Enrico Bellone afferma nel suo Le molte Nature (2008) di trovarsi in accordo con le conclusioni di Einstein in merito alla natura fondante della scienza che, nelle parole dello scopritore della relatività è “un affinamento del pensiero comune” (A. Einstein 1936, p. 528). Tale pensiero comune è l’artefice di una selezione inconscia che conduce a stabilire cosa, nel flusso continuo di dati sensoriali che riceviamo, possa essere considerato “oggetto corporeo”.

 L’atto primigenio e fondativo di tutta la conoscenza, coincide con un processo di reificazione, che dal senso comune, viene assorbito nel paradigma scientifico dominante e che stabilisce dunque l’oggetto e la sua collocazione nella dimensione dello spazio-tempo, anch’essa risultante da un processo costruttivista.

Com’è evidente Einstein sostiene che gli esseri umani, a livello di senso comune, costruiscono, alcuni enti a partire da dati sensoriali, e attribuiscono a quegli enti uno statuto di realtà. Una costruzione che accomuna i vari costruttori, i quali trovano un buon accordo nel mettere cose nello spazio e nel tempo in modo da muoversi nella “realtà esterna” (Bellone 2008, p. 115).

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La coscienza e la logica del paradosso

Oh, pensa a come sarebbe bello se potessimo passare attraverso lo specchio! Sono sicura che ci sono delle cose bellissime là dentro! Facciamo che ci sia un modo per passarci attraverso, facciamo che sia diventato tutto come un leggero velo di nebbia… ma guarda… si trasforma! Sarà facile passare adesso!

Lewis Carrol

         
La logica della fisica della coscienza si trova al di là dello specchio e non ha più nulla di logico.
Cos’è logico? Un paradosso come quello dell’ enunciato precedente lo è? Non è possibile afferrare un paradosso con la logica ordinaria, ma è possibile farlo con la logica della nuova coscienza.
 In questo nuovo orizzonte epistemico si scioglie la tensione degli opposti e il paradosso diventa l’unica realtà plausibile.
Può l’essere nascere dal non-essere? Sembra incredibile, un vero rompicapo…eppure l’universo per creare deve collassare e lo fa di continuo.
Può la vita nascere dalla morte?
In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Vangelo secondo Giovanni
Tutte le tradizioni mistiche dal buddhismo, al taoismo, al cristianesimo hanno riunificato gli opposti inconciliabili.
Nota è, ad esempio , la massima “Come in alto, così in basso ” di tradizione gnostica e il taoismo fa della non-azione e della non-interferenza, l’unica via possibile per la realizzazione, dove l’azione giusta nasce spontanea dal flusso della coscienza e non per volontà e intercessione dell’Io.
La vera vita, anche nel cristianesimo delle origini, può nascere solo dopo che abbiamo sacrificato tutto l’indispensabile, e dato la morte al pesante e ingombrante fardello dell’ego.
La creatività e la conoscenza diventano così a loro volta strade maestre per  “togliere” più che per “aggiungere”, processi di intaglio minuzioso, operazioni chirurgiche, per ridare luce all’essenza, perchè pare proprio che in questa fisica della coscienza il grande risieda nel piccolo.
in alto come in basso

Marzena Ablewska Lech, Mettere Radici

Femminile e maschile: un’unità necessaria

Non è detto che parlare di femminile significhi parlare di sesso biologico femminile.

Nell’ottica post dualista il femminile e il maschile non afferiscono al sesso biologico ma sono qualità energetiche, elementi naturali come l’acqua e il fuoco, da riequilibrare all’interno di una coscienza che è, per sua natura ancestrale, androgina.

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Materia organica e inorganica

Nel 1977 Ilya Prigogine riceve il premio Nobel per la Chimica. Nel discorso di presentazione il prof.re Stig Claesson si esprime con le seguenti parole: “Prigogine’s researches into irreversible thermodynamics have fundamentally transformed and revitalized the science, given it a new relevance and created theories to bridge the gap between chemical, biological and social scientific fields of inquiry”(S. Claesson, Award Ceremony Speech, http://www.nobelprize.org).

Prigogine, con l’analisi delle strutture dissipative, ha gettato per la prima volta un ponte tra la chimica e la biologia, ovvero tra la materia vivente e non vivente e forse questo “gap”, come lo definisce Cleasson, è per il senso comune, come per la prospettiva filosofica e scientifica,  ancora più arduo da superare di quello tra gli studi umanistici e le scienze “dure”. Che cosa può infatti avere in comune un sostanza inorganica con una vivente?

Nello studio di alcuni sistemi chimici, Prigogine si accorse come anch’essi, al pari dei sistemi viventi, presentano la capacità di autorganizzarsi. Quest’autorganizzazione avviene attraverso quelle che chiamò “strutture dissipative”, poiché dissipano materia ed energia all’esterno, creando entropia nell’ambiente in cui si trovano.

