La vera natura del desiderio

Quando vediamo cadere una stella, lassù nel blu cobalto di un tiepido cielo estivo, non ci lasciamo sfuggire l’occasione di esprimere un desiderio.

A volte siamo così pieni di desideri che abbiamo l’imbarazzo della scelta, altre volte invece l’imbarazzo deriva dal non sentirsi in perfetta sintonia con nessun desiderio particolare.

Già, ci sono desideri e desideri, quelli più legati alle stringenti necessità materiali (un frigo nuovo!), o quelli che non ci sono nemmeno le parole per pronunciarli.

stella3

Credo che la vera natura del desiderio risieda in questi ultimi, desideri che non hanno niente a che fare con il possesso di oggetti materiali, di persone o situazioni…desideri che invece di andare verso “il fuori”, si muovono verso “il dentro”, scavando nella nostra più profonda interiorità.

Non è poi così noto, infatti, che la parola “desiderio” derivi dal latino desiderium composto dalla particella privativa de insieme al termine latino sidus, sideris: stella.

E’ significativo come in questa etimologia sia presente la particella privativa de- unita all’idea-concetto di stella: il desiderio è insieme il sentimento di privazione dall’unità originale con il piano astrale e, allo stesso tempo, l’anelito a farvi ritorno riproponendo tale unità qui sulla terra.

I suoi discepoli gli chiesero, “Quando verrà il Regno? “Non verrà cercandolo. Non si dirà ‘Guarda, è qui!’, oppure ‘Guarda, è lì!’ Piuttosto, il Regno del Padre è sulla terra, e nessuno lo vede.”

Vangelo di Tommaso

Se si comprende la vera natura del desiderio diventa chiaro come essa cominci là dove comincia il dolore della nostra ferita originaria, espressa dal mito biblico della “caduta” .

piano-astrale2

Il desiderio ci fornisce, però, oltre alla percezione di tale ferita, -come se il cordone ombelicale tra la nostra anima e il suo rifugio cosmico fosse stato reciso- anche la via per ripercorrere la strada di casa, proprio attraverso lo stesso processo del de-siderare.

Qui incontriamo un paradosso, com’è frequente una volta oltrepassato il mondo della logica lineare: mentre il rifuggire la percezione di tale ferita perseguendo desideri che “muovono verso l’esterno” ci allontanerà dall’incontro con il nostro vero sé, accogliere, accettare e rispettare i tempi del nostro dolore ci ricondurrà a casa.

Solo abbandonandosi al profondo dolore della separazione originaria possiamo pervenire ad un ritrovato senso di unità e integrazione.

C’è una crepa in ogni cosa

ed è da lì che entra la luce

Leonard Cohen

corpo astrale

Il desiderio è in buona sostanza il combustibile che ci permette, attraverso la forza del suo anelito, di avvertire e poi oltrepassare l’illusione della separazione.

Quando avremo bruciato tutto il dolore e cauterizzato le nostre ferite potremmo allora avere accesso al piano astrale di quarta dimensione che è come un ponte, con sede nel
cuore, in grado di ricucire l’Unità di Cielo e Terra, il piano della materialità e carnalità del corpo con i livelli più alti e complementari del Corpo di Luce.

E quindi uscimmo a riveder le stelle.

Dante Alighieri

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