Ogni sofferenza può essere dissolta attraverso l’ascolto consapevole del corpo

La prima cosa che accade quando, chiusi gli occhi, ci ritroviamo nel silenzio della meditazione quotidiana, è che la nostra consapevolezza, il nostro occhio interiore comincia a rivolgersi dentro di noi, nella profondità del nostro corpo.

Ci rendiamo allora conto di quanti fastidi, contrazioni, blocchi, dispersioni di energia ci portiamo dietro ogni giorno.

Se riusciamo a restare seduti e quieti nel silenzio per qualche minuto sarà facile vedere affiorare queste “afflizioni” del corpo.

Gradualmente con la pratica del respiro possiamo cominciare a localizzarle sempre più nitidamente e precisamente.

Se, ad esempio, sto soffrendo da qualche giorno a causa di uno stato di ansia che non riesco a imputare ad una situazione precisa, invece di arrovellarmi cercando di capire il perché sto soffrendo, abbattermi e sentirmi in colpa per non riuscire ad allontanare il mio malessere, conviene provare a fermarsi per fare ritorno all’interiorità, semplicemente chiudendo gli occhi e rimanendo seduto e quieto per qualche minuto.

Seguendo la mia respirazione e sgomberando la mente da pensieri e da preoccupazioni , tento di localizzare la radice della mia ansia, nel mio corpo.

Il primo passaggio di questo Protocollo dice: Localizza la radice del malessere nel corpo.

Il malessere può essere sia di tipo fisico che emotivo, psicologico. Può essere un’infiammazione, una contrattura, uno stato di depressione.

Dov’è localizzata nel mio corpo la mia ansia?

Nasce dal petto, dalla pancia, nella zona della stomaco?

Se avete difficoltà con questo passaggio potete disegnare una sagoma di voi stessi su un foglio e  su di essa segnare il punto da cui vi sembra che si origini e sviluppi la vostra ansia. Potete dare una forma e un colore alla vostra ansia. Potrebbe assumere la forma di un groviglio scuro, o avere degli aculei verdi, o sembrare una chiazza marrone. Non ha importanza, non giudicate né cercate di interpretare il vostro disegno ma state nella sensazione.

Adesso che dovremmo essere riusciti a trovare il luogo nel corpo dove l’ansia si origina, passiamo al secondo passaggio di questo semplice protocollo:

lasciamo che il nostro malessere si esprima

Entriamo nel corpo e contattiamo il luogo preciso in cui la sensazione si origina e poi lasciamola andare, lasciamola respirare.

Sembrerà strano ma ciò che consente ad un afflizione di rimanere per molto tempo imprigionata nel nostro corpo è il fatto che una parte di noi la trattiene, inconsciamente la tiene sotto controllo.

Dato che avvertire una sensazione come l’ansia ci mette in uno stato di allerta, diveniamo tesi, contratti, e così facendo non permettiamo all’ansia di “respirare”, di “esprimersi”.

Ma entrando nella nostra interiorità in uno stato di quiete e di silenzio possiamo lasciare che l’ansia si esprima liberamente, possiamo entrare in contatto con questa sensazione sgradevole e permetterle di parlarci, di comunicarci il perché si trova lì.

Ogni tipo di afflizione, sia essa di natura fisica, psicologica, relazionale, nasconde sempre in sé un insegnamento di vitale importanza per la nostra evoluzione.  Nasconde in realtà la trama stessa del nostro disegno individuale, del nostro destino.

La sofferenza, se abbracciata e accolta, ci conduce al vero “nettare” di questa vita e al dono di poterne sorbire la dolcezza.

Perciò soffrire è un privilegio, è un onore, se impariamo a stare nella sofferenza, a trasformarla e ad apprenderne le lezioni.

Cosa succede se riesco a localizzare il dolore (1° passaggio), contattarlo (2° passaggio), lasciarlo andare (3° passaggio)? Pervengo al 4° ed ultimo passaggio: sarò testimone della dissoluzione dell’afflizione. Forse per questo ultimo passaggio servirà del tempo, ci vorranno più sessioni di meditazione in cui ripeterete i primi tre passaggi del protocollo. Però partirete avvantaggiati: saprete già dove andare a lavorare, qual’è il punto di origine dell’afflizione ed essa sarà divenuta più morbida e malleabile poiché è già stata illuminata dalla vostra consapevolezza, dalla vostra visione interiore.

