiata con una forte allergia all’ego in azione, ma anche con un grande desiderio di creare ed essere parte del cambiamento a beneficio del nuovo mondo e della nuova umanità.

Ho percepito in passato il mio ego agire attraverso di me, così come l’ho visto e percepito negli altri, anche all’interno di comunità spirituali.

Dopo tutti questi anni di ricerca e osservazione sull’ego, ho concluso che difficilmente esso potrà morire del tutto. Rimarranno sempre degli angolo bui in noi che se stimolati, genereranno una reazione. Ripulire e purificare queste ferite è per me il lavoro essenziale della vita che può essere svolto quotidianamente ringraziando le molteplici opportunità che arrivano in forma di triggers .

Ma, nel frattempo, esiste un modo per agire al di fuori dall’ego, evitando così di inquinare il mondo e gli esseri intorno a noi con energia di bassa frequenza, continuando a perpetrare il circolo della sofferenza per noi e per gli altri, poichè ego e sofferenza sono la medesima cosa?

Una delle cose che ho osservato con più piacere e meraviglia nel tentativo di unione del mio proposito interiore con l’azione esterna è stato che, lavorando, agendo e creando a partire da una “coscienza osservante” diventiamo dei semplici canali.

Diventiamo dei trasmettitori e dei trasformatori di energia. A questo livello non agiamo più da soli, ma cominciamo a co creare in relazione con l’invisibile, sviluppando con esso un legame di comunione e di amore.

Mi sono care le parole del poeta Rumi:

Dio mi stima quando lavoro,

Mi ama quando canto.

Questo di Rumi è lo stesso concetto descritto sopra, espresso da chi sta dall’altra parte del velo. Agli invisibili piace che noi siamo efficienti ed efficaci nelle nostre vite, ma l’estasi vera viene raggiunta quando ci apriamo alla dimensione superiore in ogni cosa che facciamo.

canale     In questo modo l’eterno può calarsi nella dimensione terrena e giocare con noi. Lo fa in molti modi. Forse, molti di voi vivono da tempo circondati dai cosiddetti “eventi sincornici” che aumentano di intensità e complessità mano a mano che la coscienza si espande e curiamo di più l’attenzione vigile verso la nostra interiorità.

Questi eventi sono come una “carezza dell’Eterno”, sono un abbraccio di compassione. Il modo che ha l’invisibile per dirci “questo è il mio regalo per te. Ricordati che ti amo. Ricordati che non sei solo/a. Sei sulla buona strada”.

Sappiamo quanto sia difficile, sappiamo quanto siamo provati dal vivere in un mondo che ha reciso il legame con il Sacro. Sappiamo quanto ci sentiamo spesso isolati e tagliati fuori da un senso di appartenenza che i nostri antenati avevano con il mondo della comunità e con quello degli spiriti (che erano, i due mondi, una cosa sola). L’invisibile lo sa. Tutto è stato fatto appositamente per rendere il risveglio più rapido e l’uscita dal teatro di terza dimensione alla portata delle moltitudini. Così i miracoli arrivano non più a pochi privilegiati, ma a miriadi di persone che oggi possono toccare con mano la potenza e la luce dell’Amore che è parte di una coscienza collettiva risvegliata.

danza

Un’altra differenza che ho potuto percepire nel passaggio dal fare attraverso l’ego, al fare attraverso l’anima, è che in quest’ultimo caso viviamo in compagnia del solo ignoto. Non ci sono obiettivi definiti a priori da raggiungere ma l’esperienza dell’agire e della vita stessa co genera ambienti, eventi, situazioni, che arrivano già pronti, già fatti, già creati, ma su cui non abbiamo alcun controllo e potere predittivo. E’ fiducia e resa all’ingoto.

Le azioni vere sono quelle significative, sono miracoli che si accendono in co creazione con l’invisibile, che sono pronti per noi e che noi attiriamo con la massima facilità e in totale assenza di sforzo. Le azioni così compiute recidono il legame con il karma. Creare in comunione con l’invisibile è la massima aspirazione del ricercatore spirituale poichè significa mantenere acceso il fuoco, ravvivare la relazione d’amore che fa da ponte tra l’aldiquà e l’aldilà, attraverso il sacrificio, il sacrum facere.

