La mente oltre la soglia

Nella coscienza superiore a quella di terza dimensione, che sempre più individui stanno integrando e manifestando, abbandoniamo gradualmente tutte le credenze sottese alla logica lineare ed al dualismo, affacciandoci ad una realtà in cui emergono con sempre maggior frequenza eventi ed accadimenti interiori ed esteriori che travalicano le abituali soglie della logica ordinaria.

I filosofi del ventesimo secolo intuirono, con Hegel, che la mente possiede un andamento circolare composto dalla triade tesi, antitesi e sintesi.

La sintesi hegeliana, all’apice del movimento dialettico, è il momento in cui le due posizioni precedenti si unificano in una comprensione più elevata. Questo passaggio prevede dunque che tesi ed antitesi si dissolvano nella sintesi, che i due opposti, polarità del conflitto, confluiscano fondendosi in unità.

Il pensiero hegeliano coglie lo spirito di un’intera civiltà che sta sperimentando adesso il superamento della “soglia” e lo squarcio del velo.  Oltre la soglia di questa coscienza collettiva, che qui viene definita di terza dimensione perchè legata al terzo chakra ed alle sue funzioni, oltre il velo della mente e delle sue credenze, si situa l’universo del simbolo e del sogno, della tragedia e della poesia, in cui,, al contrario di quanto sostenuto da Hegel, gli opposti non si fondono, ma coesistono.

Il superamento del dualismo non avviene come fusione dei due opposti in un’unità superiore, come quella espressa dalla sintesi della dialettica hegeliana, ma come il permanere dei due opposti inconciliabili in uno stato di equilibrio tale da non generare più frizione, né conflitto.

stati non ordinari

Sempre nel ventesimo secolo si scoprì che, mentre la mente astratta possedeva questa specie di “allergia” per la coesistenza degli opposti inconciliabili, proprio la materia, ciò che siamo soliti considerare fondamento oggettivo della realtà, presentava una natura ambivalente: il comportamento ondulatorio e, insieme, corpuscolare della particella subatomica.

Il paradosso, che è a fondamento della materia stessa, viene tutt’ora rigettato dalla mente lineare ordinaria e la ragione di questo rifiuto è molto semplice: la fonte di nutrimento della mente è il conflitto degli opposti, la fonte di nutrimento della mente è la sofferenza che da questo conflitto si genera. Al di là del velo imposto dalla mente non esiste la logica autoescludente del bianco o nero, ma il bianco e il nero coesistono, pur senza compenetrarsi e fondersi. Cadendo il conflitto cade, ad un tempo, la mente ordinaria che lascia il posto alla mente superiore della nuova coscienza dove non esistono dubbio, separazione, afflizione.

Lo spirito greco, secondo quanto intuito da Nietzsche, trovava la chiave di liberazione dalla perenne antitesi degli opposti, attraverso il dispiegarsi del tragico e la rappresentazione scenica di ciò che avviene quando due forze opposte e complementari si combattono fino ad arrivare ad una climax. A questo punto la tragedia è compiuta ed Edipo scaraventato nel vortice del tragico dalle forze dirompenti e occulte del subconscio, ne riemerge cieco e mendico, simbolo, la cecità, di una trasformazione profonda che trasmuta per sempre e letteralmente il “modo di vedere e percepire la realtà”. Solo attraverso questa “discesa agli inferi”, secondo lo spirito greco, gli opposti possono essere integrati.

edipo sfinge

Da sempre la cultura popolare, ha sopperito ad un bisogno di comprensione più profondo e non lineare della realtà, attraverso, ad esempio, l’arte e le fiabe, queste ultime, per Jung e Marie Louis Von Franz, espressione pura ed “ingenua” dell’universo simbolico interiore dell’inconscio e della sua natura illogica, ambivalente, imbevuta nel paradosso.

E’ solo grazie alla persistenza in noi di questa parte dionisiaca, onirica, irrazionale che possiamo protenderci al di là della soglia, in quell’universo appartenuto al poeta e al drammaturgo, che prima di altri intuirono le risonanze che legano l’anima individuale all’anima cosmica e il mondo degli uomini a quello degli spiriti:

Il fenomeno estetico è semplice: che soltanto si abbia la capacità di vedere di continuo un gioco vivo e di vivere costantemente attorniati da schiere di spiriti, e si è poeti; che soltanto si senta l’impulso a trasformare sé stessi e a parlare immedesimati in altri corpi e in altre anime, e si è drammaturghi.

Friedrich Nietzsche

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