La sfida del polo femminile nel passaggio tra la 3D e la 5D

twinflameIn questo articolo vorrei parlare dell’intensa trasformazione energetica che molti di noi stanno sperimentando nel passaggio dalla terza alla quinta dimensione, focalizzandomi sul modo in cui tale trasformazione sta impattando il  polo femminile, presente in noi a prescindere dal notro sesso biologico.

La terza dimensione è il mondo materiale che ci circonda e che siamo abituati a vedere, toccare, percepire e considerare come unica realtà esistente fuori di noi. In questa terza dimensione l’energia dominante è quella della paura e i nostri sforzi sono orientati al tentativo di sopravvivere e a quello di piacere agli altri, in modo da non trovarci mai soli e portare con noi un’immagine interna di amabilità.

Mentre il polo maschile è più impegnato nella sfera della lotta per la sopravvivenza, quello femminile vive la sua battaglia nell’ambito delle relazioni, della cura di sè e degli altri, nel dare-ricevere amore, nell’ambito dell’amabilità, confrontandosi molto spesso con i temi del giudizio che riguarda la dimensione dell’essere più che quella del fare (che è invece una dimensione di giudizio che tocca maggiormente la controparte maschile).

Il nostro polo femminile decide di compiere la sua missione di sviluppare capacità di nutrimento infinito e di amore incondizionato nella terza dimensione, andando incontro ad una serie di ostacoli, paure, traumi che derivano proprio dal trovarci in questa specifica dimensione di coscienza.

Nella terza dimensione possiamo osservare una caratteristica importante nella nostra anatomia energetica: ci nutriamo e nutriamo gli altri attraverso cordoni simili a tentacoli energetici che pendono dal nostro corpo e questo nutrimento ci ricarica e ci fa stare bene. I cordoni però, proprio come il cordone ombelicale, fanno sì che il nostro nutrimento dipenda dagli altri e, di conseguenza, ci portano a restare invischiati in legami contro evolutivi per la semplice paura di rimanere senza cibo energetico.

I cordoni però, proprio come il cordone ombelicale, fanno sì che il nostro nutrimento dipenda dagli altri e, di conseguenza, ci portano a restare invischiati in legami contro evolutivi.

Il fatto che il nostro senso di amore interno dipenda dall’esterno ci porta a subire, a volte per una vita intera, comportamenti tossici e dannosi da parte di persone del nostro ambiente di vita, semplicemente perchè il nostro amore per noi stessi dipende dall’amore per gli altri e  far valere ciò che vogliamo e che ci fa stare bene implica, nella nostra logica 3D, perdere l’amore degli altri e di conseguenza l’unica forma di amore che pensiamo di poter sperimentare.

Il conto da pagare però è una lotta continua che vede schierati da una parte i propri desideri e dall’altra quelli degli altri. In questa lotta ci sentiamo egoiste e meschine quando mettiamo i nostri desideri al primo posto e impotenti, stanche, vulnerabili, frustrate, quando cediamo, ancora una volta, sacrificando i nostri desideri più autentici per il bene degli individui di cui ci prendiamo cura o che fanno parte del nostro ambiente di vita.

Che cosa avviene con il passaggio alla 5D

Il momento in cui stiamo transitando da una dimensione all’altra è il più difficile e delicato: alterniamo momenti in cui proviamo un senso di benedizione, estasi e unità con noi stess* a momenti in cui sprofondiamo, nuovamente, in emozioni di profonda tristezza, rabbia, paura. Stiamo ripulendo tutte le densità del nostro corpo e questo implica un lavoro estremamente faticoso, sfibrante ed estenuante sotto il profilo fisico, psicologico ed emotivo.

L’accelerazione  con cui questo lavoro avviene ci fa spesso avvertire di essere su una montagna russa che non si ferma mai e ci sono momenti in cui vorremmo solo poter scendere.

