Cosa si nasconde dietro a numeri doppi, sincronicità, fenomeni di connessione interpsichica?

Le grandi Rivoluzioni in seno al campo della Scienza, ci mettono un pò di tempo prima di radicarsi e sedimentarsi nel campo di coscienza collettiva.

Ogni grande scoperta produce una svolta epistemologica, un cambiamento radicale nella modalità di spiegarsi e dare significato al Mondo. Le più recenti scoperte della Fisica Quantistica ci mettono di fronte a orizzonti di pensiero che sembrano confermare il punto di vista del mistico, del visionario e del poeta.

Spesso, individui che sperimentano forti connessioni interpsichiche, comunemente note come “femonomi telepatici”, stanno corroborando quanto ci dice la Fisica quantistica sulla natura della realtà sub atomica.

Due elettroni che entrano in contatto anche una sola volta tra loro, quando vengono separati continuano a produrre una perturbazione l’uno del campo dell’altro. Continuano a “sentirsi” e “percepirsi”, sono “Entagled”, legati l’uno con l’altro.

Il vero comportamento della materia, che è a livello più profondo, luce, non segue le regole meccaniciste della fisica classica, a quanto pare, ma presenta comportamenti bizzarri, spesso imprevedibili, ma non caotici, risponde più alle leggi del mistico, che a quelle del matematico.

E’ chiaro che di fronte a simili fenomeni anche se più volte visti e sperimentati, lo scettico innalzi un muro e si trinceri dietro il negazionismo: come si può infatti accettare una realtà così incontrollabile che mette a dura prova tutti gli assiomi di prevedibilità e logica su cui lo stesso pensiero scientifico si basa?

E’ chiaro come, arrivati a questo punto, occorra l’intervento del mistico, del poeta, per facilitare il percorso di questa transizione epocale verso un nuovo paradigma di coscienza.

Proprio coloro che da sempre sono stati irrisi dallo scettico riduzionista, adesso sono i soli che possono indicare una strada di comprensione, perchè loro quella strada l’hanno già percorsa, lanciandosi nel territorio dell’inconosciuto , dell’imponderabile.

Alla luce di queste considerazioni tutti i segni, le coincidenze, i numeri doppi o le sequenze di numeri ricorrenti, fenomeni di connessione interpsichica e sogni premonitori, non vanno più considerati alla stregua di accadimenti paranormali, di appannaggio di qualche bizzarro stregone, ma possono essere visti e vissuti come eventi ordinari che interessano più o meno occasionalmente le vite di ciascuno di noi.

Non è necessario ammantare questi fenomeni con un’aurea di sollenità, sentendosi come privilegiati eroi delle frontiere del paranormale. Tutti i fenomeni non ordinari di coscienza, sono chiavi di guarigione che ci vengono donate, che saranno tanto più efficaci quanto pià riusciremo a maneggiarle con leggerezza, lievità di spirito e serenità. Sono carezze del divino che possono entrare a far parte della nostra vita, se le accogliamo come eventi familiari, naturali, senza caricarli delle nostre interpretazioni, della nostra costante ansia di capire, di spiegare. Il divino ci accompagna lungo la nostra strada attraverso questi “indizi” disseminati qua e là che possiamo accogliere con animo poetico, con il cuore aperto e abbandonando le redini del controllo mentale.

Questi fenomeni hanno sempre fatto parte della vita umana, sono stati strumentalizzati a fini non puri da chi non ha saputo maneggiarli con lievità, ma ha preferito aderire all’egregora del potere e del controllo.

Oggi sappiamo che stiamo varcando le soglie di una nuova Fisica della Coscienza, una nuova branca del sapere dove la materia si riunificherà alla Psiche e le due polarità verranno riconosciute come interrelate e, finalmente, integrate l’una all’altra.

Il nostro corpo è in primis campo di coscienza informato, i cui confini si estendono molto al di là dei nostri contorni fisici.

Il nostro campo di coscienza è in grado di viaggiare tra i mondi, visitare universi sconosciuti, incrinare le leggi del tempo lineare, essere già nel futuro o visitare il passato. Il nostro campo di coscienza sa, conosce, si espande tanto quanto si espandono il nostro amore e la nostra fiducia nel divino. Si esapnde tanto quanto il nostro desiderio di conoscere è, ad un solo, tempo desiderio di amare e fiducia nell’ignoto, nell’invisibile.

