La reincarnazione nello stesso corpo

E’ un fenomeno di cui si parla poco, ma sempre più frequente nell’energia della Nuova Era.

Rinascere in vita completamente puliti, limpidi e purificati, significa morire in vita.

Morire in vita non è facile, ma miglialia di persone lo hanno fatto: sono i cosiddetti Maestri, coloro che sono riusciti a bruciare il karma familiare, ascendere alla dimensione che travalica i confini dell’Io storico, stabilizzandosi nella non dualità.

Questa trasformazione così radicale è anticipata dalla NODA (Notte oscura dell’anima), un lento dissolversi delle strutture dell’Io, un graduale abbandono di ciò che prima risultava familiare.

Cosa accade a livello energetico e fisico durante il percorso di reincarnazione nello stesso corpo?

La linea harica del campo energetico viene bruciata.

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Questa linea connette, attraverso il canale del corpo fisico umano, il cielo con la terra, la dimensione sottile con quella fisica. Passa attraverso punti che non vanno confusi con i chakra, poichè sono più profondi e hanno a che fare con il tema dell’incarnazione stessa. Questi punti tengono insieme il corpo fisico, fornendogli un senso di scopo e di stabilità, attraverso “istruzioni” del proprio Piano di Incarnazione (ciò che siamo venuti ad imparare). Quando la linea harica è dritta e luminosa è segno che siamo in perfetta salute e che siamo allineati con il divino: il nostro karma è diventato dharma, il nostro essere qui non ha più lo scopo di liberarci dalle prigioni dell’Io inferiore, ma di metterci a servizio dell’Opera più vasta attraverso il nostro Sè superiore.

Per maggiori approfondimenti sul tema della linea harica: Barbara Brennan

Durante questo processo, inoltre, Il DNA viene attivato dal 30% al 100%, poichè si accede a piani di conoscenza superiori che sono contenuti negli strati del DNA oltre il terzo e che riguardano l’accesso ai nostri registri akashici, l’apprendimento dell’energia di amore-compassione, l’unione con il divino interno, ecc…

Per maggiori approfondimenti: https://www.macrolibrarsi.it/libri/__kryon-i-12-strati-del-dna.php

Quando ha inizio il processo di reincarnazione nello stesso corpo, la vecchia informazione con cui il corpo veniva tenuto insieme grazie alla linea harica si disintegra.

La nostra possibilità di essere tenuti insieme dalla materia è data da un “Patto” che abbiamo fatto prima di incarnarci che riguarda l’apprendimento di determinate lezioni. La linea harica contiene, insieme al DNA, una specie di codice in cui queste informazioni vengono scritte; è un contratto che abbiamo stipulato con il nostro Sè superiore, stabilendo che saremmo venuti sulla terra per sciogliere determinati nodi karmici ed apprendere determinate lezioni, per raggiungere lo scopo di riunirci all’Amore divino onnipervadente. La dissoluzione della linea harica avviene quando questi insegnamenti sono stati appresi. Sempre più persone riescono a soddisfare in vita le richieste del contratto e quindi Anima chiede la formazione di un nuovo “contratto”. E’ così che cominica il lento processo di reincarnazione nello stesso corpo.

Nel corpo si producono disturbi di ogni tipo durante questo percorso. Esso ha perso la sua informazione originaria, il suo “codice”, e quindi non riesce a “tenersi insieme”. Ha inizio un processo di smembramento, una decomposizione delle strutture energetiche profonda, la cosiddetta “nigredo” alchemica. In questa fase il praticante sulla via del risveglio si ritrova assalito dai parassiti energetici: proprio come nel mondo organico, il mondo sottile ha i suoi “spazzini”, noi li temiamo, ci repellono, ma hanno una loro funzione essenziale che è quella di condurre il processo di putrefazione al suo compimento, mangiandosi ciò che non serve più. All’inizio di questa fase siamo preda di emozioni spiacevoli. La nostra parte ombra viene sollecitata. Anche se ci siamo sganciati da determinati schemi emotivi già da tempo, essi tornano, per essere espulsi in via definitiva attraverso le forze parassite. Questa ripulitura provoca dolore, sia fisico che psichico e può durare anni. Ma il praticante sa che è venuto qui per questo scopo e quindi accetta di buon grado e con spirito rassegnatario questa prova del fuoco, attendendo con molta pazienza e fiducia che questo fenomeno faccia il suo corso naturale.

