Femminile e maschile: un’unità necessaria

Non è detto che parlare di femminile significhi parlare di sesso biologico femminile.

Nell’ottica post dualista il femminile e il maschile non afferiscono al sesso biologico ma sono qualità energetiche, elementi naturali come l’acqua e il fuoco, da riequilibrare all’interno di una coscienza che è, per sua natura ancestrale, androgina.

Maschile e femminile sono energie che chiedono di essere risvegliate ed integrate all’interno di uomini e donne.

La proposizione di queste polarità, irrigidite da schemi di pensiero dualisti, ha forse causato all’umanità più dolore e violenza di guerre e catastrofi naturali. Il motivo è che questo tipo di violenza è una subdola forza invisibile e meschina che agisce nella più profonda intimità dell’animo di ciascuno. Il comportamento machista, così orgogliosamente ostentato nella cultura del Bel Paese è proprio il legittimo figlio di questo doloroso disequilibrio, che si esprime in tante forme di femminicidi, non in minor misura in quello puramente eidetico generato dai media dove il femminile diviene una tragica e grottesca oscenità caricaturale esposta all’ingordigia perversa degli sguardi.

Se pensiamo al femminile come all’universo simbolico dei sogni, della poesia, della sensibilità, della lucidità di intuizione, della chiaroveggenza, della spiritualità, dell’arrendevolezza, della passività intesa come apertura incondizionata alle energie cosmiche e terrestri, non possiamo non sentirci lacerati per l’inaudita ferocia con cui questa parte della nostra coscienza animica venga tutt’oggi ad essere trattata.

Vittime di questa violenza non sono soltanto le donne, come troppo spesso ci si limita ad affermare, ma anche -e soprattutto- gli uomini. Gli uomini sono i primi a richiedere nella profondità del proprio inconscio il risveglio di un’ intrinseca e naturale qualità femminile da troppo tempo soffocata, e la rabbia e la foga con cui il “branco” si scaglia contro i giovani uomini omosessuali dimostra come ancora molto ci sia da fare in proposito. Le forme di omofobia più pericolose sono quelle che hanno come soggetto l’uomo -o la donna- machisti e come oggetto il maschio omosessuale: non solo è inaudito infatti che un uomo possa amare un altro uomo, ma ancora più inaudito è che quell’uomo incarni in sé una componente femminile che non dovrebbe per nessuna ragione riguardarlo.

Ma non è solo l’uomo omosessuale ad incorrere in queste orrende torture psicologiche e spesso fisiche, ogni uomo ha il diritto di piangere, mostrare le proprie fragilità, aprirsi alle proprie emozioni e condividerle senza per questo subire giudizi o incorrere in appellativi svalutanti e ridicolizzanti. La vera forza del femminile sta nell’arte della cedevolezza, nell’accettare le proprie emozioni e assurgerle a via maestra per un risveglio di coscienza. Da qui si comprende come la via del femminino che deve coinvolgere in egual misura sia uomini che donne sia il giusto tracciato per pervenire ad un futuro più equo, fatto di pace e condivisione, nell’esplicarsi di quella saggezza che vede nell’altro il proprio stesso sé.

L’androginia che molte persone omosessuali recano naturalmente scritta nei propri cromosomi, spaventa, disturba, disgusta un’umanità ancora ancorata alla netta polarizzazione dei generi e al rigetto di quella qualità opposta al proprio sesso biologico che conferirebbe completezza e integrazione al sé, lungi dal comprometterne l’identità.

La femminilizzazione della mascolinità o, per inverso complementare ,la mascolinizzazione della femminilità non trasformerà il mondo in un colorato gay pride, ma ci insegnerà una convivenza più armonica in primo luogo con noi stessi e farà riemergere tutto quel femminile sommerso a una nuova luce, risanandolo da tutte le profonde ferite inflitte da secoli di violenza.

Con la guarigionmaschile e femminilee del femminile si può ben auspicare una guarigione dell’umanità intera che per troppo tempo si è privata di questa sacra unità: un’unità necessaria.

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2 pensieri su “Femminile e maschile: un’unità necessaria

  1. L’ha ribloggato su Curiamo Atlantidee ha commentato:
    Un post a cui non si può aggiungere nulla… assolutamente da leggere. e da rifletterci sopra. Io mi sento fortunato perché nell’ultimo anno ho pianto piu lacrime che nei trent’anni precedenti… e mi sento ora molto più vero, completo, con la mia parte femminile in via di guarigione e integrazione con tutto il mio essere. Grazie Irene!

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