Quindi ricordati che in ogni cosa che fai, respiro dopo respiro, sei la polarità di una relazione, dall’altra parte c’è sempre il divino, l’invisibile, l’imponderabile che ti sussurra costantemente all’orecchio il suo canto d’amore.

Sei in grado di percepirlo?

Con amore e gratitudine Irene Adi Rahimo Conti

Fiamme Gemelle e Notte oscura dell’anima

Può capitare durante l’attraversamento della notte oscura di incontrare l’Anima di Fiamma.

Parlo di Anima di Fiamma come di un’entità unica, su cui mi focalizzerò nel presente articolo, a discapito della narrazione comune che punta l’attenzione sull’altro, innescando dinamiche di dipendenza e ossessione.

Spostando il focus sull’Anima di Fiamma alimentiamo il fuoco centrale, sacro, che fa da coronamento al rapporto duale e che si pone al di là del binomio dialettico tra femminile e machile.

Questa terza entità che è la sintesi delle due, vibra ad un’ottava più alta ed è con questo “noi” che, per tutto il tempo del percorso, ci confronteremo.

L’Anima di Fiamma, infatti, è costante, immutabile, è sempre la stessa e ci inonda h24 di un distillato di puro amore che è un vero e proprio elisir in grado di portare guarigione a livelli molto profondi.

Se restiamo in questa luce, in questo abbraccio, non avremo problemi e non dobbiamo preoccuparci se, sovente, ciò che sperimentiamo nello stato dell’ Anima di Fiamma possa cozzare violentemente con quella che è la natura presente, fisica della controparte.

I due individui che stanno all’ottava più bassa, sono ancora immersi in Matrix e, contemporaneamente, vibrano nel fuoco centrale, cosa che innesca un intenso lavoro di risanamento e di risveglio dal condizionamento. Data la luce così chiara, di vibrazione così alta, dell’Anima di Fiamma, i due esseri incarnati e illusoriamente separati in Matrix possono vivere i più terrifici scenari di conflitto, incomunicabilità, fraintendimento. Tutto questo è voluto: il livello di estremità di dolore si raggiunge per uno scopo di liberazione ben preciso.

La lezione della Fiamma ci porta alla comprensione di Dio, poichè mostra un fatto molto semplice che spesso sfugge anche ai più attenti ricercatori in questo campo.

In ogni relazione della nostra vita quando abbiamo subito un sopruso, un’ ingiustizia, una prepotenza, il fatto è stato registrato ma spesso non risolto, non perdonato e si è condensato come memoria nel nostro inconscio. Questo nodo non risolto, si riaffaccia ogni volta che ci ritroviamo di fronte ad un pericolo simile, davanti al quale, immediatamente, la nostra parte subconscia entra in allarme, scatenando reazioni automatiche più o meno violente di attacco o di fuga. Spesso la paura di essere riposti davanti a simili scenari dolorosi è così forte che molti preferiscono abdicare alla relazione, non solo di Fiamma, a scopo difensivo o possono impegnarsi solo in relazioni controllabili, in grado di farli sentire in una comfort zone di comodo.

Il grande insegnamento dell’Anima di Fiamma, che ci riporta al tema centrale della notte oscura è che, nonostante l’attraversamento degli stati più terrifici per la psiche in cui si inscenano eventi avversi di abbandono, tradimento, separazione, lutto, il fuoco centrale rimane sempre intatto, mai scalfito, perfettamente integro come il primo giorno. Questo stato cristallino di unità farà sempre da sfondo agli scenari di conflitto e li custodirà, li proteggerà, fino a che non li avrà risanati. Per quanto dolore, involontario, le due controparti possano causare l’una all’altro, specchiando le rispettive zone d’ombra, arriva il momento in cui le armi vengono deposte poichè ci accorge della profonda illusorietà delle proprie paure, della profonda illusorietà del dolore dell’esperienza terrena.

Una mistica a me molto cara, Santa Teresa d’Avila, soleva dire <<Tutto passa. Dio non cambia>>.

Questa massima si adatta molto bene al percorso di Fiamma Gemella.

Passerà il dolore della separazione, la rabbia per il tradimento subito, lo shock per un inaspettato abbandono, passerà anche l’immagine fisica, terrena e quindi permanente della controparte con il sopraggiungere dell’abbandono del corpo, ma l’Anima di Fiamma, oggetto imperituro, non muterà, nonostante le mille battaglie combattute, insegandoci il carattere dell’illusorietà di ogni accadimento terreno.