Seppur sia difficile con la mentalità che abbiamo oggi, accettare simili conoscenze, è pur vero che esse erano considerate pane quotidiano nelle società sciamaniche legate alla religione naturale, dove la malattia era sempre considerata una “chiamata” dello spirito, era il risvegliarsi di forze invisibili che comunicano attraverso il sintomo a partire dal piano sottile. Non c’è da stupirsi che la medicina di oggi sia impotente di fronte alla grande maggioranza dei disturbi. E’ errato l’approccio alla malattia. Cambiando questo approccio non esiste malattia che non sia curabile, ma l’unico detentore del potere di guarigione è il paziente stesso, se utilizza il proprio disturbo come Maestro e non come nemico.

Come si conclude il processo di reincarnazione nello stesso corpo?

Molto lentamente la vecchia linea harica viene del tutto dissolta. Ciò significa che il DNA viene modificato. DNA, linea harica e kundalini sono tre facce dello stesso fenomeno. Le strutture karmiche familiari vengono sgretolate, i traumi legati a vite passate visti e risolti, si rinasce così puri e liberi, incontaminati. Abbiamo preso corpo proprio per raggiungere l’obbiettivo dell’incontaminazione, poichè nella dimensione fisica è più facile e rapido raggiungere la piena liberazione. Prendere corpo è un’occasione rara e preziosa per svolgere fino a fondo e completamente questo lavoro. E’ l’unica cosa che dobbiamo fare, in fondo.

Al termine della reincarnazione la linea harica si riforma con nuove istruzioni e torniamo a sentirci radicati e parte del mondo. Durante il processo può capitare di viaggiare in piani astrali per gran parte della giornata e perdere addirittura la connessione con il corpo durante la notte. Questo perchè la nostra identità, la nostra impronta animica è in questo periodo in fase di incubazione sui piani più alti e la nostra coscienza è pertanto sollecitata a connettersi con l’impronta in questi reami superiori. E’ particolarmente frequente, quindi, in questa fase sentirsi “per aria”, fluttuanti in luoghi lontani, disconnessi dal resto della propria famiglia d’anima. Chi torna da questo viaggio, però, torna detenendo importanti conoscenze metafisiche e spirituali che avvengono tramite trasmissione in chiaroconosceza, nel momento in cui la nostra impronta si trova nelle dimensioni astrali. Può insegnare e spiegare concetti metafisici agli altri con più facilità e segue una nuova missione di servizio al fine di aiutare quante più persone possibili a compiere il suo medesimo viaggio.

Con Amore e gratitudine,

Irene Adi Rahimo Conti

Sostieni il percorso di Fiamma Gemella attraverso il lavoro dell’anima

Compiere il lavoro che più ti piace, che ti fa sentire realizzata, al centro di te stessa, è molto importante per riuscire a sostenere il percorso di Fiamma Gemella, che è un percorso in cui energie estremamente potenti sono all’opera.

Soprattutto in quei casi in cui il maschile è ancora inconsapevole della natura del rapporto, fugge o è incastrato in relazione karmiche, la parte femminile ha un urgente bisogno, un’urgente necessità di prendere in mano la propria vita e trasformarla in ciò che ha sempre desiderato.

Arriverà a scoprire che adesso ha il potere per farlo, ha il coraggio, possiede tutti i doni che sono derivati dal sacrificio, dalla dolorosa esperienza della separazione. Il suo amante, che durante la separazione, è sempre presente, anche se invisibile, le sussurra all’orecchio le migliore mosse da compiere, i migliori passi per affrontare gli ostacoli e sempre veglierà su di lei, affiancandola nel percorso verso la sua realizzazione e gioiendo dei suoi successi.

