Il quinto elemento: la dimora del pensiero

Nell’esplorazione dei centri energetici del proprio corpo (chakra), il meditatore, procedendo dal basso verso l’alto, incontra i vari elementi primordiali collegati a ciascuno di questi centri energetici. La terra per il primo chackra, l’acqua per il secondo, il fuoco per il terzo, l’aria per il quarto. A questo punto si abbandona la realtà del regno tangibile per entrare nelle dimensioni superiori degli ultimi tre chakra più alti, in corrispondenza di gola, terzo occhio e sommità del capo.

Gli elementi che conosciamo e di cui possiamo fare esperienza nella vita di ogni giorno lasciano spazio, adesso, a forze invisibili: l’etere, il pensiero, la consapevolezza universale.

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La croce è l’ankh: le chiavi della trasmutazione

Il linguaggio parlato dai simboli è un linguaggio universaletranspersonalea-temporale e multidimensionale. La natura essenziale del simbolo sembra situarlo al di fuori del raggio della mente ordinaria, in uno spazio dove incontriamo tutte le caratteristiche della coscienza transpersonale e multidimensionale. Il simbolo possiede, infatti, una gamma di significati multistratificati: può essere osservato e compreso a diversi livelli di profondità che esulano dal nostro ordinario procedere analitico tridimensionale per abbracciare una dimensione che si situa fuori dal tempo e dalla dualità.

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Kronos: il tempo, eterno presente, degli antichi

Kronos figlio di Urano e Gaia è un Dio dalla natura ambivalente: in alcune narrazioni come quella di Esiodo, Le Opere e i Giorni, Crono è il Dio che regna su un’ età dell’oro di abbondanza simile in tutto e per tutto all’eden biblico: la terra è in grado di generare da sé senza bisogno di lavoro e fatica da parte degli uomini che vivono come dei, al riparo dalle sofferenze e dalle malattie.

Il modo in cui il mito ci rappresenta Crono è però, contrariamente alla visione edenica, assai cruento: Crono per come lo racconta la Teogonia di Esiodo ottiene il potere evirando il padre Urano e, ricevuta la profezia che sarebbe a lui toccata la stessa sorte, genera e poi uccide ciascuno dei suoi figli, divorandoli.

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