Questa esperienza ci suggerisce ciò che è difficile toccare con mano se non si è avviati verso un’esperienza mistica in vita. Il divino, proprio come l’Anima di Fiamma è essenza ultima che fa da sfondo ad ogni accadimento terreno e lo risolve sempre con la solita e unica risposta che è Amore, che è lasciarsi andare. Tutto il resto è solo un grande gioco illusorio portato in essere dall’illusione della separazione.

Il percorso di Fiamma Gemella quindi conduce ad attraversare la notte oscura e ad oltrepassarla, quando ci si accorge che il nemico è solo polvere, evanescenza, illusione dietro cui si nasconde il substrato quintessenziale di una eterna amorevole, erotica, intensa Unione imperitura.

Con amore e gratitudine Irene Adi Rahimo Conti

Oggetti di potere e ricerca interiore

Mi sono spesso chiesta perchè nelle tradizioni sciamaniche antiche ci fosse un uso così rilevante, centrale direi, di oggetti di potere. Ho trovato la risposta a questa domanda solo quando ho cominiciato a fabbricare i miei. L’oggetto di potere innanzitutto emerge da sè, sorge spontaneamente dalle profondità inconsce di chi lo realizza e stabilisce da subito un legame sottile tra la persona e il sacro. Infatti, ogni oggetto di potere viene realizzato a partire da oggetti raccolti in natura. Già questo momento, il momento della raccolta, contiene in sè l’aspetto della relazione sacra tra la persona e lo spirito naturale. Si va infatti ” a caccia” del proprio materiale di potere con i sensi ben affinati, si acuisce la vista, ma soprattutto si deve acuire il senso dell’udito. L’udito infatti è il senso che lega maggiormente alla funzione invisibile, poichè la vista è spesso distratta dalla sovraesposizione luminosa di quello che pensiamo essere reale. L’udito, invece, coglie l’ineffabile, ciò che sta dietro il percepito e non si mostra. E’ con l’udito, anche se non ce ne accorgiamo consciamente, che effetuiamo la scelta dell’oggetto. Da questo momento l’oggetto che entra nella sacca (da utilizzare con questa unica ed esclusiva funzione), diventa nostro alleato.

Certo, prima di raccogliere l’oggetto, sarebbe bene recitare una richiesta, chiedere il permesso allo spirito del luogo.

La raccolta va effettuata in stato di presenza e attenzione cosciente perchè quello che viene portato a casa contiene un’informazione, una ben precisa “impronta energetica”. E’ per questo che si arriva al momento della raccolta dopo una lunga fase di purificazione. Il momento della raccolta deve essere preceduto da un richiamo, da un impulso, un’attrazione irresistibile verso la pratica. Quando questo momento arriva significa che il sacro è pronto a donarsi.

I bambini sono raccoglitori naturali. Quando vi portano oggetti, gridando entusiasti “Guarda, guarda cosa ho trovato!” e voi rispondete svogliatamente “Beeello…” perchè in fondo si tratta di un banale sasso, sappiate che il bambino sa individuare gli oggetti di potere perchè ha ancora i canali sensoriali puliti. Quello che vi sta presentando è suo e vostro alleato. Il bambino individua spesso l’alleato della madre, più raramente del padre.

Vorrei adesso connettere il discorso degli oggetti di potere con quello sciamanico. Nella credenza sciamanica ogni oggetto naturale è abitato da uno spirito. Dopo la morte, infatti, l’anima può trasmigrare in diverse forme, anche inanimate, può abitare il tronco di un albero, una montagna, una tana e naturalmente, può trasmigrare in un corpo animale. Quando raccogliamo un oggetto di potere in stato di attenzione e chiediamo al bosco, alla montagna, alla spiaggia, il permesso di portarlo con noi, è probabile che stiamo ripristinando il legame con uno spirito antenato, che abbiamo definito alleato. Oppure, a seconda dell’energia che imprimiamo nell’oggetto, possiamo invitare un antenato ad abitarlo, di modo che, ogni volta che ci colleghiamo all’oggetto di potere, entriamo in connessione con l’energia dell’antenato che vogliamo avere vicino in quel particolare momento. Oltre agli spiriti antenati, i luoghi naturali brulicano di altre essenze invisibili e luminose raccontate dalle leggendi popolari. Nelle fiabe, le ninfe, le fate, gli gnomi, i folletti, altro non sono che le vestigia di presenze ben conosciute dalla tradizione sciamanica, i numi tutelari dei luoghi, gli antenati protettori, che sono diventati materiale per le letture dei bambini, gli unici che nella nostra civiltà, ne riconoscono ancora il valore e l’esistenza.