Il disegno che l’anima ha progettato per noi prima della nostra nascita è qualcosa che la nostra mente, limitata dai suoi condizionamenti, non può nemmeno lontanamente immaginare. E’ qualcosa che va molto oltre ciò che possiamo desiderare a livello cosciente, ciò che pensiamo sia per noi la felicità. Nemmeno i nostri sogni più rosei possono eguagliare il disegno  sotteso al nostro vero cammino, quello che ogni giorno si svolge nel sottofondo di tutte le azioni quotidiane, e che è la pura, totale comunione con lo Spirito, la meraviglia incredula di fronte alla visione strabiliante della luce dell’Anima.

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La morte dell’ego. A un passo dalla luce.

 

Gli ultimi anni sono stati per molti di coloro che potrebbero definirsi operatori di luce, anni di radicale cambiamento, di improvvise separazioni, lutti e sconvolgimenti di vario tipo. Eravamo abituati, ormai, a vivere, a livello energetico, ad un ritmo molto accellerato. Dal 2012 siamo stato catapultati in una nuova energia che con fatica siamo riusciti a cavalcare e domare, ma quello che che si sta verificando da qualche anno a questa parte nel campo di coscienza collettivo ci ha messi davvero a dura prova. In questi anni è stata vitale l’esistenza sul piano terreno di esseri umani risvegliati che, a livello globale, ci hanno fatto da guide. E’ stato preziosissimo il lavoro fatto dai tanti di noi che hanno accettato questo compito…che si sono incarnati per questo…che ogni giorno lottano per mantenere la frequenza collettiva sopra una determinata soglia…Sempre più è chiaro che non si tratta più di fare i bravi, di agire per il bene e la moralità comune, sempre più è chiaro che si tratta di lottare per la propria stessa sopravvivenza e per quella di questo mondo.

Scrivo soprattutto per quelle persone che al momento si trovano a metà strada, che stanno agendo tutti i propri terreni sforzi in virtù del salto definitivo, del salto oltre la soglia, oltre il velo. Che si trovano confinate per metà in questo mondo e per metà nell’altro. Lo spazio di vita nella terza dimensione si è fatto per loro strettissimo e si sentono perduti, privi di “agganci”, privi di punti di riferimento. Lo spazio di movimento nella terza dimensione si è fatto anch’esso angusto. Non possiamo muoverci come eravamo abituati prima, facendo partire la nostra energia dall’ego e spesso questa è l’unica strada che conosciamo per vivere.

Ma cosa accade quando l’ego, forse definitivamente e totalmente o, forse per la parte più grande di sè, muore?

Ci si ritrova sopraffatti.

Il nostro sè vero, che giaceva sotto l’armatura dell’ego,  è intorpidito, stordito e sotto shock…non era mai stato VISTO prima…e adesso noi arriviamo a lui e per la prima volta lo osserviamo…Lui si chiede cosa sta succedendo e perchè dopo tutti questi anni di indifferenza si ritrova ad essere “visto” ad essere, forse, addirittura, ascoltato, ad essere, forse, per la prima volta accolto e cosa più importante AMATO e ACCETTATO per ciò che è.

E’ qualcosa di totalmente nuovo per lui.

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Il nostro piccolo, ignorato, autentico sè, ci mostra quali sono state tutte le sue ferite, le ferite accumulate mentre noi eravamo impegnati a servire il suo gemello artificiale, l’ego, che ci dava un senso di falso sè gonfio ed ipertrofico, un supereroe stanco di portare sempre sul volto la stessa maschera e che si sentiva pervaso da un ingiustificato senso di importanza personale, sentiva di avere il pieno diritto ad essere il più speciale, il più in questo o quello, il più in qualcosa….e quando questa implacatura della psiche ferita crolla, eccola fiebile emergere la luce del sè, ancora fragile e estremamente bisognoso di essere nutrito.

E questo autentico io può ricevere nutrimento solo dal suo interno. Deve essere lui per primo ad accendere la sua fiamma, perchè in questo caso, la luce parte da dentro per dispiegarsi fuori e non cerca, come nel caso dell’ego, che i riflettori dell’esterno siano puntati su di lui. L’unico modo che ha l’ego per sopravvivere, infatti, è traendo nutrimento dall’ esterno, ma il sè autentico no, lui può trarre energia solo da sè stesso ed è completamente e permanentemente completo e soddisfatto in sè.

Gli anni di abbandono, di indifferenza, di inconsapevolezza nei riguardi della sua presenza lo hanno reso fiacco, è per questo che, cara anima, è così dura la morte dell’ego, perchè non conosciamo quella persona che vive dietro di lui, è un completo sconosciuto, siamo dei completi sconosciuti per noi stessi.