Il Maschile ammira molto il femminile quando esce dalla sua tana, affrontando la paura, l’insicurezza, l’attaccamento, il bisogno, per mettersi al centro di sè stessa. Questo è il suo più grande dono, che supera addirittura il ritorno all’unione fisica, perchè a quel punto il femminile approda in un luogo di intensa pienezza, unita al suo ideale. Da quel luogo la riunione potrà avvenire oppure no, il femminile risvegliato permane comunque sospeso nel suo stato di estasi e immoto piacere a cui si approda facendo esperienza dell’amore puro. La ricerca affannosa della riunione cessa, l’amore è più forte dell’aspettativa, l’amore scioglie le pretese della mente per arrendersi nell’ abbraccio del suo sposo cosmico e da questo luogo al femminile non rimane che ringraziare il suo amante e benedire ogni singola sua mossa, poichè l’ha condotta all’essenza ultima di sè stessa.

L’amore ci ha riportato infine verso noi stesse e ci ha benedetto con la luce pura della sua grazia.

Adesso quell’amore è un incendio che può darsi al mondo, che ci rende coraggiose, vive e instancabili.

Ma la chiave per questa riuscita sta nel cavalcare il proprio giusto veicolo, quello che ci è stato assegnato, e che può avere le sembianze più bizzarre, originali, incomprensibili per la mente ordinaria. E’ un veicolo che va riconosciuto a partire dal fuoco della propria passione, al di fuori della mente, attraverso le lenti della poesia., dell’arte, della musica. Tutte noi ne possediamo uno, può avere le sembianze di un unicorno, di un drago, di una farfalla. Scopri il tuo veicolo ideale cercando tra gli eventi e le immagini della tua vita quelle hanno suscitato in te il pathos più intenso, le emozioni più significative, le fantasie più vivide e meravigliose! E’ proprio lì, in quel luogo di potere e bellezza, che il tuo sposo cosmico vuole condurti. Segui il suo richiamo!

L’anima, una volta risvegliata, può servirsi di questo veicolo (il suo dharma, l’opera dell’anima) per dispensare i suoi benefici, traendo dal suo prodigarsi, dal suo darsi incessante, nutrimento infinito e abbondanza.

Adesso, la mendicante si è trasformata in un Imperatrice e conosce a fondo la natura della sua ricchezza. Il suo potere è stato forgiato al fuoco del’Amore e, pertanto, non può più sbagliarsi. Non può più usare il suo potere per schiacciare gli altri, per manipolare, per competere, per controllare. Ora quel potere è sano, è pulito e può così guarire, risvegliare, vivificare altre anime.

L’unione con la propria missione, con il proprio “dharma” come direbbero i buddisti, il proprio ikigai, come direbbero i Giapponesi, ha infatti a che fare con il portare alla luce i frammenti seppelliti di Anima, in modo che risplendano nella luce della coscienza. Fare questo significa liberarsi dai nodi del Karma, ripulire a fondo il proprio corpo fisico affinchè possa sostenere la luce a cui la Fiamma Gemella lo espone.

La trasparenza e la totale nudità sono prerequisiti necessari in questo percorso, poichè la luce deve arrivare ad attraversarci senza più scontrarsi con nessun ostacolo. Quella luce è, infatti, talmente potente, che se incontra anche una briciola di ego ancora intatta può trasformarsi in un ombra così profonda da distruggerci.

Mano a mano dunque che si abbandonano le ossessioni, il rancore, la pretesa, il bisogno, l’aspettativa e si accede alla propria luce interiore, il discorso cambia. Ci si ritrova molto interessate a raccogliere i frutti che ogni giorno il percorso dipendia per noi e a goderne sempre più in profondità. Il lavoro, l’opera che svolgiamo e attraverso cui ci sentiamo realizzate è uno degli aspetti con cui il nostro sposo si unisce a noi. Gli altri due sono il cammino spirituale e l’unione erotica e amorosa. Quando l’ultimo aspetto non si manifesta nella materia si possono comunque potenziare gli altri due e lasciarsi cadere in essi, per continuare a godere a pieno dell’unione. Perdere energia nel dolore o nella crisi da mancanza è uno spreco incredibile, la perdita di un potenziale che ciascuna fiamma ha e che può essere messo a disposizione rendendoci felici, noi per prime, ed in seguito, rappresentando un enorme, enorme, beneficio per gli altri esseri umani.