Ricordiamo infine un ultimo aspetto. Nel pensiero mitico proprio delle pratiche sciamaniche, nel particolare è contenuto il generale, quindi se lavoriamo con un oggetto raccolto nel bosco, ci colleghiamo all’energia del bosco e delle sue creature, se raccogliamo una conchiglia stiamo lavorando con lo spirito del mare, se lavoriamo con le piume stiamo lavorando non solo con l’uccello portatore della piume e con la sua specie, ma più in generale con lo spirito dell’aria.

L’incantatrice e la sciamana sanno, per spingersi ancora oltre, che in ogni piccola manifestazione della Grande Madre si nasconde l’universo intero e questo ci porta a comprendere perchè l’oggetto di potere, come già espresso in premessa, riconnette la persona con la dimensione del divino, del sacro ed è con questo scopo che veniva utilizzato dagli antichi.

L’oggetto dunque si fa tramite, anello di congiunzione, tra questa dimensione e l’altra. Ha un ruolo ponte che tiene viva la relazione, la connessione e aiuta l’essere umano a oltrepassare le catogorie dell’io e a vibrare in armonia con la Forza Cosmica.

Con amore e gratitudine Irene Adi Rahimo Conti

Perchè l’anima non ha paura

Ogni volta che nasce la paura di fronte a un evento o a una decisione, lì c’è una prova importante. Di fronte ad un pericolo, a un’incertezza, a una minaccia che può riguardare il futuro, i propri beni materiali, i propri mezzi di sostentamento, la mente vacilla e teme, ma l’anima, facci caso, resta ferma nella quieta imperturbabilità. Ogni volta che nel corso della giornata la mente ti svia verso scenari nefasti o che un serio pericolo ti si presenta davanti, la risposta che darai sarà decisiva per maturare nuovi livelli di apprendimento: in che direzione andrai? In quella dell’anima o in quella della mente?

Ogni nuova sfida in cui avvertiamo il livello di paura e incertezza crescere è un’opportunità per rimanere fermi nella quiete e nella fiducia.

Perchè l’anima non ha mai paura?

L’anima ha questo straordinario potere dell’imperturbabilità perchè dimora nel mondo materiale e nello stesso tempo in quello della vacuità. Infatti la sua natura è sprovvista del senso del tempo e dello spazio. Non c’è nessun là, nè poi, nè prima, ma solo un eterno qui ed ora. Dato che l’anima ha natura simultanea, come in un frattale essa è presente in questa vita, in quelle passate, nelle future ed anche nello spazio vuoto, infinto dove la ruota del samsara ha cessato di compiere la sua corsa.

L’anima, pertanto, sa di non poter mai perdere nulla, poichè ha già perso tutto e, proprio per questo, è libera.

Ogni paura che ci troviamo ad affrontare e sciogliere nella vita per mezzo della voce dell’anima, ci avvicina sempre di più alla liberazione e forse possiamo vedere il cammino terreno proprio in questa nuova prospettiva: più dure saranno le prove superate a mezzo della voce dell’anima, più sarà facile, una volta compiuto il transito andare nella direzione del superamento delle illusioni dell’io.

Ogni volta che uno scenario apocalittico ti viene presentato davanti agli occhi dalla tua mente o dalla mente sociale, dalle voci di chi ti sta intorno, dal vicino, dai sentito dire, dalle tv…fermati e senti in profondità se la tua anima viene intaccata davvero da simili narrazioni…o se, al contrario essa permane nel suo centro, quieta, immobile e vacua.

E’ questo un buon esercizio anche per valutare se, quando e come agire. Anche nelle peggiori situazioni agire in nome della mente, della paura e per mezzo della mente razionale e opportunistica restringe il campo d’azione. Mentre agire in nome dell’Anima significa prima di tutto agire quando dentro di sè, è maturata la quiete, la pace dell’imperturbabilità, a quel punto l’azione non sarà contaminata dalle illusioni dell’io, ma potrà fiorire nell’abbraccio con l’invisibile, con lo Spirito, con l’intuizione, l’ispirazione, che porteranno un respiro più ampio e vasto al tuo agire. Quando in mezzo agli eventi c’è l’Anima i risultati delle azioni non possono essere previsti, non può esserci programmazione, perchè si va nell’azione completamente vuoti. A quel punto, abbandonata la pretesa di guidare, di avere il controllo, porte ed opportunità si apriranno come per magia e ti troverai a passare dallo scenario apocalittico a quello di beatitudine perchè ti sarai fidato del processo in atto e avrai abbondato gli ormeggi dell’Io.