Prendendo confidenza con noi stessi, con i veri noi, gradualmente accettiamo il fatto di vederci per quelli che siamo e soprendentemente ci piacciamo molto, molto di più in questa nuova versione. Perchè adesso non abbiamo bisogno di niente che ci dia diritto ad esistere, che convalidi il nostro esserci, sappiamo che noi esistiamo già e solo questa esistenza ci riempie del vero senso, quello imperituro, non quello che passa, che va e viene, seguendo i fisiologici alti e bassi della vita, misurandosi coi successi e sui fallimenti, attaccandosi ai progetti e agli obiettivi futuri.

Questa nuova versione di noi ci piace così com’è e comprendiamo che il suo luogo originario, quello in cui siamo da sempre stati, è il qui e l’adesso, nè più avanti, nè più indietro. Questo è il luogo di nascita e morte insieme, perchè il vero autentico sè vive fuori dal tempo, nasce e muore ad ogni istante.

Ci mostrerà però, prima della sua naturale, selvaggia bellezza, le sue ferite che emergeranno, una ad una, a livello conscio per essere guarite. Ecco perchè il vero cammino spirituale porta apparentemente più guai che benefici. Perchè è sicuramente sconviente aprire il vaso di Pandora, sollevare il tappeto dell’ego per sbirciare al di sotto e accorgersi di tutta la sporcizia con cui abbiamo a lungo convissuto senza nemmeno esserne consapevoli. Ma la sporicizia esiste solo fino a che  qualcosa vuole nasconderla, nel momento stesso in cui viene a contatto con la luce, scompare e noi possiamo finalmente darci il permesso di camminare nudi e liberi nel mondo, in compagnia  della nostra rinnovata autenticità.

La-donna-immersa-nella-sua-natura

Il risveglio del sacro maschile

Negli ultimi anni si è fatto un gran parlare della violenza sul genere femminile, ma non ci accorgiamo che questo tipo di violenza è speculare alla violenza sul maschile.

Che tipo di violenza ha subito il nostro sacro maschile?

La precisazione che sempre mi premuro di fare è che le polarità psichiche maschili e femminili non sono associate univocamente ad un correlato biologico maschile-femminile, ma sono presenti in ciascuno di noi, uomini e donne.

La violenza sul maschile dunque viene vissuta anche dal sacro maschile presente in ogni donna e viceversa.

Una prima parola chiave associata alla violenza sul maschile è CASTRAZIONE.

La castrazione ci porta vicino al concetto di evirazione ed in parte è questo che si vuole intendere anche se, in senso più profondo, l’evirazione e dunque l’eliminazione dei genitali maschili dall’immaginario collettivo è connessa ad una soppressione totale e drammatica dell’energia sessuale vitale e creativa legata a questa parte dell’anatomia maschile. Aver trasformato l’immagine sessuale dei genitali maschili in un elemento pornografico, scandalistico, in un tabù, ci porta a disconnetterci con una parte fondativa dell’energia dell’universo e della natura.

Il Dio della mitologia greca, Priapo, veniva rappresentato con un fallo enorme. Ci pensate? Un Dio la cui caratteristica distintiva era la grandezza dei suoi genitali e che veniva adorato proprio in funzione di questo: propiziarsi la fecondità e la forza creatrice. Quando il fallo diventa oggetto di vergogna, di scherno, di tabù…ecco che allora può trasformarsi in un’arma…ed ecco il senso profondo dello stupro e della violenza sul femminile. Il più grande simbolo di forza creatrice, generatrice e divina viene scisso-separato dalla nostra psiche. Chi mi legge da un pò sa che che ciò che non è unito alla psiche non può farsi simbolo, non può produrre integrazione, e ciò che non è “simbolico” si trasforma nel suo opposto “diabolico”.

Una seconda parola chiave legata alla precedente è DEPOTENZIAMENTO

Come può un adolescente che deve vergognarsi della fonte e origine stessa della sua potenza, sentirsi potente? La castrazione produce perdita di potere, il potere maschile più grande legato alla forza attiva e creativa di darsi e dare all’universo. Questa forza centrifuga che va dal dentro al fuori, dispiegandosi nella sua poderosa potenza vitalistica e trasformatrice viene soppressa completamente nei giovani maschi della civiltà occidentale, non appena raggiungono la pubertà. Gli si dice che ciò da cui proviene la loro forza, è sbagliato, sporco e cattivo, che lo devono nascondere, che se ne devono profondamente vergognare.