Mentre questo processo di trasformazione avviene, vi accorgerete che comprenderete nuove cose su di voi e la vostra vita. Il processo di trasformazione fisica innesca un processo di profonda trasformazione psicologica. Potete ad esempio rendervi conto piano piano che la vostra ansia si genera da una vecchia ferita di abbandono, o che avete bisogno di ritagliarvi più tempo per voi, o che non vi sentite amati abbastanza.

Trasformando e guarendo la vostra sensazione di ansia attraverso la meditazione e la pratica della respirazione consapevole arriverete anche in fondo, contemporaneamente, alla sofferenza psicologica, poiché ogni malessere nasce nel corpo e attraverso il corpo può essere dissolto.

Se siamo riusciti a completare il secondo passaggio siamo forse divenuti consapevoli di un insegnamento molto importante: più mi lascio andare e più la vita mi sostiene, più mi contraggo e più impedisco agli eventi di fluire e di trasportarmi là dove devo arrivare.

Possiamo immaginare che questo sostegno universale sia come un oceano calmo in cui è possibile rimanere a galla senza nuotare, senza sforzarsi: il processo del lasciarsi andare ci conduce sempre più in profondità nel cuore della vita, apprendiamo la forza in assenza di forza e il fare tramite il non fare.

Da questa prospettiva ci rendiamo conto dell’insensatezza del nostro correre affannoso verso l’uno o l’altro progetto. Se siamo al centro della vita, infatti, saranno le opportunità a cercarci poiché verranno attratte dal nostro senso di quiete e di pace verso cui tutto l’Universo tende.

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Spirito e Materia

<<E’ come se lo psicologo perforasse la psiche per giungere alla massima profondità e toccare la materia e il fisico perforasse la materia per giungere al suo punto più profondo, il suo spirito. Quello è il punto di incontro di queste scienze. In un certo qual modo è come se si scavasse un tunnel da entrambe le parti. Così ora ci troviamo davanti all’eccitante soglia dell’ultimo diaframma>>.

Marie Louis Von Franz

Marie Louis Von Franz, psicoanalista, scrittrice  e stretta collaboratrice di Carl Gustav Jung, definisce il punto di svolta in cui ci troviamo: ” la soglia dell’ultimo diaframma”. Questo diaframma è un portale in grado di mettere in comunicazione il piano della mente con quello della materia (Mind and Matter).Nautilus-in-Black-and-White-1208

Il riduzionismo e la pretesta di oggettività con cui le scienze dure sono state indagate dall’epoca del positivismo in poi, non trova più riscontro nella nuova fisica subatomica, dove si rintracciano comportamenti così altamente bizzarri del corpuscolo onda/particella, tali da non rientrare più in un campo di coscienza lineare, come quello voluto dal riduzionismo.

Le recenti scoperte della fisica subatomica sembrano andare nella direzione di un incontro tra spirito e materia, tra fisica e coscienza, due dimensioni della realtà fino ad ora ritenute assolutamente inconciliabili.

Questo rinnovato incontro può essere indagato da differenti angolazioni che sono in parte materia di questo blog:

  • la fisiologia del corpo e l’anatomia sottile o campo energetico umano;
  • la fisica subatomica e le sue sorprendenti analogie con la teoria dell’inconscio collettivo e le leggi non duali e non lineari della coscienza;
  • il sistema dei chackra come ponte di unione tra corpo e psiche, definito “il ponte dell’arcobaleno”;
  • la pratica della mindulfness comparata agli studi nel campo delle neuroscienze;
  • la filosofia comparata tra oriente e occidente;
  • la risacralizzazione dell’eros e della sessualità;
  • l’alchimia.

Tutti questi punti fanno parte, proprio come in un frattale dove ogni piccola parte è specchio dell’insieme, di un medesimo nuovo paradigma concettuale che sta sempre più emergendo dall’inconscio collettivo per stabilizzarsi nella coscienza dell’individuo e che prevede la reintegrazione di tutta una serie di opposti, proprio come in un mysterium coniunctionis alchemico.