Ogni cosa che sta accadendo ha dunque lo scopo di risvegliarti e più grande è la paura da superare per mezzo della luce dell’Anima più grande sarà la ricompensa, in questo mondo e nell’altro.

Con amore e gratitudine Irene Adi Rahimo Conti

Uscire dalla notte oscura dell’anima: Mito, Eros, Psiche

Il linguaggio che Psiche, che è la nostra Anima, riconosce, non è quello della razionalità, dello schema, del calcolo, ma è quello mito poietico, simbolico ed erotico.

L’Anima, infatti che è pura fragranza, essenza eterica e divina, non conosce gli ordinari confini con cui la mente che è Logos, ordina la vita . La mente usa catogorie analitiche, deduzioni, che contraggono l’anima in spasmi, perchè semplicemente non le sono naturali.

Ed è molto facile che, messi di fronte alle grandi chiamate della vita, la mente semplicemente dica NO. Chi mai infatti messo di fronte a una grande chiamata, usando le categorie mentali, potrebbe rispondere Sì? E’ chiaro che la Mente ti porterà sempre a indietreggiare davanti alla chiamata dell’Anima perchè inizia il suo fraseggio interminabile di “se…ma…però…”. Perchè sa che, quella chiamata significa per lei morire e cedere il posto all’arrivo di qualcosa di più grande attraverso il quale i confini dell’io verranno travalicati. La sua morte però implica che nella tua risposta affermativa alla chiamata tu scelga di affidarti e lanciarti in un percorso più grande di quello che la mente ordinaria ha tracciato per te e per farlo puoi prendere ad esempio la natura. Osserva l’acqua di una cascata che, istante dopo istante, si lancia nel vuoto. Perchè l’acqua non dovrebbe avere paura di quelle rapide schiumose, perchè istante dopo istante lei sceglie di lanciarsi al di fuori di sè per darsi al vuoto?

Perchè l’acqua è parte del flusso della vita e della natura, di cui anche tu fai parte, solo che lo hai dimenticato. Ritornare a quel flusso significa riconoscere che nella vita si esprimeranno delle forze, dei cicloni, delle rapide, dei terremoti, perchè queste forze sono parte del processo del tuo risveglio.

I grandi lutti, le separazioni, le perdite, i licenziamenti, gli sconfinamenti, le malattie…Più grande è la perdita, il sacrificio, più grande sarà l’abbandono al flusso, al ritorno alla consapevolezza di una vita, sotto quella fenomenica, dove nulla mai accade, dove nulla nasce e nulla muore mai. E allora abbandonato al flusso della Natura, abbandonato al flusso della Madre, prosegui il cammino aperto ad ascoltare le voci degli dei, a seguire il loro tracciato, il loro disegno che è molto più vasto di quello che il mondo sociale ha stabilito per te.

Pertanto inabissati, sprofonda nella tua oscura notte e fallo abbandonando le cateogorie che vorrebbero ordinarla, etichettarla, analizzarla, sezionarla. Questa esperienza vivila in modo totale, abbandonati ad essa, fonditi in essa e comincia ad ascolare la tua traccia che inizia a suonare.

Inizia a riprendere in mano quel libro, quel quadro lasciato a metà, quella canzone non scirtta e a sfoderare da questa notte tutta la bellezza di cui sei capace.

La scelta di cavalcare il destriero alato della grande chiamata viene da dentro, è una decisione profonda, carnale, organica.

Sono gli organi che decidono di rispondere Sì e, attraverso gli organi, l’anima parla, attravero la mente l’anima soffoca.

Quando arriva il momento della vita in cui siamo chiamati ad attraversare la grande notte, chè disintegrazione dell’ego, che è dissoluzione in un campo di coscienza più vasto di quello mentale, le uniche armi che abbiamo a disposizione sono al di fuori della mente. Le puoi trovare nel Mito, nella Poesia, nel Sogno, nell’Immagine, nel Simbolo, nel Segno, nella Preghiera, nell’Invocazione, nella Divinazione, nella Danza, nell’Eortismo, nell’Arte. Tutti questi sono i tuoi canali, sono le armi che hai a disposizione per fronteggiare la grande notte e uscirne vincitore. E proprio quelle armi che forgerai con tanta fatica durante la tua discesa, saranno poi le tue ali, quando sarai libero, poichè questa morte è stata necessaria a renderti tale!

Con amore e gratitudine,

Irene Adi Rahimo Conti