Nelle società sciamaniche i riti di passaggio del ragazzo sono molto importanti: è qui che il giovane viene messo a contatto diretto con il potere della sua sessualità e viene guidato a percepire il riflesso di questo potere all’esterno, nel mondo della natura e della foresta. La sua potenza sessuale vibra insieme a quella della natura e così cresce e si sviluppa in integrazione, salute, gioia creativa, benessere. Mai il maschio di queste comunità può associare il suo potere sessuale ad un mezzo per danneggiare un altro essere umano, poiché questo potere è sacralizzato e in armonia con le forze elementali e universali.

La terza e ultima parola chiave è DIVISIONE.

I Banchi delle nostre scuole iniziano a dividere il giovane bambino e la giovane bambina in due metà: la metà buona e la metà cattiva, la metà di sopra e la metà di sotto. Ciò che i bambini devono fare è stare attenti con la loro mente, ciò che non devono fare è muovere il loro corpo. L’apprendimento avviene solo per metà, coinvolgendo esclusivamente la dimensione cognitiva. Il corpo è dimenticato, tagliato via, mentre in altre tradizione è il fulcro stesso attorno a cui ruota tutto l’apprendimento. Il corpo sa sempre ciò che la mente tace. La nostra parte maschile è un’energia a spirale che dall’interno si muove verso l’esterno: il suo principale scopo è il movimento creativo e trasformativo. Ci rendiamo forse conto ora del perché i ragazzi, che hanno un’energia maschile predominante, sono meno intelligenti delle loro compagne: la via del loro apprendimento è un’altra e passa dall’integrazione e unione del corpo con la mente, dal movimento attivo e dinamico, dall’apprendere attraverso l’esperienza fisica e corporea.

Castrazione, depotenziamento, divisione sono le armi di distruzione della sacralità maschile e cause della sua disconnessione con il suo proposito divino: contribuire attivamente a perpetuare, generare e proteggere l’abbondanza e il mistero della vita e della natura, in armonia con le forze cosmiche.

Oggi abbiamo più che mai bisogno di guarire questi falsi dei della nostra società occidentale se vogliamo accedere alla via del risveglio del sacro maschile.

 

La sfida del polo femminile nel passaggio tra la 3D e la 5D

twinflameIn questo articolo vorrei parlare dell’intensa trasformazione energetica che molti di noi stanno sperimentando nel passaggio dalla terza alla quinta dimensione, focalizzandomi sul modo in cui tale trasformazione sta impattando il  polo femminile, presente in noi a prescindere dal notro sesso biologico.

La terza dimensione è il mondo materiale che ci circonda e che siamo abituati a vedere, toccare, percepire e considerare come unica realtà esistente fuori di noi. In questa terza dimensione l’energia dominante è quella della paura e i nostri sforzi sono orientati al tentativo di sopravvivere e a quello di piacere agli altri, in modo da non trovarci mai soli e portare con noi un’immagine interna di amabilità.

Mentre il polo maschile è più impegnato nella sfera della lotta per la sopravvivenza, quello femminile vive la sua battaglia nell’ambito delle relazioni, della cura di sè e degli altri, nel dare-ricevere amore, nell’ambito dell’amabilità, confrontandosi molto spesso con i temi del giudizio che riguarda la dimensione dell’essere più che quella del fare (che è invece una dimensione di giudizio che tocca maggiormente la controparte maschile).

Il nostro polo femminile decide di compiere la sua missione di sviluppare capacità di nutrimento infinito e di amore incondizionato nella terza dimensione, andando incontro ad una serie di ostacoli, paure, traumi che derivano proprio dal trovarci in questa specifica dimensione di coscienza.

Nella terza dimensione possiamo osservare una caratteristica importante nella nostra anatomia energetica: ci nutriamo e nutriamo gli altri attraverso cordoni simili a tentacoli energetici che pendono dal nostro corpo e questo nutrimento ci ricarica e ci fa stare bene. I cordoni però, proprio come il cordone ombelicale, fanno sì che il nostro nutrimento dipenda dagli altri e, di conseguenza, ci portano a restare invischiati in legami contro evolutivi per la semplice paura di rimanere senza cibo energetico.

I cordoni però, proprio come il cordone ombelicale, fanno sì che il nostro nutrimento dipenda dagli altri e, di conseguenza, ci portano a restare invischiati in legami contro evolutivi.

