Salvatora Marzo e il principio della magia naturale

Salvatora Marzo è una terapeuta del rito coreutico musicale e cromatico della taranta. Per la precisione, Salvatora, detta Tora, suona, nel gruppo dell’orchestrina di Nardò, il tamburello a cornice.

Un’immagine, quella della Marzo, profondamente evocativa di quel mondo nascosto, sommerso, invisibile che è stata la dimensione delle guaritrici popolari del Mezzogiorno.

<<Tora>> non guariva soltanto attraverso la musica, ma anche attraverso la <<magia popolare>> trasmessa da Nonna Antonia.

Era una <<aggiustaossa>>, una levatrice, un’erborista naturale.

Curava attraverso una tradizione che si trasmetteva per via matrilineare e che si avvaleva dell’utilizzo di formule, pozioni <<sanapiaghe>> composte in particolare da erbe e albumi, orazioni e unguenti.

Tora era un punto di riferimento per la comunità, onorava e custodiva il servizio a quest’Opera antica, che nonostante l’avvento del paradigma materialista e riduzionista, continua a coesistere, nascosta e silente, anche nella modernità, dando sollievo al corpo attraverso la cura dell’Anima.

Per comprendere l’Universo della Magia Naturale è necessario tornare un pò indietro nel tempo, fino a raggiungere quel mondo pre patriarcale dell’Antica Europa, dove esisteva un culto molto particolare e sentito che era il culto della Dea Madre.

Questo tipo di culto si avvaleva di una leadership spirituale a prevalenza femminile, dove il ruolo del maschile era quello di <<custode>>. La donna, infatti, facendosi <<canale>> ed intermediaria tra il Mondo visibile e quello invisibile, transitava in dimensioni alterate di coscienza dove la compagine ordinaria dell’io si allentava e durante le cerimonie collettive, vi era la necessità di figure di protezione.

Le <<invasate>>, di cui rintracciamo le vestigia in alcuni rituali ellenici come quello delle menadi, delle baccanti dionisiache, si facaveano <<vaso>> per accogliere e contenere il soffio della divinità.

Grazie a questa capacità di transitare tra i mondi, erano spesso le sacerdotesse, gli oracoli da cui ci si recava per ricevere vaticini e profezie.

Sembrerebbe proprio che la capostipite simbolica del genere umano sia proprio una sciamana, che convogliava nella sua persona il potere, tra gli altri, del metamorfismo, ovvero quello di “mescolare” la propria coscienza con quella di piante, animali, minerali. L’arte della guarigione attraverso la pratica erboristica antica, derivava proprio da questa capacità di sentire <<come se>> si fosse quella stessa pianta, accordandosi alla sua anima-essenza.

In questo modo si comprendevano nel profondo le proprietà delle stesse piante medicinali perchè si diveniva una sola cosa con queste. La magia naturale infatti si fonda sul pensiero analogico, un pensiero simile a quello onirico che funziona per analogie e assonanze e non per concatenazioni logiche. In questo tipo di coscienza analogica, il pensiero era magico simbolico, l’approccio al malessere poetico e il malassere, la malattia stessa, una manifestazione dello Spirito che chiedeva di essere pacificato attraverso il rituale. Il rituale conduceva dentro a un tempo senza tempo, a contatto con un adesso arcaico eppure sempre attuale, dove si ricevevano immagini, epifanie, simboli che conducevano a tramutare lo Spirito adirato (la Malattia) in un Alleato di Potere, uno Spirito protettore.

Anche qui si possono osservare processi di identificazione e osmosi con lo Spirito, con l’Animale di potere di cui le antiche sciamane potevano portare le pellicce sul corpo. La strada di trasmutazione non era quella dell’opposizione alla Malattia, ma di un ascolto così profondo della Malattia che si diveniva una sola cosa con lo Spirito della Malattia stessa. Tutto questo è possibile perchè la Dea è immanente e in ogni cosa.

Il principio della Grande Madre è questo: Una e Molteplice, Vuota e Piena, in tutte le cose e in nessuna. Così le sue figlie, vivono il divino e il sacro in una dimensione quotidina e familiare, lo rintracciano e contattano attraverso le arti antiche, il tessere e filare, il cucire, il cucinare, produrre oggetti artistici, coltivare le proprie piante medicinali, confidarsi e ridere con le altre donne.

La Dea, lungi dall’essere scomparsa, si è solo nascosta in ciò che è più piccolo, più umile. Lontana dalle luci della macro storia, convive con i suoi figli e le sue figlie nella vita di tutti i giorni, nella semplicità del quotidiano, nel fare semplice, nel mettersi a servizio della propria comunità, portando a chi soffre il sollievo in un unguento fatto a mano, un pane cotto nel proprio forno, una visita in grado di rallegrare l’animo.

In queste figure di donne, come quella di Salvatora Marzo, la vediamo rilucere la sua impronta fatta di gesti sapienti eppure semplici, antichi eppure eterni e intramontabili.

Per approfondire si consiglia:

Salvatora Marzo. Biografia di una guaritrice. Con CD-Audio.Un libro di Ornella Ricchiuto pubblicato da Liquilab nella collana La zattera di pietra.

Tarantate: tra eros mito e magia

La taranta: un mondo di echi che ci portano a diretto contatto con un universo simbolico altro, a cavallo tra ragione e pathos, tra mitos e logos, magia e mistero.

Fenomeno prevalentemente femminile dove l’esorcismo domestico si configura come uno spazio di catarsi che porta al di fuori dei confini abituali dell’Io.

La chiave di guarigione dal morso avviene attraverso il passaggio dalla dimensione storica a quella transpersonale che attiva la trasformazione del veleno in medicina con particolare assonanza con le pratiche sciamaniche.

Un’antropologa (Irene Conti) e un’attrice/cantante (Elena Verri) esplorano, attraverso i loro specifici canali espressivi, questo universo arcaico, restituenduendone un’immagine suggestiva e veicolando un messaggio, tuttora attuale, di libertà e autodeterminazione.

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