Attraverso queste guarigioni del sistema psico fisiologico e la reintegrazione di unità disgregate della psiche si opera una vera e propria trasmutazione iniziatica che passa il piombo al fuoco sacrificale per pervenire a toccare il vero oro alchemico: il punto di incontro tra l’anima e il sé.

Dallo yang allo yin: i cambiamenti essenziali che ci attendono

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Margherita Arkaura

All’inizio del Nuovo Millennio si parlava di inversione dei poli magnetici terrestri e si prospettava per l’inizio di questa fantomatica Era dell’acquario un forte stravolgimento della coscienza globale, un annientamento sempre più radicale del Vecchio Paradigma.

Il cambiamento, in questo momento, sta coinvolgendo in particolare i poli energetici maschile e femminile, l’energia attiva solare del maschio alpha si sta acuendo raggiungendo la sua acme per poi entrare nelle fase discendente.

Quello a cui stiamo assistendo in questi ultimi tempi tra femminicidi e crimini di odio,  è il colpo di coda di un tipo di energia che non ha trovato modo di controbilanciarsi nell’era del patriarcato ed ha pertanto severamente danneggiato l’equilibrio dell’ecosistema globale, insieme alla coscienza collettiva e all’Anima Mundi.

Questi essenzialmente i cambiamenti che si prospettano:

  • Passaggio dal fuori al dentro: lo yin ci renderà molto meno interessati al fuori e più orientati verso l’interiorità, il gioco creativo, la sperimentazione, senza fini specifici.
  • Il passaggio a questo tipo di energia passiva significherà anche un ritorno al corpo. Comprenderemo che le risposte e la conoscenza non provengono solo da libri, guru, religioni, scienza, ma possono essere recuperate attraverso l‘intuito, l’istinto, le sensazioni, il contatto con la natura e con il cosmo, almeno per quanto riguarda le informazioni che servono a noi e alla nostra sopravvivenza fisica, mentale e spirituale. Riacquisteremo il nostro Potere Sessuale femminile e il nostro primordiale istinto di auto conservazione.
  • Le azioni saranno meno orientate allo scopo, ci si abbandonerà più fiduciosi al flusso naturale e spontaneo degli eventi e degli incontri, percependo che la volontà dell’Io si compie seguendo la più ampia danza cosmica e i ritmi di Madre Terra.
  • Il maschio alpha imparerà che per la propria stessa sopravvivenza emotiva, fisica e spirituale su questo pianeta dovrà cominciare a prestare orecchio al sacro femminile che dimora in lui, abbandonando la paura che questo significhi dare adito ad un’ era di dominio di donne su uomini. Il sacro femminile alberga in uomini e donne indifferentemente e aprirsi alla sua energia significa contattare la propria emotività ed autenticità (per approfondimenti su questo punto si legga qui). Nell’era del sacro femminile cade l’idea stessa di dominio e di potere e il binomio vincitori-vinti. Questo paradigma non è supportato né riconosciuto dall’energia yin di Madre Terra.
  • L’ultimo cambiamento, quello che forse la nostra generazione non vedrà compiuto, sarà l’abbandono spontaneo e graduale dei tradizionali circuiti finanziari che strangolano le nostre vite. Gli individui torneranno ad avvertire fiducia totale e naturale nell’economia della reciprocità e del dono e sapranno creare e co-gestire comunità solidali totalmente autosufficienti con tecnologie ad impatto ambientale pari a zero.

Prima che quest’ultimo punto si compia ( che è forse ciò a cui tutti aspiriamo perchè è in questo punto che le nostre vite cambiano davvero, nel concreto)  è necessario che si passi per i punti precedenti e che questa inversione dei poli energetici faccia il suo corso. A noi però il compito di favorire il suo flusso e di porre la minor resistenza possibile al cambiamento.

Cosa fare per favorire l’inversione:

  • Astenersi dal fare tutto ciò che alimenta la vecchia energia;
  • Non misurare il proprio valore in termini di prestazioni. Osservare ed entrare in contatto con il proprio valore intrinseco e naturale;
  • Riscoprire la conoscenza diretta e non mediata. Il sapere intuitivo. Fare pratica con materiali naturali, pietre, erbe, colori, pitturare, scrivere, condividere la propria creatività senza scopo, se possibile co- creare percorsi artistici e spontanei con altre donne o con uomini che già si trovano nella nuova energia; creare rituali, atti magici, entrare in sintonia con gli elementi, i punti cardinali, le stelle, le antiche deità della cultura primitiva o arcaica che sentiamo più affine con noi;
  • Iniziare a percepire il tempo come spesso, profondo, abissale e non come qualcosa che corre in linea retta sempre nella stessa direzione;
  • Allentare la presa sulla vita, operare con fiducia a partire dal qui ed ora.