Piano piano, però, ancorandoci sempre di più alla 5D iniziamo a costruire nel nostro pensiero nuove credenze che sostituiscono le vecchie, nuove connessioni neuronali vengono formate e prendiamo confidenza con un modo tutto diverso di sentire e percepire la realtà intorno a noi.

Relativamente alle relazioni in una prima fase può essere possibile sperimentare un senso di disconnessione dalle persone da cui abitualmente correvamo appena cominciavamo a percepire un senso di vuoto interno o un bisogno di nutrimento.

A questa fase può accompagnarsi la paura di essere diventati indifferenti e insensibili, la paura di restare soli, la paura di non essere più amati.

Si tratta di un processo di ricalibrazione in cui, a livello di anatomia energetica stacchiamo i nostri cordoni da quelli degli altri ed entriamo nel cuore.

E’ un lavoro davvero arduo, possiamo sentirci in colpa per non desiderare più le vecchie relazioni tridimensionali, ma ci rendiamo conto di non poter più provare quello che provavamo prima, tutto è diverso per noi. Le vecchie relazioni si ricalibrano insieme a noi, quelle che rimanevano in piedi per qualche debito karmico, vengono dissolte naturalmente, quelle che invece hanno un valore evolutivo rimangono, trasformandosi. Arrivano nuove persone che vibrano alla nostra stessa frequenza e può avvenire qui l’incontro con la propria Fiamma Gemella.

Il nuovo pattern relazionale che prende forma nella nostra vita ha come centro focale l’esperienza della libertà e dell’indipendenza. Il polo femminile è finalmente libero dal campo di battaglia relazionale in cui dare amore significa perdere sè stess*, qui l’amore non è più personale, non è più condizionato, non è più dipendente, ma sgorga da una sorgente di infinito potenziale e di infinita consapevolezza. Non ci sono obblighi, doveri, sacrifici: l’amore di quinta dimensione è possibile solo se amiamo profondamente noi stess*. La cosa bizzarra è che quando veramente arriviamo alla fonte centrale dell’amore (il sacro cuore), non abbiamo più bisogno dell’amore degli altri, non abbiamo più bisogno del sentirci amati ed è proprio allora che l’amore arriva copioso e in abbondanza e, questa volta, senza vincoli nè condizioni. Abbiamo trasformato il bisogno in potenziale e il potenziale prende forma ogni giorno per poi trasformarsi di nuovo traendoci in un flusso di consapevolezza senza fine.

 

 

 

 

 

 

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Dallo yang allo yin: i cambiamenti essenziali che ci attendono

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Margherita Arkaura

All’inizio del Nuovo Millennio si parlava di inversione dei poli magnetici terrestri e si prospettava per l’inizio di questa fantomatica Era dell’acquario un forte stravolgimento della coscienza globale, un annientamento sempre più radicale del Vecchio Paradigma.

Il cambiamento, in questo momento, sta coinvolgendo in particolare i poli energetici maschile e femminile, l’energia attiva solare del maschio alpha si sta acuendo raggiungendo la sua acme per poi entrare nelle fase discendente.

Quello a cui stiamo assistendo in questi ultimi tempi tra femminicidi e crimini di odio,  è il colpo di coda di un tipo di energia che non ha trovato modo di controbilanciarsi nell’era del patriarcato ed ha pertanto severamente danneggiato l’equilibrio dell’ecosistema globale, insieme alla coscienza collettiva e all’Anima Mundi.