Il lavoro dell’anima e il cammino spirituale sono altri modi che la Fiamma conosce per ridurci all’essenza del nostro essere. Cosa c’è dunque che ti smuove? Dov’è che brucia il fuoco della tua passione? Ti emozioni quando cucini, quando scrivi, quando disegni, quando componi musica, quando canti? Segui quel fuoco, segui la chiamata, perchè è lì che il tuo sposo ti attende per riunirsi a te ad ogni istante.

Con amore e gratitudine,

Irene Adi Rahimo Conti

Perché andare verso l’amore ti conduce alla padronanza

Cerchi intensamente l’amore vero nel corso della tua vita ed esso ha assunto, nel corso del tempo, diversi volti. Sei passato e passata dall’amore verso tuo Padre e tua Madre, da quello per il tuo compagno di banco delle elementari, a quello per l’ insegnante, fino all’amore per il fidanzato/a, compagno/a, marito/moglie.

Tutti questi amori, se li guardi bene, ti hanno suggerito qualcosa di te. Hai visto in tutti questi Partner dei potenziali di ciò che tu desideravi diventare. L’amore ti ha, ogni volta, chiamato a sperimentare questi aspetti potenziali, ancora lasciati nell’ombra, apprendendo nuove lezioni, aggiungendo un frammento in più di te al grande arazzo che è il magnifico e glorioso disegno della tua anima.

Certo, poi ci sono stati e ci sono gli incontri e scontri con quei lati di te, visti nell’altro, che proprio non ti piacciono e si sperimentano difficoltà di ogni genere dovute alla mente che si infiltra nell’esperienza poetica e assoluta dell’Amore per togliergli potere, per insinuare il dubbio, la paura, la negazione.

Ciò che infatti è l’Amore terrorizza la mente e più l’esperienza d’Amore sarà autentica, intensa e magnetica, più la parte dell’ego, che è la Mente, cadrà nel panico e cercherà in tutti i modi di ingabbiarla, controllarla, misurarla, così quell’Amore che può sopravvivere solo nella libertà dell’Anima, viene soffocato e muore.

Pertanto, per rimanere innamorati, per far sopravvivere l’estasi dell’amore puro è necessario accogliere la chiamata al risveglio. E’ necessario trasmutare il proprio corpo-ego fino in fondo, fino a che esso non si mostri ai nostri occhi per ciò che realmente è: luce.

Tutte le relazioni, eccetto pochissime eccezioni, si basano sul controllo e la paura. Si basano sul bisogno di conferme, sulla dipendenza, sul mutuo aiuto, sul dovere.

Certo, queste relazioni fanno stare bene, apparentemente, poiché forniscono sicurezza, protezione, un senso di appagamento per l’ego che si crogiolerà nelle attenzioni e nel complimento dell’altro, ma, alla lunga, ci si accorgerà che quella fragranza originaria è andata perduta, perché abbiamo chiuso in una gabbia il più sacro e meraviglioso uccello del paradiso.

Permanere nella condizione dell’amore puro, significa non accettare alcuna barriera imposta dalla mente, sperimentare tutte le paure legate all’abbandono, al tradimento, alla solitudine, percependole come le altre facce illusorie di un Amore che nessuno ci potrà mai togliere perché è il fondamento, la quintessenza stessa, della nostra anima.

L’Amore, dunque, ha il potere di scarnificare tutto ciò che non è quintessenziale. Scarnifica il tuo stesso corpo, la tua stessa mente, e nel farlo, libera e ibera ancora. Un amore impossibile, osteggiato, in cui non veniamo o non ci sentiamo corrisposte/i è uno dei motori più potenti di risveglio, per bruciare ciò che non è essenziale e aprire nuove possibilità oltre l’ego, oltre la mente.

