Conciliare scienza e spirito: il sentimento religioso cosmico di Albert Einstein

Un grande pensatore lo si riconosce dalla facilità ed eleganza con cui padroneggia l’arte maieutica. Quando leggi qualcosa di un simile pensatore, la prima reazione è “finalmente qualcuno che dice ciò che ho sempre pensato”. Però il pensato rimaneva non-pensato, non-espresso, nascosto in qualche angusta profondità della coscienza. Questi grandi spiriti, che fanno di tanto in tanto visita alla terra, scavano con le armi affilate del loro pensiero nella realtà e riportano in superficie frammenti scintillanti di verità senza tempo.

Quella che segue è,a mio modesto parere, una di queste.

(Data la lunga lettura per un formato elettronico ho suddiviso la riflessione in tre paragrafi e scandito alcuni passaggi con il grassetto). 

Religione e Scienza

di Albert Einstein

 

Tutto quello che la razza umana ha fatto e pensato è volto a soddisfare i bisogni e a placare il dolore. Lo si deve sempre ricordare se si vogliono capire i movimenti spirituali e il loro sviluppo. Sentimento e desiderio sono le forze causali dietro ogni sforzo e creazione umana, per quanto eccelsa quest’ultima ci si presenti. Quali sono dunque i sentimenti e i bisogni che hanno condotto gli uomini al pensiero religioso e alla fede nel più ampio senso di queste parole?

La religione della paura

Una breve considerazione basterà a mostrarci che alla nascita del pensiero scientifico e dell’esperienza presiedono le più svariate emozioni. Per quel che riguarda l’uomo primitivo è soprattutto la paura a evocare nozioni religiose – paura della fame, degli animali selvatici, della malattia e della morte. Poiché a questo livello di esistenza la comprensione di connessioni casuali è generalmente poco sviluppata, la mente umana crea esseri più o meno simili a noi dalla cui volontà e azione dipendono questi temibili eventi. Allora la preoccupazione del singolo è di assicurarsi il favore dii questi esseri, svolgendo azioni e offrendo sacrifici che, secondo la tradizione tramandata di generazioni in generazioni, li placa o li dispone positivamente verso i mortali. Sto parlando adesso della religione della paura. Questa, anche se non creata, è certamente resa stabile dalla formazione di una casta sacerdotale che si pone come mediatrice fra la gente e gli esseri che essa teme, e determina un’egemonia su questa base. In numerosi casi i capi o le autorità, la cui posizione dipende da altri fattori, oppure le classi privilegiate, combinano le funzioni sacerdotali con la loro autorità secolare al fine di rendere quest’ultima più salda oppure i capi politici e la casta sacerdotale fanno causa comune nei propri interessi.

La religione della morale

I sentimenti sociali sono un’altra causa della cristallizzazione della religione. I padri e le madri e i capi delle più ampie comunità umane sono mortali e fallibili. Il desiderio di essere guidati, amati e sostenuti induce gli uomini a formarsi il concetto sociale o morale di Dio. Questo è il Dio della provvidenza che protegge, decide, premia e punisce, il Dio che, secondo l’ampiezza della visione del credente, ama e ha a cuore la vita della tribù o della razza umana o anche la vita come tale, colui che conforta nel dolore e nel desiderio inesaudito, che preserva le anime dalla morte. Questo è il concetto sociale e morale di Dio.

Le Scritture ebraiche illustrano ammirevolmente il passaggio dalla religione della paura alla religione morale che poi si sviluppa nel Nuovo Testamento. Le religioni di tutti i popoli civilizzati, in particolar modo i popoli dell’Oriente, sono principalmente religioni morali. Lo sviluppo da una religione di paura ad una religione morale è un grande passo nella vita di un popolo. Che le religioni primitive si basino interamente sulla paura e le religioni dei popoli civilizzati puramente sulla moralità è un pregiudizio contro il quale dobbiamo metterci in guardia. La verità è che sono tutte gradazioni intermedie, con questa riserva: che ai livelli più alti della vita sociale predomina la religione sociale.

Comune a tutti questi tipi di religione è il carattere antropomorfico del loro concetto di Dio. Solo individui di eccezionale talento e comunità eccezionalmente avanzate a livello intellettuale, come regola generale, superano in ogni senso questo livello.

Il sentimento religioso cosmico

Tuttavia c’è un terzo stato di esperienza religiosa che li riguarda tutti, sebbene solo raramente si trovi nella sua forma pura, e che chiameremo sentimento religioso cosmico. E’ molto difficile spiegare questo sentimento a chi ne sia completamente privo, specialmente perchè non c’è alcun concetto antropomorfico di Dio che vi corrisponde.