Questi essenzialmente i cambiamenti che si prospettano:

  • Passaggio dal fuori al dentro: lo yin ci renderà molto meno interessati al fuori e più orientati verso l’interiorità, il gioco creativo, la sperimentazione, senza fini specifici.
  • Il passaggio a questo tipo di energia passiva significherà anche un ritorno al corpo. Comprenderemo che le risposte e la conoscenza non provengono solo da libri, guru, religioni, scienza, ma possono essere recuperate attraverso l‘intuito, l’istinto, le sensazioni, il contatto con la natura e con il cosmo, almeno per quanto riguarda le informazioni che servono a noi e alla nostra sopravvivenza fisica, mentale e spirituale. Riacquisteremo il nostro Potere Sessuale femminile e il nostro primordiale istinto di auto conservazione.
  • Le azioni saranno meno orientate allo scopo, ci si abbandonerà più fiduciosi al flusso naturale e spontaneo degli eventi e degli incontri, percependo che la volontà dell’Io si compie seguendo la più ampia danza cosmica e i ritmi di Madre Terra.
  • Il maschio alpha imparerà che per la propria stessa sopravvivenza emotiva, fisica e spirituale su questo pianeta dovrà cominciare a prestare orecchio al sacro femminile che dimora in lui, abbandonando la paura che questo significhi dare adito ad un’ era di dominio di donne su uomini. Il sacro femminile alberga in uomini e donne indifferentemente e aprirsi alla sua energia significa contattare la propria emotività ed autenticità (per approfondimenti su questo punto si legga qui). Nell’era del sacro femminile cade l’idea stessa di dominio e di potere e il binomio vincitori-vinti. Questo paradigma non è supportato né riconosciuto dall’energia yin di Madre Terra.
  • L’ultimo cambiamento, quello che forse la nostra generazione non vedrà compiuto, sarà l’abbandono spontaneo e graduale dei tradizionali circuiti finanziari che strangolano le nostre vite. Gli individui torneranno ad avvertire fiducia totale e naturale nell’economia della reciprocità e del dono e sapranno creare e co-gestire comunità solidali totalmente autosufficienti con tecnologie ad impatto ambientale pari a zero.

Prima che quest’ultimo punto si compia ( che è forse ciò a cui tutti aspiriamo perchè è in questo punto che le nostre vite cambiano davvero, nel concreto)  è necessario che si passi per i punti precedenti e che questa inversione dei poli energetici faccia il suo corso. A noi però il compito di favorire il suo flusso e di porre la minor resistenza possibile al cambiamento.

Cosa fare per favorire l’inversione:

  • Astenersi dal fare tutto ciò che alimenta la vecchia energia;
  • Non misurare il proprio valore in termini di prestazioni. Osservare ed entrare in contatto con il proprio valore intrinseco e naturale;
  • Riscoprire la conoscenza diretta e non mediata. Il sapere intuitivo. Fare pratica con materiali naturali, pietre, erbe, colori, pitturare, scrivere, condividere la propria creatività senza scopo, se possibile co- creare percorsi artistici e spontanei con altre donne o con uomini che già si trovano nella nuova energia; creare rituali, atti magici, entrare in sintonia con gli elementi, i punti cardinali, le stelle, le antiche deità della cultura primitiva o arcaica che sentiamo più affine con noi;
  • Iniziare a percepire il tempo come spesso, profondo, abissale e non come qualcosa che corre in linea retta sempre nella stessa direzione;
  • Allentare la presa sulla vita, operare con fiducia a partire dal qui ed ora.

Questi solo alcuni spunti…

E’ arrivata l’ora di capire che sulla divinità ci camminiamo e ci viviamo da sempre perchè, come diceva qualcuno, “Il Paradiso è già qui, è che nessuno lo vede”.

Immagine di Margherita Arkaura:

https://le7piumedoro.wordpress.com

http://arkaura.wix.com/arkaura#!untitled/c1h11

Ecate la trivia: quando la terra non dà frutto

Una delle più antiche Dee della mitologia mediterranea, Ecate, è stata ed è tutt’oggi l’archetipo di Dea più scomodo con cui la cultura patriarcale si trova ad interfacciarsi. Ecate, in primo luogo, non è madre e in secondo luogo è una donna totalmente libera da relazioni, quella che la cultura popolare è stata condotta a definire con il termine denigratorio di “zitella”.