L’Amore è un’esperienza che può accadere solo nel momento presente. Non esiste in realtà uno svolgimento diacronico dell’esperienza erotica, poiché essa, proprio come il Mito, la Poesia, l’Arte, accade sempre e non accade mai. E’ un’esperienza di unione con il presente e dunque accade solo al di fuori dalla mente.

Permanere nello stato d’Amore puro, indipendente dalla presenza o meno di un oggetto della relazione con cui condividere questo stato di stillness, come direbbero gli americani, o di “quiete accesa” come direbbe il nostro Ungaretti, significa aver travalicato i confini dell’Io individuale ed essersi riuniti con la Shakti, il potere creativo cosmico, universale.

In questo stato di piacere immoto, o orgasmo cosmico, siamo davvero liberi dalle illusioni della mente. Dal dolore della mancanza, dal conflitto, dall’illusione della separazione e dall’attaccamento.

Ciò che è diviso non è mai separato, ma, nello stato di attenzione cosciente, sempre si manifesta come sacra Unità.

Reintegrare le polarità opposte in unità è, in una continua danza a spirale, una ricerca del Sacro Graal, un processo alchemico in cui il nostro corpo è protagonista.

Si disintegra la materia per riportarla alla luce, dalla luce ci si riunisce alla materia per atto di puro amore.

Si percorrono queste strade più e più volte, si muore più volte e più volte, fino a conoscere la luce della nascita.

Con amore e gratitudine

Irene Adhi Rahimo Conti

Arkeodèas

Workshop a indirizzo immaginale

Intorno alla relazione tra visibile e invisibile ruotano grandi interrogativi filosofici. Le nostre credenze religiose separano il cielo e la terra, questa vita e l’altra vita, e il nostro pensiero filosofico divide la mente dalla materia: religione e filosofia hanno scavato un abisso tra visibile e invisibile. Che strumenti abbiamo per trasportare il non visto nel visto? O il visto nel non visto?

James Hillman


Arkèodeas è un’esperienza di viaggio per portare l’invisibile nel visibile, per dare forma all’informe, al non nato, a ciò che, dall’altra parte del velo, incessantemente ci sussurra all’orecchio parole di amore e consapevolezza.

La medicina della coscienza sarà la medicina del futuro. Detto in altri termini, l’unico modo che abbiamo per vivere una vita realizzata è quello di reintegrare le parti frammentate della nostra psiche somministrando un farmaco raro: la verità.

La verità è pura e semplice, ma non può essere trovata fintanto che l’essere umano non si fa canale per manifestare l’invisibile in questo mondo.

Un invisibile che chiede di essere solo riconosciuto per donarci, in cambio, ispirazione e realizzazione.

La realizzazione sta nel risveglio ai noi stessi, alla missione che siamo venuti a compiere, il risveglio sta nell’incontro con l’unica radice del tempo: l’immortalità.

…Se entri in questo mondo non troverai te stesso, perchè te stesso non esiste, tu sei il velo, sei la soglia, sei il passaggio e come tale non puoi fare altro che darti, danzando tra una dimensione e l’altra…

Un Workshop per sanare in profondità il femminile arcaico

La dimensione del sacro femminile non appartiene al genere femminile, appartiene a chiunque, è una dimensione di esistenza basata sulla compassione, la bellezza e la gentilezza.

Non sarà possibile al divino manifestarsi in questa terra se prima non guariamo il nostro femminile profondo, non permettiamo alla compassione di emergere e di divenire unico faro e luce per guidare le decisioni politiche, etiche, i valori morali.

La compassione non è tollerante proprio perché vuole tagliare le catene che legano gli individui ai pregiudizi, ai condizionamenti e alle limitazioni, affinché divengano liberi.

La compassione può divenire guerriera per difendere il diritto di tutti ad esistere come Anime di luce e non come strumenti in mano al condizionamento della Mente Sociale.

Il femminile arcaico ha oggi un profondo bisogno di essere guarito dallo stato di schiavitù, sottomissione, svalorizzazione a cui è stato sottoposto da secoli e secoli di violenza maschile e religiosa che lo hanno indotto ad una condizione cronica di colpa e martirio interiorizzato.