Questi solo alcuni spunti…

E’ arrivata l’ora di capire che sulla divinità ci camminiamo e ci viviamo da sempre perchè, come diceva qualcuno, “Il Paradiso è già qui, è che nessuno lo vede”.

Immagine di Margherita Arkaura:

https://le7piumedoro.wordpress.com

http://arkaura.wix.com/arkaura#!untitled/c1h11

Ecate la trivia: quando la terra non dà frutto

Una delle più antiche Dee della mitologia mediterranea, Ecate, è stata ed è tutt’oggi l’archetipo di Dea più scomodo con cui la cultura patriarcale si trova ad interfacciarsi. Ecate, in primo luogo, non è madre e in secondo luogo è una donna totalmente libera da relazioni, quella che la cultura popolare è stata condotta a definire con il termine denigratorio di “zitella”.

La donna sola e senza figli è una donna che nella nostra cultura di stampo profondamente patriarcale è avvertita come una distorsione nell’ingranaggio del sistema, come tale deve avere qualcosa che non va, non può aver scelto deliberatamente di rimanere nella condizione di indipendenza dai legami familiari, qualcosa dev’essere andato storto: è lei che ha scelto o non è stata scelta? Escludendo la prima ipotesi la cultura patriarcale punta il dito sulla seconda: è lei che non è stata scelta, poiché in lei c’è qualcosa che non va.

Così si attua un subdolo meccanismo denigratorio e svalutante di cui le stesse donne spesso sono le principali fomentatrici.

Questo produce anche un secondo effetto: dato che la cultura patriarcale non ha simboli per riconoscere questo tipo di donna, la donna Ecate diventa la donna demonio, la strega temuta e maledetta del MedioEvo. E’ molto frequente l’associazione tra donna e demonio nella cultura cattolica dominata dal patriarcato, poiché tutto ciò che esula dal simbolo di moglie e madre non ha una sua propria simbologia e diventa dunque una diavoleria, l’opposto etimologico di simbolo.

La stessa sorte la subiscono le donne divorziate, le donne amanti, le cosiddette “ragazze madri” che per quanto adulte non ricevono nella denominazione popolare il titolo di “donna”, perchè non hanno a loro fianco un uomo-padre che le faccia tali.

Si ritiene che l’unica via possibile per realizzare a pieno la femminilità sia il concepimento e la maternità, in realtà la dea trivia è una dea sterile che consapevolmente non dà frutto. Astrologicamente Ecate si lega alla luna nera, una luna che simboleggia il momento di stasi e riposo della terra.

L’omissione di questa Dea è connessa con lo sfruttamento massiccio della terra che viene forzata e violata nei suoi ritmi di stasi e concepimento.

La terra non è naturalmente sempre disponibile a dare frutto, ci sono lunghi tempi di riposo e attesa, in cui la terra deve semplicemente essere ciò che è: solo terra senza seme, terra senza lavoro produttivo. In questa stasi la terra è solo e semplicemente sé stessa.

La donna Ecate oggi è ancora oggetto di un pesante stigma sociale, ma lentamente sta avvenendo un movimento che conduce le donne sempre più a contatto con sé stesse e con la propria autenticità.

Ogni donna ha una o più dee che le scorrono nel sangue e in con cui potersi confrontare per allargare i propri orizzonti interiori di riferimento. In un libro che ci parla di futuro, Donne senza Dee di Matteo Pavesi, veniamo introdotti a questi antichi e dimenticati archetipi che ci parlano di noi molto da vicino. Ci sono le donne dee sposate e madri, le donne dee sacerdotesse, le donne dee sacre e guerriere. Tutte queste dee avevano una precisa collocazione nel Pantheon greco, che come rilevato da Hillman, è per noi un pantheon psichico, ed hanno una precisa correlazione con l’ordine cosmico ed astrologico.