L’individuo percepisce l’inutilità dei desideri e degli scopi umani e la sublimità e l’ordine meraviglioso che si manifestano in natura e nel mondo del pensiero.

Considera l’esistenza individuale come una sorta di prigione e vuole indagare l’Universo come un tutto unico pieno di significato. L’inizio del sentimento religioso cosmico appare già nei primi stadi dello sviluppo – in molti dei salmi di Davide e in alcuni dei profeti. Il Buddhismo, specialmente come appreso dai meravigliosi scritti di Schopenhauer, ne contiene un elemento molto più forte.

Grandi spiriti religiosi di tutti i tempi si sono distinti per questo tipo di sentimento religioso che non conosce nè dogmi nè un Dio concepito a immagine dell’uomo; così non vi può essere una Chiesa i cui insegnamenti centrali vi siano basati. Perciò è proprio fra gli eretici di ogni epoca che troviamo uomini carichi del più alto sentimento religioso e che erano spesso visti dai loro contemporanei come atei, ma talvolta anche come santi.

Osservati sotto questa luce, uomini come Democrito, Francesco d’Assisi e Spinoza sono strettamente simili tra loro.

12658290004_2005fa9845_zCome può un sentimento religioso cosmico venir comunicato da una persona all’altra se non può generare nessuna nozione definita di Dio e nessuna teologia? Secondo me, la funzione più importante dell’arte e della scienza è proprio quella di risvegliare questo sentimento e tenerlo vivo in quelli che sono in grado di sentirlo.

Giungiamo così a un concetto della relazione della scienza con la religione molto diverso da quello abituale. Se si osserva l’argomento dal punto di vista storico, si è inclini a considerare la scienza e la religione come antagonisti inconciliabili, e ciò per una ragione molto ovvia. L’uomo che è completamente convinto dell’azione universale della legge della casualità non può, nemmeno per un istante, soffermarsi sull’idea di un essere che interferisce nel corso degli eventi-cioè se prende l’idea della causalità veramente sul serio. Non sa che farsene della religione della paura e tantomeno della religione sociale o morale. Un Dio che premia e che punisce è inconcepibile per lui per la semplice ragione che le azioni dell’uomo sono determinate dalla necessità, esterna e interna, cosicché agli occhi di Dio lui non può essere responsabile per i movimenti che subisce, non più di quanto un oggetto inanimato è responsabile per i movimenti che subisce. Perciò la scienza è stata accusata di indebolire la moralità, ma l’accusa è ingiusta. Il comportamento etico di un uomo dovrebbe in realtà basarsi sulla solidarietà, l’educazione e i legami sociali; non è necessario nessun fondamento religioso. L’uomo si troverebbe in una ben triste situazione se dovesse venir trattenuto dalla paura di una punizione o dalla speranza di una ricompensa dopo la morte.

Dunque è facile capire perchè le chiese hanno sempre combattuto la scienza e perseguitato i suoi adepti. D’altra parte, ritengo che il sentimento religioso cosmico sia il più forte e nobile incitamento alla ricerca scientifica. Solo quelli che realizzano quali immensi sforzi e, soprattutto, quale dedizione richieda il lavoro pionieristico nella scienza teoretica possono cogliere la forza e l’emozione da cui soltanto simile lavoro, remoto com’è dalle realtà immediate della vita, può derivare. Quale profonda convinzione della razionalità dell’universo e quale brama di capire, fosse solo un pallido riflesso della mente che si rivela in questo mondo, devono aver posseduto Keplero e Newton che permisero loro di passare anni di solitario lavorio nel districare i princìpi della meccanica celeste! Coloro il cui rapporto con la ricerca scientifica deriva principalmente dai suoi risultati pratici sviluppano facilmente una nozione completamente falsa della mentalità degli uomini che, circondati da un mondo scettico, hanno indicato la strada a quelli che la pensavano come loro stessi, sparsi sulla terra e nei secoli. Solo chi ha dedicato la propria vita a simili scopi può avere una vivida immagine di cosa abbia ispirato quegli uomini e dato loro la forza di restare fedeli al loro proposito, malgrado gli innumerevoli fallimenti. E’ il sentimento religioso cosmico che fornisce all’uomo una simile forza. Un contemporaneo ha detto, non ingiustamente, che in questa nostra epoca materialista i seri scienziati sono le uniche persone profondamente religiose.

Tratto da:  “Einstein. Il mondo come io lo vedo. Newton & Compton Editori 2005. Ed. originale 1956”. 

Per leggere una mia riflessione in proposito legata ai temi di attualità e al confronto tra scienza e spirito si rimanda a:

http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/la-religiosita-per-albert-einstein.php.

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