Le strutture dissipative, però compaiono solo in una condizione di instabilità e disequilibrio: è ai margini del caos che possono venire inaspettatamente osservati i fenomeni di autorganizzazione dei sistemi chimici. A questo proposito Prigogine cita il sorprendente fenomeno dell’orologio chimico:

Per esempio, lontano dall’equilibrio possiamo vedere con i nostri occhi la comparsa di orologi chimici, cioè reazioni chimiche che si comportano in maniera ritmica e coerente. Possiamo anche avere processi di autorganizzazione che danno luogo a strutture disomogenee. Vorremmo sottolineare il carattere inatteso di questo comportamento. Ognuno di noi ha qualche idea intuitiva di come avvenga una reazione chimica; ci si immagina molecole fluttuanti nello spazio, che collidono e riappaiono in nuove forme. Ci immaginiamo un comportamento caotico, simile a quello che gli atomisti descrivevano quando parlavano della polvere che danza nell’aria. Ma il comportamento delle molecole in un orologio chimico è assai diverso. Semplificando un po’ troppo, possiamo dire che in un orologio chimico tutte le molecole cambiano la loro identità chimica simultaneamente a regolari intervalli di tempo  (Prigogine – Stengers 1979, p.15, grassetto mio).

Un altro caso esemplificativo di strutture dissipative non viventi è quello dei vortici ad imbuto straordinariamente stabili che forma l’acqua mentre defluisce verso il centro del lavandino.

Anche questi sistemi inorganici sono in grado, dunque, di comportarsi seguendo una dinamica sinergica di coordinazione e reciproca, costante, interazione in una sola parola essi sono in grado di autorganizzarsi:

Le strutture chimiche dissipative manifestano la dinamica dell’autorganizzazione nella sua forma più semplice, esibendo la maggior parte dei fenomeni tipici della vita: autorinnovamento, adattamento, evoluzione e persino forma primitive di processi “mentali”. L’unica ragione per cui esse non sono considerate vive è che non si riproducono né formano cellule. Questi interessanti sistemi rappresentano quindi un anello di congiunzione fra materia animata e inanimata. Se vengano chiamati organismi viventi o no è, in definitiva, un fatto di convenzione (Capra 1982, p.226, grassetto mio).

I.C.caos

Intuizione e Ragione

Io, quando scrivo, è come se dormissi ed entrassi
nel profondo della mia anima. Mi fa paura il risveglio,
il contatto matematico, aggressivo con la realtà
dalla quale vorrei finalmente slegarmi.

Alda Merini

E’ radicata nel pensiero comune l’opinione che le conquiste scientifiche, le grandi scoperte della fisica, della biologia, dell’astronomia avvengano attraverso un lungo processo tutto a carico del pensiero razionale, che le computazioni, misurazioni e analisi oggettive siano le sole responsabili dei progressi della conoscenza.

Il fatto sorprendente è che lo scienziato, il vero scienziato, è, proprio come l’artista, un canalizzatore di potenti intuizioni che illuminano la sua ricerca quando il pensiero tace. L’intuizione può accadere, come ci dice Einstein, dopo che abbiamo cercato e ricercato una risposta per 99 volte e poi, nel silenzio della mente, si manifesta.

E’ noto come molte popolazione antiche, alcune con un livello di raffinatezza culturale che noi a torto abbiamo giudicato rudimentale, si avvalessero di conoscenze astronomiche all’avanguardia, nonostante la totale mancanza di strumenti di osservazione e misurazione e gli esempi a riguardo potrebbero essere numerosi.

E’ di fatto tutt’ora un mistero il fenomeno di ricorrenza di miti similari all’interno di antiche culture ancestrali che non hanno mai goduto di rapporti di interscambio, pur condividendo analoghe narrazione simboliche e cosmogoniche.

Il fenomeno del cosiddetto Entanglement quantistico e la Teoria del Campo Unificato di Coscienza potrebbero fare luce su questi aspetti, semplicemente puntando l’attenzione sul carattere a-temporale e non locale della Coscienza di livello quantico. Potremmo dunque immaginare, con il filosofo Ervin Laszlo, un Universo non tanto dissimile da quello prefigurato dalla quintessenza Akashica, l’etere degli induisti, pervaso da conoscenza e informazione in potenza che si rivelano e materializzano attraverso suoni ed immagini intuitive “agganciate” dall’Intelletto.

Questo processo che può apparire surreale è ben noto agli artisti, che sperimentano durante l’atto creativo la pienezza di un presente che è eternità. In quella presenza artisti e poeti parlano di ispirazione, che presso i Greci non assume solo i caratteri della deità: le Muse,  infatti, sono figlie di Zeus e Mnemosine, personificazione della Memoria, a sottolineare come l’atto creativo aperto all’ispirazione passi attraverso la reminiscenza.

intuizione e ragione