Le donne di oggi hanno la necessità di realizzare la loro Anima poiché da questo dipende la sopravvivenza stessa del Pianeta: la Grande Madre che attraverso le sue figlie, comincerà a guarire dalle sue ferite.

Proprio come sono stati riversati veleni, tossine, emissioni inquinanti, nell’ecosistema, lo stesso è stato fatto al corpo della donna che è una sola cosa con Gaia. Mente e corpo della donna sono avvelenati fin nelle più recondite profondità. La donna ha un urgente bisogno di risvegliarsi dalla fantasia romantica dell’amore che la induce in uno stato di torpore, dipendenza, bisogno e sottomissione. Ha necessità di guardare ai suoi talenti e di non cercare più al di fuori di sé la fonte della propria salvezza e del proprio senso di vita.

Spetta alla donna portare sulla terra il divino maschile, il maschio realizzato. Per rendere questa unione fondata sul matrimonio mistico possibile, deve prima guarire il suo terreno fino a farlo fiorire, fino a realizzarsi.

Il mito come codice dell’invisibile

….I miti scivolano nell’invisibile. Mostrano un viso ammaliatore, ma ciò che hanno dietro, quando li scrutiamo da vicino, svanisce. Non c’è più niente. Siamo smarriti nella foresta. …

Il mito, dicevano gli antichi, è ciò che non è mai accaduto, è ciò che accade sempre.

Le nuvole cambiano costantemente forma, assumono forme di streghe, angeli, ippogrifi…Sembrano tessere nel cielo il racconto del mondo….

Questo fa il mito. Il mito è e non è, viene plasmato, trasformato, scivola in versioni diverse, si fa cupo, si fa luminescente, è buono, cattivo, vero, falso…lascia sempre qualcosa di inafferrabile alla coscienza…e cos’è quel qualcosa? E’ l’invisibile stesso.

Il mito cresce in menti abituate a relazionarsi con gli eventi naturali come se fossero spiriti…con animali come fossero guide…con la terra come se fosse una Madre, con il cielo come se fosse un Padre…

Per questo i miti sgorgano con facilità nelle menti di esseri umani liberi e capaci di dialogare con le forze naturali. L’essere umano mitico sa che il suo corpo è solo un miraggio, che presto tornerà al fuoco, alla roccia, al vento e che sono proprio questi elementi a tenerlo unito. Senza la pioggia e il temporale il suo corpo si disgregherebbe, senza il sole appassirebbe. Le donne che danno alla luce figli, danno figli alla terra, all’acqua, al fuoco, dando alla luce la vita e insieme lo spirito che si fa carne, ma che è allo stesso tempo legato alla sua radice immortale e che quindi non ha alcun corpo, alcuna sostanza, appartiene allo scorrere delle cose.

Nel rimescolio e nel farsi e disfarsi delle cose esistono sostanze numinose e magiche che sostengono la vita e che da questa sono sostenute, disgiungersi da queste forze magiche sarebbe un’eresia, in grado di condurre l’uomo facilmente alla follia e alla dissoluzione.

Come si fa a tener vivo il rapporto con queste forse vivificatrici per ottenere da loro protezione e perché la vita continui a conservarsi? A queste forze si predispongono riti, sacrifici e si onorano attraverso il racconto mitico che le decodifica per portarle nella dimensione visibile. Nella dimensione visibile le forze vengono narrate, ma non imprigionate, perché un’idea, che è un Dio, riportata in vita attraverso il mito, porta di quel Dio, di quell’idea, il profumo stesso, ne è pervasa.

Il pensiero mitico è un pensiero che ha la saggezza di creare porte ed entrate per permettere alle forze magiche di passare e manifestarsi, è un modo per garantire un ordine e non permettere allo spirito della comunità di disgregarsi e cadere in mano alle forze della paura.

Non fare questo, non sacrificare, non officiare, non aprire le porte alla dimensione dell’al di là, non narrare, condanna la storia del mondo all’oblio.