Guardando troppo al Sole, ci siamo dimenticati della Luna, della Terra, delle Pleiadi e per quanto riguarda il maschile il discorso è lo stesso.

Tutte queste deità rappresentano la personificazione di un’energia ben precisa che ci accompagna da quando nasciamo e che segna molto profondamente la nostra storia.

Per chi volesse approfondire consiglio la lettura dell’ebook di Pavesi, Donne senza Dee, che ha il pregio di attualizzare queste dee mostrandoci come la loro antica energia riesca a trovare spazio ancora oggi, con fatica, in un tipo di cultura che le ha dimenticate, quando non addirittura ripudiate ed estromesse dalla storia.

 

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Il ritorno delle Dee, il ritorno della Pace

E’ in atto una catastrofe.

Come per tutte le cose, anche per la parola catastrofe possiamo ricavare una grande ispirazione nell’andare alla ricerca della sua etimologia. I significati più profondi delle parole sono infatti nascosti nelle radici e, ancora prima, nei suoni delle parole stesse.

Catastrofe per me è una parola bellissima, solo il suo suono già esprime molto del suo significato.

Noi pensiamo che catastrofe significhi rovina, la fine di tutto, ma invece significa stravolgimento, capovolgimento.

E pensate: il termine greco strophè  indica l’atto di volgersi, poiché gli antichi quando cantavano gli inni davanti all’altare degli dei, si giravano prima verso destra e poi verso sinistra (antistrofe) a imitare il moto orario ed antiorario dei cieli. Tutto per l’uomo antico trovava una collocazione cosmica.

Cata-strofe significa letteralmente volgere sotto, verso il basso.

Rivolgersi verso il basso.

Quindi abbiamo nella strofa e nell’antistrofa il cielo, nella catastrofe, la terra.

Questo legame tra il capovolgimento e la terra, l’andare sotto, è parecchio calzante. E’ dalla terra che arriva infatti l’energia nuova, in grado di abbattere e stravolgere il vecchio e far sorgere il nuovo.

Ora, secondo me, abbiamo dato troppo spazio al Cielo, a livello teologico e spirituale intendo, e ci siamo proprio dimenticati della Terra.

La Catastrofe che stiamo vivendo ci sta portando a rivolgerci nuovamente verso il basso per far riemergere dalla Terra l’energia nuova.

Secondo le sapienti simbologie antiche, il Cielo era Padre, la Terra era Madre.

In queste simbologie è veicolato un sistema compiuto di energia-coscienza. Possiamo dire di essere stati imbevuti fino in fondo nell’energia del Dio solare, ma cosa ne è dell’energia coscienza, delle dee lunari e telluriche?

Questo è un pezzo di noi che non ha trovato modo di farsi simbolo e ciò che non è simbolo è il suo opposto etimologico: diabolico.

Diviene diabolica e perturbante una forma coscienza che non ha potuto definirsi entro una cornice di senso compiuto, attraverso il simbolo.

Perse le dee abbiamo perso il corpo, l’intuito, l’istinto, la sensualità e anche la possibilità di dare senso alla dimensione dell’oscuro, all’interfaccia con la morte, una catastrofe in quanto capovolgimento e ritorno alla terra, rinascita e trasformazione.

Non solo: perse le Dee abbiamo perso la gioia e la pace, poiché delegando il nostro unico riferimento teologico al mito del Dio Solare abbiamo creato un individualismo ipertrofico e una società essenzialmente fondata sulla guerra, sul modello vincitori-vinti.

Ripopolare il pantheon attraverso le antiche forme-coscienza che le dee personificano significa ridare equilibrio al nostro corpo, riportare il sacro nel corpo e ricucire questa spaventosa dualità tra spirito e materia che tanto ci ha danneggiato.

Significa altresì la possibilità di fondare una società basata sulla cooperazione, la condivisione e l’uguaglianza, non perchè sia moralmente giusto, ma perchè è divenuto necessario e urgente ai fini della nostra stessa sopravvivenza fisica e spirituale su questo pianeta.

Ricondurre le dee cacciate via dal Pantheon in noi significa in una sola parola la possibilità della nostra salvezza e rinascita in un mondo nuovo e pulito.

La Guerra è finita,

che sia la Pace.

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