Il fatto che il nostro senso di amore interno dipenda dall’esterno ci porta a subire, a volte per una vita intera, comportamenti tossici e dannosi da parte di persone del nostro ambiente di vita, semplicemente perchè il nostro amore per noi stessi dipende dall’amore per gli altri e  far valere ciò che vogliamo e che ci fa stare bene implica, nella nostra logica 3D, perdere l’amore degli altri e di conseguenza l’unica forma di amore che pensiamo di poter sperimentare.

Il conto da pagare però è una lotta continua che vede schierati da una parte i propri desideri e dall’altra quelli degli altri. In questa lotta ci sentiamo egoiste e meschine quando mettiamo i nostri desideri al primo posto e impotenti, stanche, vulnerabili, frustrate, quando cediamo, ancora una volta, sacrificando i nostri desideri più autentici per il bene degli individui di cui ci prendiamo cura o che fanno parte del nostro ambiente di vita.

Che cosa avviene con il passaggio alla 5D

Il momento in cui stiamo transitando da una dimensione all’altra è il più difficile e delicato: alterniamo momenti in cui proviamo un senso di benedizione, estasi e unità con noi stess* a momenti in cui sprofondiamo, nuovamente, in emozioni di profonda tristezza, rabbia, paura. Stiamo ripulendo tutte le densità del nostro corpo e questo implica un lavoro estremamente faticoso, sfibrante ed estenuante sotto il profilo fisico, psicologico ed emotivo.

L’accelerazione  con cui questo lavoro avviene ci fa spesso avvertire di essere su una montagna russa che non si ferma mai e ci sono momenti in cui vorremmo solo poter scendere.

Piano piano, però, ancorandoci sempre di più alla 5D iniziamo a costruire nel nostro pensiero nuove credenze che sostituiscono le vecchie, nuove connessioni neuronali vengono formate e prendiamo confidenza con un modo tutto diverso di sentire e percepire la realtà intorno a noi.

Relativamente alle relazioni in una prima fase può essere possibile sperimentare un senso di disconnessione dalle persone da cui abitualmente correvamo appena cominciavamo a percepire un senso di vuoto interno o un bisogno di nutrimento.

A questa fase può accompagnarsi la paura di essere diventati indifferenti e insensibili, la paura di restare soli, la paura di non essere più amati.

Si tratta di un processo di ricalibrazione in cui, a livello di anatomia energetica stacchiamo i nostri cordoni da quelli degli altri ed entriamo nel cuore.

E’ un lavoro davvero arduo, possiamo sentirci in colpa per non desiderare più le vecchie relazioni tridimensionali, ma ci rendiamo conto di non poter più provare quello che provavamo prima, tutto è diverso per noi. Le vecchie relazioni si ricalibrano insieme a noi, quelle che rimanevano in piedi per qualche debito karmico, vengono dissolte naturalmente, quelle che invece hanno un valore evolutivo rimangono, trasformandosi. Arrivano nuove persone che vibrano alla nostra stessa frequenza e può avvenire qui l’incontro con la propria Fiamma Gemella.

Il nuovo pattern relazionale che prende forma nella nostra vita ha come centro focale l’esperienza della libertà e dell’indipendenza. Il polo femminile è finalmente libero dal campo di battaglia relazionale in cui dare amore significa perdere sè stess*, qui l’amore non è più personale, non è più condizionato, non è più dipendente, ma sgorga da una sorgente di infinito potenziale e di infinita consapevolezza. Non ci sono obblighi, doveri, sacrifici: l’amore di quinta dimensione è possibile solo se amiamo profondamente noi stess*. La cosa bizzarra è che quando veramente arriviamo alla fonte centrale dell’amore (il sacro cuore), non abbiamo più bisogno dell’amore degli altri, non abbiamo più bisogno del sentirci amati ed è proprio allora che l’amore arriva copioso e in abbondanza e, questa volta, senza vincoli nè condizioni. Abbiamo trasformato il bisogno in potenziale e il potenziale prende forma ogni giorno per poi trasformarsi di nuovo traendoci in un flusso di consapevolezza senza fine.

 

 

 

 

 

 

Tutta la grazia del donare

 

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La notte di Natale: un’opportunità per insegnare ai bambini l’equilibrio del dare e ricevere

Quando da bambina aspettavo Babbo Natale, adoravo il rito della Vigilia in cui, prima di andare a dormire, lasciavo sotto l’albero un piattino di biscotti e un bicchiere di latte; c’era qualcosa in me che mi riconnetteva ad una saggezza semplice e profonda che ritrovavo in quel gesto.