La caratteristica del mito è l’oralità, nel mondo che precede la scrittura, l’essere umano è assorbito dal senso dell’udito, più che da quello della vista. Il nostro mondo di oggi si basa sul vedere, il mondo del passato si basava sull’ascoltare. Il senso dell’udito rendeva l’essere umano coesistente con la dimensione che lo ospitava che non veniva dissezionata e analizzata come accadrà poi entrando nel dominio della vista.

L’oralità ha anche la caratteristica di essere irrepetibile. Il racconto non scritto è un mutaforma, perché non è confinato nella pagina. Resta appannaggio dell’infinito, dell’incredulità e della meraviglia.

Il mito come chiave di guarigione per il femminile arcaico

Chi sono le donne del mito e quali storie raccontano?

Esisteva forse una saggezza nelle donne che ci hanno preceduto, in grado di lasciare chiavi di liberazione là dove meno uno se le aspetterebbe? Nella mia ipotesi, i miti contengono queste tracce poiché sono stati generati in un mondo libero e sono universali e atemporali, sono in grado di spezzare le catene della storia e restituirci rinnovate al mondo. Sono rivolti all’intero genere femminile. Sono transculturali e parlano direttamente all’inconscio collettivo. I miti sono in grado di trasformare il nostro DNA. Nati in una dimensione di tempo, sono stati generati per venire in soccorso alle donne di questo tempo, in una delle fasi più difficili della loro storia, dove occorre urgentemente una deprogrammazione dal mito sociale per un ritorno al mito naturale.

Quale strumento?

Non è sufficiente fruire passivamente la trasmissione del racconto: c’è bisogno anche di altro, uno strumento che faccia riportare ad una dimensione materica, istintuale e creativa, la narrazione del mito.

Il mediatore artistico è ciò che più avvicina la donna alla sua dimensione istintuale e sensuale. Non possiamo però utilizzare un mediatore artistico che necessiti di troppa tecnica, è indicativa un’arte di tipo figurativo che sia di immediato accesso a chiunque. Il collage si presta molto bene allo scopo, perché sono necessari materiali semplici, di largo consumo e spesso riciclabili. Si possono adottare, oltre ai ritagli di giornale, anche altre materiali come perline, tessuti, stoffe, conchiglie, bottoni e mano mano, nel corso degli incontri, inserire anche tempere, acquerelli, acrilici, ecc…

La cosa più importante è che la creazione resti il più possibile libera da ogni schema e ansia da prestazione. Non ci interessa creare nulla di tecnicamente perfetto, ci interessa esprimere un’emozione nella forma di archetipo.

Le immagini di arkeodéas sono uniche e allo stesso tempo, semplici, sono immagini di volti, abbinate a luoghi naturali, piante, fiori, animali, o altri elementi simbolici.

Queste immagini risultano fedeli riproduzioni di quello che è il terreno psichico della donna. Sono un’istantanea fotografica del loro mondo interiore, che si esprime nella forma di un archetipo.

Secondo le mie ricerche, esiste alla base di ogni patologia, sia essa psichica che fisica la narrazioe di un archetipo, che è immaginabile come una nota della scala musicale. Ciascuno di noi nel momento della sua nascita, ha l’impronta di un suono (o archetipo) che sarà chiamato a “narrare” in vita.

Questo perché gli spiriti amano farsi riconoscere in questo modo, raccontando la propria stessa vicenda, nel corpo e anima dei loro “prescelti”. Il trauma è spesso un’indicazione di ciò che è l’archetipo dominante che stiamo portando sulla scena. La strada è in realtà vedere secondo la logica del paradosso questo aspetto, l’archetipo (o archetipi) che ci governano ci danno una via d’uscita dal trauma e dalla recita nel momento in cui ne riconosciamo le fattezze e li “riesumiamo” dall’oblio della nostra stessa coscienza. Facendo così creiamo un pantheon psichico in cui ciò che ci ha fatto ammalare diventa il nostro nume tutelare, si trasforma nel genio, nel daimon.