La donna sola e senza figli è una donna che nella nostra cultura di stampo profondamente patriarcale è avvertita come una distorsione nell’ingranaggio del sistema, come tale deve avere qualcosa che non va, non può aver scelto deliberatamente di rimanere nella condizione di indipendenza dai legami familiari, qualcosa dev’essere andato storto: è lei che ha scelto o non è stata scelta? Escludendo la prima ipotesi la cultura patriarcale punta il dito sulla seconda: è lei che non è stata scelta, poiché in lei c’è qualcosa che non va.

Così si attua un subdolo meccanismo denigratorio e svalutante di cui le stesse donne spesso sono le principali fomentatrici.

Questo produce anche un secondo effetto: dato che la cultura patriarcale non ha simboli per riconoscere questo tipo di donna, la donna Ecate diventa la donna demonio, la strega temuta e maledetta del MedioEvo. E’ molto frequente l’associazione tra donna e demonio nella cultura cattolica dominata dal patriarcato, poiché tutto ciò che esula dal simbolo di moglie e madre non ha una sua propria simbologia e diventa dunque una diavoleria, l’opposto etimologico di simbolo.

La stessa sorte la subiscono le donne divorziate, le donne amanti, le cosiddette “ragazze madri” che per quanto adulte non ricevono nella denominazione popolare il titolo di “donna”, perchè non hanno a loro fianco un uomo-padre che le faccia tali.

Si ritiene che l’unica via possibile per realizzare a pieno la femminilità sia il concepimento e la maternità, in realtà la dea trivia è una dea sterile che consapevolmente non dà frutto. Astrologicamente Ecate si lega alla luna nera, una luna che simboleggia il momento di stasi e riposo della terra.

L’omissione di questa Dea è connessa con lo sfruttamento massiccio della terra che viene forzata e violata nei suoi ritmi di stasi e concepimento.

La terra non è naturalmente sempre disponibile a dare frutto, ci sono lunghi tempi di riposo e attesa, in cui la terra deve semplicemente essere ciò che è: solo terra senza seme, terra senza lavoro produttivo. In questa stasi la terra è solo e semplicemente sé stessa.

La donna Ecate oggi è ancora oggetto di un pesante stigma sociale, ma lentamente sta avvenendo un movimento che conduce le donne sempre più a contatto con sé stesse e con la propria autenticità.

Ogni donna ha una o più dee che le scorrono nel sangue e in con cui potersi confrontare per allargare i propri orizzonti interiori di riferimento. In un libro che ci parla di futuro, Donne senza Dee di Matteo Pavesi, veniamo introdotti a questi antichi e dimenticati archetipi che ci parlano di noi molto da vicino. Ci sono le donne dee sposate e madri, le donne dee sacerdotesse, le donne dee sacre e guerriere. Tutte queste dee avevano una precisa collocazione nel Pantheon greco, che come rilevato da Hillman, è per noi un pantheon psichico, ed hanno una precisa correlazione con l’ordine cosmico ed astrologico.

Guardando troppo al Sole, ci siamo dimenticati della Luna, della Terra, delle Pleiadi e per quanto riguarda il maschile il discorso è lo stesso.

Tutte queste deità rappresentano la personificazione di un’energia ben precisa che ci accompagna da quando nasciamo e che segna molto profondamente la nostra storia.

Per chi volesse approfondire consiglio la lettura dell’ebook di Pavesi, Donne senza Dee, che ha il pregio di attualizzare queste dee mostrandoci come la loro antica energia riesca a trovare spazio ancora oggi, con fatica, in un tipo di cultura che le ha dimenticate, quando non addirittura ripudiate ed estromesse dalla storia.

 

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Il ritorno delle Dee, il ritorno della Pace

E’ in atto una catastrofe.

Come per tutte le cose, anche per la parola catastrofe possiamo ricavare una grande ispirazione nell’andare alla ricerca della sua etimologia. I significati più profondi delle parole sono infatti nascosti nelle radici e, ancora prima, nei suoni delle parole stesse.

