Il Conflitto esteriore e quello interiore condividono una realtà multidimensionale

Non siamo estranei all’utilizzo di terminologie marziali nell’ambito della crescita spirituale.

Nel Giappone antico il Confucianesimo  e il  Buddhismo confluivano nell’insegnamento delle arti marziali e così nella Cina taoista.

Dall’Oriente arriva un modo di guardare all’addestramento militare opposto a quello sviluppato in Occidente.

In Occidente la lotta è sempre contro un avversario, in Oriente l’avversario è interno. Se davanti a me c’è un nemico significa che anche dentro di me c’è un nemico. Sconfiggere il nemico fuori significa far fronte al nemico interiore.

 

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Quando ci si avvicina ad un testo come l’I-Ching si possono certamente notare le caratteristiche anacronistiche di molti passaggi, ma nonostante la sua contestualizzazione storica l’I-Ching sembra tutt’ora parlarci ad un livello profondo.

Possiamo infatti leggere le sentenze dell’I-Ching in vari modi: possiamo considerarle riferite alla realtà sociale che ci circonda o ad una nostra situazione esterna particolare, oppure, possiamo considerarle riferite alla nostra realtà interiore.

Ultimamente è più facile che in passato accorgersi che eventi interni a noi ed esterni a noi sono posti in una relazione di continuità ed interdipendenza. Ad esempio: se fuori di me riscontro situazioni di natura conflittuale, posso accorgermi che anche dentro di me si sta inscenando un conflitto rispetto ad uno o più temi particolari. Le due cose non sono legate da rapporti di causa ed effetto, ma piuttosto condividono un’interrelazione all’interno di una realtà multidimensionale.

Prendiamo come esempio l’eseagramma 38 dell’I-Ching che ha come tema quello del conflitto (K’uei, la Contrapposizione).

In corrispondenza della sesta linea, la sentenza dice:

Isolati per contrapposizione, si vede il proprio

compagno

come un porco coperto di sudiciume,

come un carro pieno di diavoli.

Prima si tende l’arco contro di lui,

poi si ripone l’arco.

Non è un brigante, vuole promettersi a tempo

debito.

Mentre si va cade la pioggia; poi viene salute.

 

Questa è una situazione che può richiamare una specifica condizione esterna o una condizione interna di contatto con l’ombra e con le parti della personalità inferiore. Spesso la contrapposizione accade su due o più piani contemporaneamente.

Qual’è la risposta che la filosofia orientale, in senso lato, e le arti marziali di derivazione orientale in senso specifico, danno per la risoluzione di un conflitto, di una situazione di contrapposizione? Concentràti sul nemico interiore, nutri il tuo demone, sciogli il tuo nodo, se risani una dimensione dell’intero, anche le altri dimensioni ad essa legata verranno risanate.

La guerra, la violenza, il terrorismo, non hanno certo un rapporto di causa- effetto con i nostri conflitti interiori, ma possiamo scommettere che guarendo il dissidio interiore su larga scala, anche quello esteriore perderà forza, ridimensionandosi.

Per questo la disciplina di un samurai è in primo luogo rivolta all’interno e più sono in grado di combattere agevolmente contro un nemico interiore più sarà facile combattere un nemico esteriore perchè i due piani sono parte di un intero multidimensionale.

Pertanto la cura per ogni guerra parte in primo luogo dalla cura delle proprie contrapposizioni interiori. Più si esercita forza contro un nemico, più il nemico prospera. Decidere di mollare la presa significa lasciare che la forza e la violenza “scarichino” la loro energia e che la tensione esercitata dalla contrapposizione si dissolva.

Per curare i demoni che sorgono dall’altra parte del mondo, occorre partire, ciascun per sé, dalla cura dei demoni di casa propria, dall’osservazione misurata, attenta, non giudicante, della propria scissione interiore.

Forse si può arrivare a dire che il nemico là fuori, di per sé, non esiste proprio, poiché abbiamo la possibilità di dissolverlo semplicemente spostando l’attenzione sulla cessazione del nostro conflitto interiore.

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