Il Karma: la sottile arte del non attaccamento

Il concetto di Karma è completamento frainteso nella nostra cultura popolare di occidentali.

Siamo soliti spesso usare espressioni come ” Cattivo Karma”, per sottintendere come azioni negative compiute in vite passate possano ripercuotersi nel presente, facendo permanere la persona in condizioni negative o facendole sperimentare continue sfortune, catastrofi, disastri.

Pensiamo comunemente che solo riparando questo “Karma negativo” , che è come un fardello con cui siamo equipaggiati fin dalla nostra nascita, una sorta di peccato originale, potremmo liberarci dalla sofferenze e dalle cause della sofferenza.

Questo modo di pensare forse riflette il nostro condizionamento giudaico-cristiano che ci ha abituati a stare dentro rigidi schemi di azione negativa=punizione, azione positiva=ricompensa, ma non ha niente a che vedere con l’originario significato che i Veda attribuiscono a questo termine.

Karma significa letteralmente “azione”, azione che può essere buona o cattiva e che ci rende prigionieri del ciclo delle morti e delle rinascite, ci tiene ciò prigionieri dell’illusione e della sofferenza. Anche un’ azione buona può, in questo senso, tenerci vincolati all’illusione e allontanarci dalla liberazione dalla sofferenza, se compiuta con attaccamento.

Il concetto chiave per comprendere il significato di karma è quello di “attaccamento”.

Ogni qualvolta che un’azione viene compiuta con attaccamento stiamo producendo karma che produrrà una forza uguale e contraria a quella generata dalla nostra azione.karma tarocchi

Da una ruota, infatti, si scende e si sale. L’azione è estesa ad ogni cosa: il pensiero è un’azione, amare è un’azione, percepire la realtà con i nostri sensi è un’azione. Quindi non dobbiamo pensare all’azione come al fare qualcosa di concreto, ma estendere questo concetto di azione a tutto ciò che possiamo sperimentare nel momento presente. Per attaccamento all’azione dunque intendiamo l’attaccamento a tutto ciò che non sia il nostro vero sé, alla dispersione del nostro vero sé nelle molteplici illusioni della forma e della realtà.

Per esempio in Occidente coltiviamo dall’epoca Romantica il mito dell’amore, ma l’amore concepito come facciamo noi Occidentali è un’azione karmica poiché viene accompagnato dall’attaccamento, dal possesso, dall’idealizzazione e produrrà, quindi, in forme diverse, il suo contrario, gelosia, odio, rabbia, disgusto, senso di privazione della propria libertà, separazione. L’amore occidentale è in assoluto l’illusione più perniciosa poiché, ad esempio, proprio per la sua esaltazione a sentimento che rende una persona buona e giusta, può tenere per una vita incatenato un figlio ad una madre, senza che questi osi mai ribellarsi e conquistarsi la propria individuazione. Quanta stordimento e quanta paura possono farci allora queste parole:

Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.

(Matteo 37-39)

Cristo spezza con queste parole la legge del karma, ci invita ad uscire dalla ruota dell’attaccamento, l’attaccamento ai nostri beni più cari, quelli affettivi, ma anche, nel finale, l’attaccamento alla vita stessa, perchè anche se può essere terrorizzante “attraversare la grande acqua”, dall’altra parte diventeremo figli, madri, amanti di qualcosa che non ci pone vincoli: l’universo stesso, l’unico luogo da cui un amore reale è veramente possibile.

Altrimenti potremmo sempre fare come Mazzarò, il personaggio di una bellissima novella del Verga, che tanto attaccato com’era alla sua “Roba” (la ricchezza materiale, terreni e bestiame, ma anche il lavoro stesso) in punto di morte “andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini”, al grido di “Roba mia, vientene con me!” (Giovanni Verga, La Roba 1883).

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2 pensieri su “Il Karma: la sottile arte del non attaccamento

  1. Grazie Irene, brillante sintesi! mi è piaciuto in particolare il concetto di azione vista come “tutto ciò che possiamo sperimentare nel momento presente”, il che porta alla conclusione che anche non facendo nulla, ma attaccandosi a quel non fare nulla, si producono istanze karmiche che poi esigeranno prima o poi risposta evolutiva.

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  2. Grazie a te Paolo di essere passato! Da quello che ho potuto osservare partendo dalla mia esperienza, esistono attaccamenti più grandi e attaccamenti più piccoli. Nel non far nulla, cioè nel non produrre almeno esternamente, alcuna azione, stiamo comunque producendo attaccamenti che dipendono da ciò che pensiamo. Se non produco azione fisica ma sto rimuginando su un fatto accadutomi che mi ha fatto indispettire, sto producendo un piccolo attaccamento a un pensiero e a una emozione del tempo passato.
    La radice di tutti questi piccoli attaccamenti è la percezione che esista un tempo al di là di quello presente.
    L’attaccamento al tempo, passato o futuro, è un piccolo attaccamento a cui solo i risvegliati, i grandi maestri di saggezza, riescono a rinunciare.

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