E’ un peccato quando i bambini ricevono sotto l’albero molti regali, anche cose che non desiderano, quando i bambini vengono abituati a ricevere più di quanto si aspettano perchè questo non li educa ad un corretto approccio all‘energia del dare-ricevere.

L’immagine di Babbo Natale si riconnette nell’immaginario ancora puro ed animico del bambino ad uno spirito. Babbo Natale, infatti, arriva ma non si vede; passa dal camino, o dalla finestra, dal garage, dalla cantina. Respiriamo in quella notte qualcosa che ci lega all’ancestrale relazione che avevamo, un tempo, con gli spiriti.

Recuperiamo un rapporto con gli esseri di luce fatto di libertà e gioia

Oggi nel nostro immaginario colleghiamo gli spiriti ai defunti e spesso proviamo per loro una certa dose di paura. Ma dimentichiamo che gli spiriti sono anche gli dei e le dee che vivono al di là del velo della nostra coscienza 3D, dei e dee, inoltre, che vivono e respirano dentro di noi. Entità che ci sostengono e ci supportano, che profondamente ci cercano poichè anche loro provano un impulsivo desiderio di entrare in connessione con noi.

Gli spiriti amano i doni. Amano piccole accortezze, gentilezze, cose semplici, come qualche biscotto e un bicchiere di latte, ma donate con il cuore e l’anima.

L’essenza del dono è di natura spirituale. I doni sono sempre stati legati agli dei, alle dee e agli spiriti.

E’ un peccato quando si regala per farci apprezzare, accettare o per ottenere qualcosa in cambio. Il dono non ha mai un fine ed è libero come il vento. Nemmeno ci si deve chiedere che cosa farà quella persona con il nostro regalo, o aspettarsi gratitudine o complimenti, l’unica cosa che conta è quello che si smuove quando entriamo nella vera energia del dono e del donare.

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Anticamente si sapeva quanto era importante offrire doni agli spiriti, ma la religione della paura e della superstizione spesso faceva sì che i doni fossero elargiti solo per ingraziarsi le divinità che, come ci veniva insegnato, dovevano essere temute per la loro bellicosità, il loro spirito vendicativo e capriccioso.

Il rapporto con le nostre divinità interiori ci insegna l’amore incondizionato

Oggi con la grande energia di risveglio in cui siamo immersi possiamo recuperare un rapporto più gioioso, libero, spontaneo con gli spiriti.  Il rapporto con uno spirito di elezione assomiglia molto ad un rapporto di amore, di amore vero, dove non sussite interesse o dipendenza. Quante relazioni stanno in piedi per opportunismo, interesse e non per amore puro? Quando si ama per amore puro,  non ci interessa che cosa l’altro ci può dare in cambio del nostro amore, poichè il grande dono è quello che ci fa respirare ogni giorno il sentimento di amore che proviamo.

La stessa cosa avviene con uno spirito. Il rapporto che si crea è alla pari, tanto quanto noi amiamo lo spirito, ugualmente lo spirito AMA NOI e possiamo respirare questa immensa energia ogni giorno alimentandola con la dinamica equilibrata dello scambio di amore. Il donare diventa il gioco di scambio di amore, il dare e il ricevere diventano uno come un’onda del mare che va e che ritorna.

Aprirsi al dono significa confidare nell’infinita abbondanza di ciò che ci circonda

La chiave per sbloccare il potenziale del dono è nel cuore che apre la possibilità di percepire l’abbondanza della creazione.

Si può arrivare ad essere vecchi e sentirci annoiati e stanchi del mondo. Ci sembra di conoscere già tutto, di avere visto tutto e che il mondo abbia perduto qualsiasi mistero ai nostri occhi. Questo è ciò che la mente ci dice se siamo collegati esclusivamente con il nostro emisfero sinistro. Ma l’emisfero destro, quello che ci aiuta a connetterci con il nostro sè divino transpersonale, ci suggerisce altro: ci suggerisce, ad esempio, che le cose da scoprire, da creare, da inventare, da vivere, non finiscono mai. Ecco questa è la differenza tra il modo di percepire la materialità, partendo dalla terza o dalla quinta dimensione. La quinta dimensione non prevede che le cose finiscano, tutto si trasforma e quando togli qualcosa a te stesso per arricchire qualcun altro, quel dono ti ritorna indietro moltiplicato.

“Provare per credere”: Oggi scegli di compiere un gesto positivo per gli altri o per il mondo in forma anonima e gratuita*

 

*esercizio tratto da “Las 65 Pautas de Alejandro Jodorowsky”