Catastrofe per me è una parola bellissima, solo il suo suono già esprime molto del suo significato.

Noi pensiamo che catastrofe significhi rovina, la fine di tutto, ma invece significa stravolgimento, capovolgimento.

E pensate: il termine greco strophè  indica l’atto di volgersi, poiché gli antichi quando cantavano gli inni davanti all’altare degli dei, si giravano prima verso destra e poi verso sinistra (antistrofe) a imitare il moto orario ed antiorario dei cieli. Tutto per l’uomo antico trovava una collocazione cosmica.

Cata-strofe significa letteralmente volgere sotto, verso il basso.

Rivolgersi verso il basso.

Quindi abbiamo nella strofa e nell’antistrofa il cielo, nella catastrofe, la terra.

Questo legame tra il capovolgimento e la terra, l’andare sotto, è parecchio calzante. E’ dalla terra che arriva infatti l’energia nuova, in grado di abbattere e stravolgere il vecchio e far sorgere il nuovo.

Ora, secondo me, abbiamo dato troppo spazio al Cielo, a livello teologico e spirituale intendo, e ci siamo proprio dimenticati della Terra.

La Catastrofe che stiamo vivendo ci sta portando a rivolgerci nuovamente verso il basso per far riemergere dalla Terra l’energia nuova.

Secondo le sapienti simbologie antiche, il Cielo era Padre, la Terra era Madre.

In queste simbologie è veicolato un sistema compiuto di energia-coscienza. Possiamo dire di essere stati imbevuti fino in fondo nell’energia del Dio solare, ma cosa ne è dell’energia coscienza, delle dee lunari e telluriche?

Questo è un pezzo di noi che non ha trovato modo di farsi simbolo e ciò che non è simbolo è il suo opposto etimologico: diabolico.

Diviene diabolica e perturbante una forma coscienza che non ha potuto definirsi entro una cornice di senso compiuto, attraverso il simbolo.

Perse le dee abbiamo perso il corpo, l’intuito, l’istinto, la sensualità e anche la possibilità di dare senso alla dimensione dell’oscuro, all’interfaccia con la morte, una catastrofe in quanto capovolgimento e ritorno alla terra, rinascita e trasformazione.

Non solo: perse le Dee abbiamo perso la gioia e la pace, poiché delegando il nostro unico riferimento teologico al mito del Dio Solare abbiamo creato un individualismo ipertrofico e una società essenzialmente fondata sulla guerra, sul modello vincitori-vinti.

Ripopolare il pantheon attraverso le antiche forme-coscienza che le dee personificano significa ridare equilibrio al nostro corpo, riportare il sacro nel corpo e ricucire questa spaventosa dualità tra spirito e materia che tanto ci ha danneggiato.

Significa altresì la possibilità di fondare una società basata sulla cooperazione, la condivisione e l’uguaglianza, non perchè sia moralmente giusto, ma perchè è divenuto necessario e urgente ai fini della nostra stessa sopravvivenza fisica e spirituale su questo pianeta.

Ricondurre le dee cacciate via dal Pantheon in noi significa in una sola parola la possibilità della nostra salvezza e rinascita in un mondo nuovo e pulito.

La Guerra è finita,

che sia la Pace.

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Il quinto elemento: la dimora del pensiero

Nell’esplorazione dei centri energetici del proprio corpo (chakra), il meditatore, procedendo dal basso verso l’alto, incontra i vari elementi primordiali collegati a ciascuno di questi centri energetici. La terra per il primo chackra, l’acqua per il secondo, il fuoco per il terzo, l’aria per il quarto. A questo punto si abbandona la realtà del regno tangibile per entrare nelle dimensioni superiori degli ultimi tre chakra più alti, in corrispondenza di gola, terzo occhio e sommità del capo.

Gli elementi che conosciamo e di cui possiamo fare esperienza nella vita di ogni giorno lasciano spazio, adesso, a forze invisibili: l’etere, il pensiero, la consapevolezza universale.

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